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La cucina italiana patrimonio UNESCO


La cucina italiana patrimonio UNESCO
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La cucina italiana è stata ufficialmente riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, un traguardo storico che celebra non solo i nostri piatti, ma uno stile di vita fatto di convivialità, tradizioni e legami familiari. Questo riconoscimento si inserisce nel percorso di AIM – Associazione per l’Italia nel Mondo – che ogni giorno lavora per mantenere vive le radici italiane nelle comunità presenti in ogni angolo del pianeta, anche attraverso il cibo e le sue storie.

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La cucina italiana oltre gli ingredienti

L’UNESCO non premia un semplice elenco di ricette, ma il valore sociale e culturale della cucina italiana: la spesa al mercato, le mani che impastano il pane, il momento del pasto come occasione di incontro tra generazioni. A tavola si trasmettono memorie familiari, dialetti, gesti antichi e il rispetto per la terra, facendo della cucina uno dei linguaggi più potenti dell’identità italiana nel mondo.

Un esempio emblematico è la Dieta mediterranea, già iscritta tra i patrimoni immateriali e condivisa da Italia, Spagna, Grecia, Marocco, Portogallo, Croazia e Cipro, che valorizza olio d’oliva, cereali, verdure e pesce come base di un modello alimentare sostenibile e salutare. Attraverso questo “stile di vita” si riconosce il legame tra agricoltura, paesaggi, stagionalità e convivialità, elementi che ritroviamo in tutte le cucine regionali italiane.

L’Italia nel mosaico gastronomico UNESCO

Il nuovo riconoscimento alla cucina italiana si aggiunge ad altri patrimoni agroalimentari del nostro Paese, come l’arte del pizzaiuolo napoletano e la Dieta mediterranea, confermando l’Italia tra le nazioni con il maggior numero di elementi legati al cibo iscritti nelle liste UNESCO. Non è la “pizza” in sé a essere protetta, ma i gesti, i tempi di lievitazione, la cottura nel forno a legna e il sapere tramandato di maestro in allievo, simbolo di una comunità che si riconosce in questo mestiere.

Accanto all’Italia, il patrimonio immateriale UNESCO include molte altre culture gastronomiche, come la cucina tradizionale messicana, che celebra il sistema agricolo del milpa basato su mais, fagioli e peperoncino, e le antiche tecniche di nixtamalizzazione del mais. Troviamo anche il Washoku giapponese, il couscous del Maghreb condiviso da Algeria, Marocco, Mauritania e Tunisia, il kimchi coreano e il pane ftira maltese, tutti esempi di come il cibo possa raccontare territori, popoli e visioni del mondo.

Il messaggio per gli italiani nel mondo

Per gli italiani all’estero, questo riconoscimento è un invito a considerare ogni piatto come un ponte tra il Paese che li ospita e le radici da cui provengono. Ogni ricetta di famiglia, ogni pranzo condiviso in una comunità italiana all’estero, diventa un gesto di tutela della nostra eredità culturale e un modo concreto di raccontare l’Italia alle nuove generazioni.

AIM – Associazione per l’Italia nel Mondo, attraverso il canale G‑Channel, vuole dare voce a queste storie di cucina e di vita: dalle tavolate domenicali alle feste patronali, dai corsi di cucina italiana nelle associazioni alle nuove interpretazioni dei giovani chef di origine italiana sparsi nel mondo. Proteggere la nostra cultura significa anche scegliere cosa mettiamo nel piatto, valorizzando i prodotti del territorio, la stagionalità e quella convivialità che da sempre ci contraddistingue come popolo.

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