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Nel mondo cinofilo si parla continuamente di addestramento: comandi, esercizi, risultati.
Ma c’è una domanda che raramente viene posta davvero: prima di chiedere a un cane di fare qualcosa, lo abbiamo educato a stare nel mondo?
L’educazione viene prima dell’addestramento. Sempre.
Ed è proprio qui che nasce la differenza tra un cane che esegue e un cane che comprende.
Il cane non nasce “da correggere”
Un cane non nasce diseducato, né problematico.
Nasce con una straordinaria capacità comunicativa, fatta di segnali sottili, posture, distanze, tempi di risposta.
Il problema non è il cane.
Molto spesso è l’essere umano che non conosce — o ignora — questo linguaggio.
Educare non significa imporre regole, ma imparare a leggere l’individuo che abbiamo davanti. Solo così si costruisce una relazione solida e funzionale.
Perché l’educazione viene prima dell’addestramento
L’educazione crea le basi emotive e relazionali su cui ogni apprendimento può poggiare.
Un cane educato:
-
sa gestire le situazioni
-
sa comunicare il proprio stato emotivo
-
sa stare in relazione con l’ambiente e con gli altri individui
Un cane solo addestrato, invece, può apparire “bravo”, ma spesso è fragile.
Risponde allo stimolo, esegue il comando, ma non ha strumenti reali per affrontare il mondo.
Quando l’addestramento senza educazione diventa un limite
L’addestramento, se non preceduto dall’educazione, rischia di diventare:
-
meccanico
-
rigido
-
poco adattabile ai contesti reali
Il comportamento può sembrare corretto, ma non è stabile nel tempo.
Basta cambiare ambiente, emozione o stimolo perché tutto si rompa.
Quando invece l’educazione è alla base, l’addestramento diventa uno strumento pulito, efficace e rispettoso.
Educare significa osservare, non forzare
Educare un cane significa:
-
osservare l’individuo
-
rispettarne i tempi
-
riconoscerne i limiti
-
valorizzarne le competenze naturali
Non tutti i cani apprendono allo stesso modo, né negli stessi tempi.
Ed è proprio questo che fa la differenza tra un lavoro superficiale e un lavoro di qualità.
L’obbedienza come conseguenza, non come obiettivo
Quando l’educazione precede l’addestramento, l’obbedienza non è imposta.
Diventa una conseguenza naturale di una relazione chiara, coerente e rispettosa.
Il cane non impara solo cosa fare, ma:
-
come
-
quando
-
in quale contesto
E soprattutto: impara a fidarsi.
Prima di chiedere a un cane di imparare, dovremmo imparare noi a capirlo.
L’educazione non è un passaggio secondario, ma il fondamento di tutto il lavoro cinofilo.
Solo su questa base l’addestramento può diventare davvero utile, duraturo e rispettoso del cane come individuo.
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