In molte PMI il silenzio viene vissuto come un rischio: la paura è quella di sparire, di sembrare inattivi o di perdere rilevanza agli occhi del pubblico. Così si finisce per comunicare anche quando non c'è nulla di chiaro da dire, alimentando un flusso continuo di contenuti che spesso non hanno una direzione precisa.
Ma il problema raramente è il silenzio in sé, quanto piuttosto il rumore che creiamo intorno al brand. Messaggi continui, generici e poco allineati alla strategia non rendono il marchio più presente: lo rendono semplicemente meno leggibile e più confuso nella percezione del pubblico.
In questi casi, tacere non rappresenta una mancanza o un'assenza strategica, ma una scelta consapevole. Il silenzio, quando è intenzionale e non subìto, crea lo spazio necessario per fermarsi, fare chiarezza internamente e tornare a comunicare con maggiore efficacia e coerenza.
Comunicare meno, a volte, è esattamente il primo passo per iniziare a comunicare meglio.
Lavinia Giganti

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