“rimuovere ostacoli, garantire pari opportunità, consentire a ogni donna di esprimere pienamente il proprio valore”
Queste sono le parole delle nostre governanti in occasione del 8 marzo.
Un auspicio pienamente condivisibile, non fosse che la realtà va in direzione opposta e il governo
- ha bocciato il congedo parentale paritario
- ha cancellato opzione donna
- ha tagliato più di 100.000 posto agli asili nido
- ha eliminato il consenso dalla legislazione contro le violenze sessuali
- ha limitato l’educazione affettiva nelle scuole
e ora abolisce le Consigliere di Parità regionali e territoriali che sono punto di riferimento per la segnalazione delle discriminazioni sul lavoro che subiscono le donne.
Mentre infuria un’altra terribile guerra, anziché affrontare la crisi economica che erode ancora e ancora i redditi delle famiglie e degli anziani spingendoli sull’orlo dell’insussistenza, nel recepire una direttiva europea che raccomanda il rafforzamento del Sistema di Protezione, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la Ministra Eugenia Maria Roccella ritengono di intaccare ulteriormente i diritti delle donne.
La Consigliera di Parità sul lavoro è un’istituzione pubblica, fondata per legge, che promuove e controlla l'attuazione dei principi di uguaglianza, opportunità e non discriminazione tra uomini e donne nel lavoro. Agisce a livello nazionale, regionale e provinciale per contrastare discriminazioni, mobbing e disparità di genere, offrendo assistenza gratuita e riservata.
Le sue funzioni primarie sono:
- La tutela legale: Interviene in casi di discriminazione, sia individuale che collettiva, anche in sede giudiziaria.
- L’azione informale: Convoca datori di lavoro per conciliazioni, cercando di risolvere controversie in modo rapido e per tutelare il posto di lavoro.
- La promozione: Promuove "azioni positive" e progetti per favorire l'occupazione femminile, la parità retributiva e la carriera.
- La vigilanza: Monitora il mercato del lavoro e le situazioni di squilibrio di genere nelle aziende.
Possono rivolgersi alle Consigliere di Parità le lavoratrici e i lavoratori e anche le aziende che vogliono implementare politiche di pari opportunità.
E ora cosa dovrebbero fare le donne in difficoltà di tutto il paese? Mandare una mail a una qualche struttura ministeriale?
La scelta di sopprimere le Consigliere e/o i Consiglieri di Parità regionali e territoriali, accentrando le funzioni a livello nazionale, rappresenta un grave passo indietro nella tutela effettiva delle lavoratrici mentre ci sarebbe bisogno di investire di più sulla parità effettiva, soprattutto nel lavoro e nel salario, con risorse e strumenti concreti, potenziando e migliorando i ruoli di garanzia.
In un paese dove le donne, a parità di mansioni, guadagnano in media il 10% - 25% in meno degli uomini, con un divario che raggiunge punte del 28% e un impatto pesante anche sulle pensioni, bisognerebbe aiutare e meglio sostenere finanziariamente le consigliere di parità, non puntare a un organismo centrale.
Le deputate del PD hanno dichiarato che “Il nostro paese dovrebbe recepire la direttiva europea rafforzando invece l’impegno distribuito nelle città e nelle aree periferiche, non eliminare questo presidio. Per coerenza con le parole che vengono pronunciate ogni giorno per la celebrazione della parità, chiediamo alle donne di governo, Meloni e Roccella in primis, un ripensamento responsabile per andare incontro, in modo efficace, ai bisogni di tutte le italiane, ovunque vivano”.
Anche il PD Collegno è in disaccordo con lo smantellamento della rete locale delle Consigliere di Parità e le sue Consigliere e i suoi Consiglieri Comunali, per il tramite di una mozione, chiedono di esprimere la contrarietà della Città di Collegno a qualsiasi iniziativa normativa o amministrativa volta alla cancellazione o al ridimensionamento di questa figura istituzionale sollecitando, nel contempo, il Governo e il Parlamento a riconsiderare ogni ipotesi di soppressione o indebolimento e a promuoverne, anzi, il rafforzamento quale presidio fondamentale per la tutela dei diritti e il contrasto alle discriminazioni nel mondo del lavoro.
Isabella Beraudo

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