Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività
Nel cuore di Firenze, il lascito di Oriana Fallaci rivive tra archivi, interviste e ricordi: Edoardo Perazzi racconta la donna, la giornalista e il mito.
Segui su G-Channel e iscriviti e fai iscrivere al canale G-channel Carla Cavicchini Giornalista per continuare a conoscere storie, personaggi e testimonianze raccontati attraverso la voce del giornalismo.
Oriana Fallaci, l’eredità di una donna libera
Ci sono persone che lasciano libri. Altre lasciano fotografie, ricordi, oggetti. E poi ci sono quelle che lasciano un modo nuovo di guardare il mondo.
Oriana Fallaci appartiene a quest’ultima categoria.
A distanza di anni dalla sua scomparsa, il suo nome continua a evocare una giornalista capace di attraversare il Novecento con una voce inconfondibile, senza lasciarsi facilmente incasellare. Una voce che emerge ancora oggi dalle pagine, dalle registrazioni, dagli appunti e dagli oggetti che compongono il suo straordinario patrimonio documentale.
A raccontarlo, in questa intervista per G-Channel, è Edoardo Perazzi, nipote ed erede universale di Oriana Fallaci e curatore del suo lascito.
Il Fondo Oriana Fallaci: quando la memoria diventa racconto
Davanti alle teche che custodiscono alcuni materiali provenienti dall’archivio, la sensazione è quella di entrare, almeno per un istante, dietro le quinte del lavoro di una delle giornaliste italiane più conosciute nel mondo.
Libri, prime edizioni, traduzioni internazionali, documenti, registrazioni e oggetti personali restituiscono una Fallaci meno astratta e più concreta: la donna che scriveva, intervistava, osservava e prendeva posizione.
Il Fondo Oriana Fallaci, donato da Edoardo Perazzi al Consiglio regionale della Toscana nel 2016, raccoglie materiale librario e archivistico insieme a numerosi oggetti appartenuti alla scrittrice. Il patrimonio comprende anche registrazioni delle sue interviste, appunti, bozze, articoli, corrispondenza e materiali legati alla sua lunga attività professionale.
Non è soltanto un archivio. È una traccia viva del suo metodo di lavoro.
Ed è proprio osservando quelle carte che si comprende quanto, per Oriana, il giornalismo non fosse semplicemente il mestiere di registrare ciò che accadeva.
“Non sono un freddo registratore”: il punto di vista di Oriana
Nel corso dell’intervista emerge uno degli aspetti più caratteristici della sua personalità professionale: il rifiuto di essere considerata una semplice osservatrice neutrale.
Oriana Fallaci voleva raccontare la realtà, ma lo faceva attraverso il proprio sguardo.
Il suo punto di vista entrava nelle interviste, negli articoli e nei libri. Era parte integrante della sua scrittura e della sua identità giornalistica.
Perazzi la descrive come una donna che non accettava di essere rinchiusa in categorie prestabilite. Una persona profondamente indipendente, capace di difendere il proprio modo di pensare anche quando questo significava andare controcorrente.
È forse questa una delle ragioni per cui, ancora oggi, parlare di Oriana Fallaci giornalista significa parlare anche di libertà, carattere e responsabilità dello sguardo.
L’incontro con i grandi protagonisti della storia
Nel racconto di Perazzi affiorano anche alcuni episodi legati agli ultimi anni della vita della giornalista e ai rapporti che aveva costruito nel mondo dell’informazione e della cultura.
Tra questi, il legame professionale e umano con Vittorio Feltri, che fu direttore de L’Europeo negli anni in cui Fallaci vi lavorò e che rimase vicino alla giornalista anche successivamente.
La storia professionale di Fallaci era del resto costellata di incontri destinati a diventare pagine di storia del giornalismo. Le sue interviste portarono davanti al microfono e alle sue domande alcuni dei protagonisti più importanti della politica internazionale.
Nel Fondo sono conservate numerose testimonianze di quella stagione, comprese le registrazioni e i materiali preparatori che permettono oggi di osservare non soltanto il risultato finale, ma anche il lavoro che si trovava dietro quelle interviste.
Una “maledetta Toscana” nel senso più autentico
C’è poi un’immagine che restituisce bene il carattere di Oriana: quello della “maledetta Toscana”, espressione ricordata nell’intervista con un tono affettuoso e ironico.
Non un’etichetta, ma quasi un modo per raccontare quella testardaggine tipicamente toscana che Perazzi interpreta come la capacità di non farsi dire dagli altri cosa pensare o come comportarsi.
Dietro la giornalista internazionale rimane dunque una donna profondamente legata alla propria terra.
Firenze non è soltanto il luogo in cui è nata la sua storia. È anche il luogo a cui il suo lascito è tornato.
Dal giornalismo senza Internet all’intelligenza artificiale
La conversazione arriva inevitabilmente anche al presente.
Come avrebbe guardato Oriana Fallaci al mondo dell’intelligenza artificiale, di Internet e dell’informazione digitale?
La domanda è affascinante perché mette a confronto due epoche del giornalismo profondamente diverse.
Da una parte c’è una giornalista che lavorava senza Internet, senza motori di ricerca e senza gli strumenti digitali che oggi accompagnano quotidianamente il lavoro dell'informazione. Dall’altra c’è un mondo nel quale l’intelligenza artificiale è già capace di generare testi, immagini e contenuti in pochi istanti.
Perazzi racconta una Fallaci incuriosita dalle nuove tecnologie, pur ricordando che non utilizzava nemmeno un computer.
E proprio qui nasce una riflessione interessante: forse, davanti a uno strumento così potente, Oriana avrebbe cercato prima di tutto di capire come utilizzarlo.
Perché la tecnologia può cambiare gli strumenti del giornalismo, ma non necessariamente la necessità di avere qualcosa da dire.
Il vero patrimonio di Oriana Fallaci
Oggi il Fondo permette di avvicinarsi alla Fallaci attraverso una prospettiva diversa.
Non soltanto attraverso i libri che abbiamo letto o le interviste che conosciamo, ma attraverso le tracce concrete del suo lavoro.
Il progetto di digitalizzazione del Fondo, presentato nel 2026 in occasione dei vent’anni dalla sua scomparsa, ha interessato migliaia di documenti, tra manoscritti, lettere, fotografie, oggetti personali, dischi, audiocassette e volumi.
È un passaggio importante perché significa trasformare la memoria in conoscenza e permettere a nuove generazioni di avvicinarsi direttamente alle fonti.
Ed è forse questa la forma più autentica dell’eredità: non conservare una figura dentro un’immagine immobile, ma continuare a permettere alle persone di scoprirla, studiarla e interpretarla.
“Viva Oriana e viva Firenze”
Alla fine dell’intervista, la frase di Edoardo Perazzi arriva quasi come una firma: “Viva Oriana e viva Firenze”.
Poche parole, ma capaci di racchiudere il senso di un legame.
Perché Oriana Fallaci continua a vivere non soltanto nei suoi libri, ma nelle carte, nelle fotografie, nelle registrazioni, nelle testimonianze e nelle persone che ancora oggi ne custodiscono la memoria.
E soprattutto continua a vivere nelle domande che il suo lavoro ci lascia.
Che cosa significa essere liberi quando tutti cercano di definirci?
Che cosa significa fare giornalismo quando gli strumenti cambiano?
E quanto può essere potente una voce quando decide di non farsi addomesticare?
Forse è proprio qui che si trova ancora oggi la forza di Oriana Fallaci: nella capacità di lasciare una domanda aperta, molto tempo dopo aver scritto l’ultima parola.
Se questa storia ti ha lasciato qualcosa, segui su G-Channel e iscriviti e fai iscrivere al canale G-channel Carla Cavicchini Giornalista e continua a seguire le interviste e i racconti di Carla Cavicchini. Se vuoi approfondire questa storia o entrare in contatto con l’autrice, utilizza il pulsante blu “Contatta Autore”: scrivile direttamente, sarà il modo più semplice per condividere una riflessione, una domanda o un tuo punto di vista.
"Inserisci e fai inserire la tua Azienda o l'azienda di prossimità a costo zero".
"Siamo noi il tuo alleato digitale e con un semplice clic il tuo articolo puoi condividerlo su tutte le piattaforme

I commenti degli utenti:
Non sono presenti commenti di altri utenti