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Il 27 gennaio non è solo una data, ma una ferita aperta nella storia. La Giornata della Memoria ci chiama a ricordare l’Olocausto per difendere il futuro.
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Il valore del ricordo nella Giornata della Memoria
Ogni anno, il 27 gennaio, il mondo si ferma per ricordare. La Giornata della Memoria nasce per commemorare le vittime dell’Olocausto, ma soprattutto per interrogare il presente. Non è una ricorrenza come le altre, né un semplice passaggio sul calendario istituzionale. È un momento in cui la storia torna a bussare alle nostre coscienze, chiedendo attenzione, rispetto e consapevolezza.
Ricordare la Shoah significa dare voce a milioni di vite spezzate, ma anche riconoscere il silenzio, l’indifferenza e la complicità che resero possibile uno dei crimini più atroci del Novecento. Inoltre, significa comprendere che la memoria non è mai neutrale: o viene coltivata, oppure lentamente si dissolve.
Olocausto e Shoah: una ferita che parla ancora al presente
L’Olocausto non appartiene solo ai libri di storia. Vive nelle testimonianze dei sopravvissuti, nei luoghi della deportazione, nelle immagini che continuano a scuotere anche le generazioni più lontane da quegli eventi. Tuttavia, vive anche nei segnali inquietanti del nostro tempo, dove l’odio, l’antisemitismo e la discriminazione tornano a manifestarsi sotto nuove forme.
La Shoah non fu un’esplosione improvvisa di violenza, ma il risultato di un processo graduale, alimentato da propaganda, disumanizzazione e normalizzazione del male. Nel frattempo, milioni di persone furono private non solo della vita, ma della dignità, del nome, dell’identità. Ricordarlo oggi significa riconoscere quei meccanismi per impedirne la ripetizione.
Il 27 gennaio come responsabilità collettiva
Il 27 gennaio, data della liberazione del campo di Auschwitz, rappresenta un simbolo universale. Non celebra una vittoria, ma un dovere morale. La Giornata della Memoria chiama istituzioni, media e cittadini a un impegno condiviso: mantenere viva la consapevolezza storica e trasformarla in educazione civile.
Inoltre, commemorare le vittime dell’Olocausto significa difendere i valori fondamentali su cui si fondano le società democratiche. La memoria, quando è autentica, non si limita a ricordare ciò che è stato, ma orienta le scelte di oggi. È un argine contro l’indifferenza, una forma di resistenza culturale.
Perché ricordare oggi è più urgente che mai
In un’epoca dominata dalla velocità dell’informazione e dalla superficialità del dibattito pubblico, il rischio dell’oblio è concreto. Tuttavia, dimenticare non è mai un atto innocente. Ogni volta che la storia viene ridotta a slogan o rituale, perde la sua funzione più importante: insegnare.
Infine, la Giornata della Memoria ci ricorda che il passato non è mai davvero passato. Le vittime dell’Olocausto non chiedono solo di essere ricordate, ma di essere ascoltate attraverso il tempo. Sta a noi raccogliere quella voce e trasformarla in responsabilità.
La memoria come scelta quotidiana
Ricordare l’Olocausto non è un gesto che si esaurisce in un giorno. È una scelta quotidiana che passa dal linguaggio, dall’informazione, dall’educazione e dalla capacità di riconoscere l’altro come essere umano. Solo così la memoria diventa viva, attiva, necessaria.
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