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Quando una coppia mi contatta, spesso arriva con un senso di impasse, litigi ripetitivi, distanze emotive o la sensazione di "non capirsi più". Quello che trovo sempre è che entrambi i partner, sotto la rabbia o il silenzio, custodiscono paure profonde, bisogni non detti e una vulnerabilità che non sa come essere accolta.
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La coppia come cliente: non due individui separati
Nella mia pratica rogersiana, non vedo due persone da "aggiustare" singolarmente: il cliente è la coppia, la loro danza relazionale unica. Lavoriamo insieme per rivelare le emozioni sottostanti – spesso nascoste sotto critiche o chiusure – e creare uno spazio dove possano esprimersi in sicurezza.
Le tre condizioni che uso sempre (e che funzionano)
Congruenza: sono autentica, condivido ciò che provo nella relazione con voi (senza giudicare), perché la trasparenza modella un clima di fiducia.
Empatia: entro nel vostro mondo emotivo, riflettendo cosa provate entrambi, così da sentirvi capiti profondamente – non "avete ragione/sbagliato".
Accettazione incondizionata: accolgo ciascuno per quello che è ora, con i suoi bisogni e difese, senza condizioni – questo scioglie le corazze e permette apertura.
Cosa cambia davvero in terapia di coppia
Il processo va dall'alienazione all'impegno emotivo: da posizioni rigide e protettive a rischio calcolato, da colpa reciproca a comprensione della danza relazionale che create insieme. Imparate a esprimere bisogni vulnerabili ( "ho paura di perderti", "mi sento solo") e a rispondere con accessibilità e responsività, i mattoni di un legame sicuro e resiliente.
Dalla mia esperienza: quando funziona meglio
Vedo trasformazioni quando la coppia è disposta a osservare la propria danza – come ognuno contribuisce all'impasse – e a sperimentare nuovi modi di stare insieme. Non insegno "tecniche", ma facilito esperienze correttive emotive: momenti in cui l'altro risponde diversamente, rompendo circoli viziosi.
Un invito (se vi riconoscete)
Se siete in una crisi dove vi sentite bloccati, feriti o lontani, la psicoterapia di coppia può essere lo spazio per ricostruire, non per "decidere se lasciarsi o no". Iniziamo con un colloquio: vi ascolto insieme, senza schierarmi, per capire se e come possiamo lavorare.
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