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La comunità italiana di Hammamet alla ricerca di una nuova identità


La comunità italiana di Hammamet alla ricerca di una nuova identità
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Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività

La comunità italiana di Hammamet attraversa oggi una fase delicata, segnata da bisogni diversi, sensibilità differenti e storie che non sempre riescono a dialogare tra loro. L’arrivo di nuovi connazionali negli ultimi anni ha modificato alcuni equilibri interni, facendo emergere con maggiore evidenza distanze che toccano pensionati, imprenditori e giovani professionisti.

Per chi ha investito da anni in Tunisia, Hammamet è soprattutto un luogo di opportunità, relazioni economiche e lavoro. Per chi arriva da più recente, in età attiva, la città rappresenta spesso una possibilità di crescita, reti utili e prospettive future. Per i pensionati, invece, Hammamet è soprattutto serenità, appartenenza e qualità della vita. Senza un progetto comune, il rischio è che ciascuno resti chiuso nella propria isola.

Troppe individualità, poco senso di comunità

Il punto critico, oggi, è proprio questo: la mancanza di un vero senso collettivo. Talvolta chi arriva da contesti professionali forti tende, anche inconsapevolmente, a trasferire modelli e modalità operative che non sempre si adattano alla realtà tunisina. Allo stesso tempo, le critiche di alcuni pensionati verso certe dinamiche locali possono trasformarsi in diffidenza o addirittura in delegittimazione verso chi, in Tunisia, ha investito tempo, risorse, professionalità e ha creato occupazione.

Da questa distanza nasce la necessità di una nuova figura: il costruttore di ponti. Una persona capace di ascoltare, mediare e tenere insieme, senza cercare il comando ma la coesione. Una figura che sappia trasformare la pluralità in ricchezza e non in frammentazione.

Il ruolo del futuro Comites

In questa prospettiva, il futuro Comites non dovrebbe limitarsi a un ruolo amministrativo o elettorale, ma diventare il facilitatore della comunità, il suo ponte istituzionale e umano. Le sue funzioni fondamentali potrebbero essere tre: ascoltare i bisogni reali di imprenditori, pensionati, famiglie e giovani; connettere attraverso occasioni di incontro continuative; rappresentare la comunità con una voce unitaria presso le istituzioni italiane e tunisine.

Da qui potrebbero nascere strumenti concreti come una Consulta permanente delle associazioni italiane, un Forum annuale della comunità italiana di Hammamet e tavoli tematici dedicati a cultura, impresa, sociale e giovani.

Le associazioni come cuore sociale

Il Comites, però, da solo non basta. Servono associazioni vive, dinamiche e inclusive, capaci di costituire il vero cuore sociale della comunità. Le associazioni possono creare appartenenza, contrastare l’isolamento soprattutto dei pensionati, valorizzare competenze, talenti e volontariato, e costruire una cultura condivisa.

È proprio la cultura, infatti, che molto spesso unisce dove la politica divide. Per questo il lavoro associativo diventa essenziale per ricucire legami e dare continuità alla presenza italiana in Tunisia.

Reciprocità e progetto comune

Il collante tra imprenditori e pensionati può essere soltanto la reciprocità. Non basta convivere nello stesso luogo: occorre costruire qualcosa insieme, in una dimensione intergenerazionale capace di generare appartenenza e responsabilità condivisa.

Da qui nasce la proposta di un Patto per la Comunità Italiana di Hammamet, fondato su tre parole semplici ma decisive: incontrarsi, collaborare, restituire. Incontrarsi per conoscersi davvero, collaborare per superare diffidenze e divisioni, restituire qualcosa al territorio tunisino che accoglie e ospita la comunità italiana.

Perché quando una comunità smette di guardarsi soltanto allo specchio e comincia a costruire insieme, allora rinasce. Ed è in questa direzione che si muove la riflessione di Giuseppe Garozzo ed Ettore Minniti, nel segno di una comunità più unita, più consapevole e più responsabile.

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