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Il miraggio della città e la terra abbandonata: il vicolo cieco dei giovani ivoriani


Il miraggio della città e la terra abbandonata: il vicolo cieco dei giovani ivoriani
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Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività

Se il primo capitolo del nostro viaggio in Costa d’Avorio ha fotografato il forte contrasto tra la frenesia di Abidjan e la pace rurale, è necessario ora posare lo sguardo sulla risorsa più preziosa e al contempo più fragile del Paese: i suoi giovani. Oggi, le nuove generazioni si trovano a un bivio cruciale, strette tra la durezza della vita contadina e le pericolose lusinghe delle grandi metropoli. Un bivio che, troppo spesso, si trasforma in un vicolo cieco economico e sociale.

Il miraggio urbano e l'impatto con la realtà

Nelle campagne dell'interno del paese, la quotidianità non fa sconti. La vita nei campi è un lavoro faticoso, una lotta giornaliera per strappare alla terra il sostentamento necessario alla famiglia. Di fronte a questa fatica, molti giovani scelgono di recidere le proprie radici: abbandonano la terra e gli affetti per trasferirsi in città, inseguendo il "sogno" di un'esistenza migliore, moderna e redditizia.

Tuttavia, l'impatto con la realtà metropolitana è spietato. Nelle grandi città, l'illusione si infrange rapidamente contro un mercato cinico: senza un titolo di studio o una qualifica solida, trovare un impiego dignitoso è quasi impossibile. Per sopravvivere, questi ragazzi si ritrovano intrappolati nella marginalità, costretti a vivere di espedienti, lavoretti informali e, nei casi più disperati, di criminalità e furto.

Il circolo vizioso della droga: dalla città al villaggio

È in questa sacca di vulnerabilità e frustrazione urbana che attecchisce la piaga della droga. Molti giovani, privati di prospettive, finiscono per essere inghiottiti dal mondo dello spaccio e del consumo. Il dramma, però, non resta confinato nei quartieri difficili di Abidjan. Quando questi ragazzi decidono di fare ritorno al proprio villaggio d'origine – spesso sconfitti dall'esperienza cittadina – portano con sé questa dipendenza, finendo per avvelenare e coinvolgere anche i coetanei che erano rimasti a lavorare la terra.

La risposta dello Stato è costante. Le forze dell’ordine sono impegnate in uno sforzo continuo: i sequestri di stupefacenti si susseguono e l'operazione di smantellamento e distruzione dei fumoirs – i luoghi clandestini dove i giovani si radunano per consumare droghe – è quotidiana. Eppure, eradicare questa piaga è un'impresa titanica. Dietro al consumo di strada si muovono reti potenti: chi introduce i grandi carichi di droga nel Paese occupa spesso posizioni ai vertici della scala sociale, personaggi influenti che, grazie a protezioni e impunità, riescono quasi sempre a farla franca.

Il vero nodo: l'assenza di credito agricolo e l'esodo forzato

Questo flusso migratorio interno sta provocando un danno collaterale drammatico: la progressiva scomparsa della manodopera giovanile nelle campagne. Le terre ci sarebbero, la voglia di fare anche, ma manca l'ossigeno finanziario. In Costa d’Avorio, per un piccolo contadino o un allevatore, i finanziamenti accessibili e rimborsabili sono praticamente inesistenti.

Ottenere un credito per acquistare attrezzature agricole moderne, sementi selezionate o strutture di allevamento efficienti è una missione impossibile. Senza investimenti, l'agricoltura locale rimane legata a dinamiche di pura sussistenza, incapace di generare reddito sufficiente a trattenere le

braccia più giovani. Se lo Stato o le istituzioni finanziarie creassero canali di microcredito dedicati al settore primario, l'agricoltura e l'allevamento subirebbero un impulso positivo straordinario. Lavorare la terra diventerebbe un'opportunità di riscatto e di business, spingendo i giovani a restare e a sviluppare il proprio villaggio.

Oggi, invece, in mancanza di alternative e di investimenti tecnologici, l'esodo dalla campagna non è una scelta di libertà, ma un drammatico esodo forzato.

Umberto Massa, segretario nazionale AIM per la Costa d’Avorio

 

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