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Il Diavolo nelle religioni: simbolo del male, avversario o prova per l’uomo?


Il Diavolo nelle religioni: simbolo del male, avversario o prova per l’uomo?
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La figura del Diavolo è una delle più affascinanti, controverse e fraintese della storia religiosa. Presente in forme diverse nelle principali tradizioni spirituali, non rappresenta solo il “male assoluto”, ma spesso una funzione simbolica, un avversario, una prova o un limite posto davanti all’essere umano.

Ma chi è davvero il Diavolo secondo le religioni? È una creatura reale, un simbolo o una metafora?


Cristianesimo: Satana, l’avversario

Nel cristianesimo il Diavolo è identificato come Satana, parola che significa avversario.
È un angelo decaduto, creato buono da Dio, che per orgoglio e ribellione sceglie di allontanarsi dalla luce divina.

La sua funzione non è solo quella di tentare, ma di:

  • seminare dubbio

  • separare l’uomo da Dio

  • distorcere la verità

Nel Vangelo, Satana appare come tentatore di Gesù e come forza che agisce soprattutto attraverso la menzogna, più che con il male evidente.


Ebraismo: il Satàn come accusatore

Nell’ebraismo la figura di Satàn è molto diversa da quella cristiana.
Non è un nemico indipendente di Dio, ma una sorta di accusatore, un funzionario celeste che mette alla prova l’uomo, come accade nel Libro di Giobbe.

Qui il “diavolo”:

  • non è onnipotente

  • non si oppone a Dio

  • svolge una funzione nel disegno divino

Il male non viene attribuito a una figura ribelle, ma alla libertà dell’uomo e alle sue scelte.


Islam: Iblis, colui che rifiuta

Nell’Islam il Diavolo è conosciuto come Iblis.
Creato da fuoco, si rifiuta di inchinarsi davanti ad Adamo per superbia, disobbedendo ad Allah.

Iblis non costringe l’uomo al peccato, ma:

  • suggerisce

  • sussurra

  • tenta

La responsabilità finale resta sempre dell’essere umano. Il Diavolo, quindi, è una prova, non una giustificazione.


Induismo e Buddhismo: il male come illusione e attaccamento

Nelle religioni orientali non esiste una figura equivalente al Diavolo cristiano.

  • Nell’induismo, il male è spesso rappresentato da demoni (asura), ma non come principio assoluto: fanno parte del ciclo cosmico.

  • Nel buddhismo, Mara è la figura che tenta il Buddha, simbolo dell’attaccamento, dell’illusione e del desiderio.

Qui il “diavolo” non è esterno, ma interiore: è ciò che impedisce l’illuminazione.


Il Diavolo come simbolo universale

Al di là delle differenze dottrinali, emerge un punto comune:
il Diavolo rappresenta ciò che allontana l’uomo dalla sua parte migliore.

Può assumere forme diverse:

  • orgoglio

  • menzogna

  • paura

  • egoismo

  • desiderio incontrollato

Più che un essere con le corna, è spesso una dinamica interiore.


Una figura che parla ancora all’uomo moderno

In un mondo sempre più secolarizzato, la figura del Diavolo non è scomparsa: ha solo cambiato volto.
Oggi si manifesta come:

  • manipolazione

  • disinformazione

  • perdita di responsabilità

  • giustificazione del male

Le religioni, pur con linguaggi diversi, continuano a ricordare una verità comune:
il male non è mai imposto, ma scelto.


Una domanda aperta

Il Diavolo esiste come entità reale o come simbolo?
Le religioni non danno tutte la stessa risposta, ma concordano su un punto fondamentale:
l’uomo è chiamato a riconoscere il male, affrontarlo e scegliere consapevolmente il bene.

Ed è proprio in questa scelta che si gioca, da sempre, la libertà umana.

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