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Ogni religione si fonda su principi morali che hanno lo scopo di guidare l’uomo verso una vita più giusta, consapevole e armoniosa. Nel cristianesimo, questi principi trovano una sintesi nei Dieci Comandamenti, considerati non solo regole, ma indicazioni di libertà e responsabilità.
Eppure, osservando la vita quotidiana, emerge una domanda scomoda ma necessaria:
qual è il comandamento che, più di tutti, viene trasgredito dai fedeli stessi?
“Non dire falsa testimonianza”: il comandamento più fragile
Tra tutti, uno dei comandamenti più spesso violati – spesso senza nemmeno rendersene conto – è:
“Non dire falsa testimonianza contro il tuo prossimo.”
Non si tratta solo della menzogna grave o del falso giuramento, ma di una gamma molto più ampia di comportamenti quotidiani:
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mezze verità
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pettegolezzi
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giudizi affrettati
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parole che feriscono
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silenzi usati per convenienza
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verità piegate a proprio vantaggio
In un’epoca dominata dalla comunicazione continua, dai social network e dall’opinione immediata, la verità diventa fragile, negoziabile, spesso sacrificata alla necessità di apparire, difendersi o prevalere.
Perché proprio questo comandamento?
Perché è quello che coinvolge il linguaggio, lo strumento più potente che l’essere umano possiede.
La parola può:
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costruire o distruggere
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unire o dividere
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guarire o condannare
Trasgredire questo comandamento non richiede azioni eclatanti: basta una frase detta senza amore, un giudizio espresso senza conoscenza, una verità omessa per comodità.
Gesù e la radicalità della verità
Nel Vangelo, Gesù va oltre il semplice rispetto formale della legge. Non si limita a dire “non mentire”, ma invita a una coerenza interiore:
“Sia il vostro parlare: sì, sì; no, no.”
La verità, nella visione cristiana, non è solo correttezza morale, ma relazione autentica con Dio e con gli altri. Mentire, anche in modo sottile, significa spezzare quella relazione.
Fedeli o perfetti?
La frequente trasgressione di questo comandamento non indica necessariamente cattiveria o mancanza di fede. Indica, piuttosto, una realtà più profonda:
la distanza tra l’ideale spirituale e la fragilità umana.
La religione, infatti, non nasce per creare esseri perfetti, ma per accompagnare l’uomo nel riconoscimento dei propri limiti.
Una domanda che resta aperta
Forse il punto non è chiedersi quale comandamento viene più trasgredito, ma:
-
quanto siamo consapevoli delle nostre parole
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quanto ascoltiamo prima di giudicare
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quanto spazio lasciamo alla verità, anche quando è scomoda
Perché ogni comandamento, in fondo, non è un divieto, ma un invito a vivere in modo più umano.
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