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Carla Cavicchini
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Daniela Mancini: il giallo dove la verità cambia prospettiva


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Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività

Daniela Mancini presenta “Concavo o Convesso”, un nuovo giallo tra tecnologia, social e verità, dove l’indagine ricorda che l’intuito umano resta decisivo.

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Daniela Mancini: il giallo dove la verità cambia prospettiva

“Concavo o Convesso”, quando la tecnologia non basta

Ci sono storie che nascono da un delitto. E poi ci sono quelle che, partendo da un delitto, finiscono per interrogare il nostro modo di guardare la realtà.

È questo il territorio narrativo di Concavo o Convesso, il nuovo romanzo poliziesco di Daniela Mancini, presentato all’Hotel Tazza D’Oro di Empoli. Il libro, pubblicato da Pacini Editore, rappresenta il secondo capitolo della trilogia dedicata alla commissaria Irene Gando e all’ispettore capo Carlo Lamanna, già protagonisti de L’Ombra della sera.

Il titolo stesso contiene la domanda che attraversa l’intera vicenda: esiste davvero un solo modo per osservare la verità? Oppure ogni avvenimento può assumere una forma diversa a seconda della prospettiva dalla quale lo si guarda?

A San Zanobi, cittadina immaginaria della Toscana, un delitto sconvolge una comunità apparentemente tranquilla. Una ragazza viene trovata senza vita lungo il percorso di footing del parco e l’indagine porta Irene Gando e Carlo Lamanna a muoversi attraverso ambienti diversi, relazioni, giovani borderline, affetti familiari, giochi clandestini e il mondo delle escort. Poi arriva un secondo cadavere e il caso si complica ulteriormente.

La tecnologia davanti al mistero

Nel romanzo di Daniela Mancini c’è anche un elemento profondamente contemporaneo: la tecnologia.

Giochi digitali, intelligenza artificiale e social network entrano nell'indagine, diventando strumenti attraverso i quali cercare tracce, collegamenti e possibili risposte. Ma proprio qui emerge uno dei messaggi più interessanti del libro.

Per quanto sofisticati possano essere gli strumenti a disposizione degli investigatori, la tecnologia da sola non riesce necessariamente a condurre alla verità.

Serve l'essere umano.

Serve la capacità di osservare ciò che non appare immediatamente sullo schermo, di cogliere una contraddizione, un dettaglio, una sfumatura. In altre parole, serve quella componente umana che nessun algoritmo può sostituire completamente.

È questa tensione tra intelligenza artificiale e intuizione, tra dati e interpretazione, a rendere il giallo particolarmente attuale.

Dalla scuola alla narrativa: una scrittura senza confini

La produzione di Daniela Mancini, tuttavia, non nasce esclusivamente dal mondo del poliziesco.

La scrittrice ha attraversato generi e linguaggi differenti, portando nella sua attività letteraria anche la lunga esperienza maturata nel mondo della scuola e della formazione.

Tra le sue opere figura il saggio La campanella suona sempre due volte, mentre tra i romanzi sono presenti La tua storia nella mia e Per distrazione. Nel 2021 è arrivato L’Ombra della sera, il primo poliziesco con Irene Gando e Carlo Lamanna.

La scrittura, racconta Mancini, non è per lei un'attività svolta a tempo pieno. È piuttosto una presenza costante, un lavoro che richiede continuità, attenzione e soprattutto tempo.

Perché scrivere significa anche restare dentro una storia abbastanza a lungo da permetterle di maturare.

Una scrittrice profondamente legata al territorio

Nel percorso di Daniela Mancini emerge inoltre un forte rapporto con il territorio empolese e toscano.

Questo legame si ritrova nella sua attenzione alle tradizioni popolari e nei progetti teatrali dedicati a personaggi e vicende della cultura locale. Tra le sue opere teatrali figurano lavori dedicati a Giovan Santi Saccenti, Renato Fucini, Isabella de’ Medici ed Emma Perodi. Dal 2021 l’autrice è inoltre presidente del Centro di Documentazione Tradizioni Empolese Valdelsa.

La sua scrittura diventa così anche uno strumento per custodire una memoria collettiva, raccontando luoghi, persone e storie che rischierebbero di perdersi nel tempo.

E proprio il rapporto con il territorio sembra accompagnare anche la sua attività letteraria più recente.

FIDAPA, cultura e attenzione alle donne

L'incontro all'Hotel Tazza D'Oro è stato anche l'occasione per parlare del rapporto dell'autrice con la FIDAPA, realtà alla quale è legata e che promuove attenzione verso temi quali discriminazioni e pregiudizi nella vita sociale e professionale.

Nel corso dell'intervista è stato ricordato anche un prossimo appuntamento dedicato alla violenza di genere, tema sul quale Daniela Mancini ha confermato la propria partecipazione.

È un filo che collega cultura, scrittura e impegno civile: raccontare le persone significa anche interrogarsi sulle fragilità della società e sulle dinamiche che ancora oggi condizionano la vita delle donne.

Il premio che ha anticipato la pubblicazione

Prima ancora di arrivare nelle librerie, Concavo o Convesso aveva già ottenuto un importante riconoscimento.

Il romanzo ha conquistato il primo premio per la miglior protagonista femminile al Giallo Festival di Bologna, confermando la forza del personaggio di Irene Gando e anticipando l'uscita ufficiale del libro.

Un riconoscimento che aggiunge un ulteriore tassello al percorso di un'autrice capace di muoversi tra narrativa, saggistica, teatro e memoria del territorio.

E mentre Irene Gando e Carlo Lamanna tornano a indagare, resta sospesa la domanda suggerita dal titolo: concavo o convesso, quale lato racconta davvero la verità?

Forse entrambi. O forse nessuno, fino a quando qualcuno non trova il coraggio di guardare oltre la superficie.

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