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Cancel culture: cosa succede alla mente collettiva quando il giudizio diventa pubblico


Cancel culture: cosa succede alla mente collettiva quando il giudizio diventa pubblico
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Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività

Negli ultimi anni il termine cancel culture è entrato stabilmente nel linguaggio quotidiano. Se ne parla nei media, nei social, nelle aziende e nelle relazioni personali.
Ma al di là delle polemiche, la vera domanda è: che impatto ha questo fenomeno sulla psicologia individuale e collettiva?


Cos’è davvero la cancel culture

Dal punto di vista psicologico e sociale, la cancel culture può essere definita come un meccanismo di esclusione pubblica attivato quando un individuo o un gruppo viene percepito come moralmente deviante rispetto ai valori dominanti.

Non si tratta solo di critica o dissenso:
👉 la cancellazione mira a privare la persona della legittimità sociale, spesso in modo rapido e irreversibile.

Il processo avviene soprattutto online, dove il giudizio è:

  • immediato

  • emotivamente carico

  • difficilmente contestualizzabile


Perché la cancel culture è così potente

La sua forza deriva da bisogni psicologici profondi:

🔹 1. Bisogno di appartenenza

Schierarsi contro qualcuno rafforza l’identità del gruppo.
“Condannare” diventa un modo per dire “noi siamo dalla parte giusta”.

🔹 2. Illusione di controllo morale

In un mondo complesso e incerto, il giudizio netto riduce l’ansia.
Etichettare qualcuno come “sbagliato” rende la realtà più semplice.

🔹 3. Ricompensa emotiva

Like, condivisioni e approvazione sociale attivano circuiti dopaminergici, rinforzando il comportamento punitivo.


Le conseguenze psicologiche sull’individuo

🧠 Ansia e ipervigilanza

La paura di essere fraintesi o attaccati porta molte persone a:

  • controllare eccessivamente il linguaggio

  • evitare il confronto

  • reprimere parti autentiche di sé

🧠 Autocensura e conformismo

Il pensiero critico lascia spazio all’adattamento passivo.
Dire ciò che è “accettabile” diventa più sicuro che dire ciò che è vero.

🧠 Perdita della possibilità di riparazione

Dal punto di vista terapeutico, il cambiamento nasce dal riconoscimento dell’errore.
La cancel culture, invece, spesso nega il diritto all’evoluzione.


Il danno invisibile: l’impatto sulla società

Una società basata sulla cancellazione tende a:

  • ridurre il dialogo

  • polarizzare il pensiero

  • trasformare l’errore in identità

In psicologia sappiamo che etichettare una persona coincide spesso con bloccarne la crescita.


Responsabilità o punizione? La differenza è cruciale

È importante distinguere tra:

  • responsabilità → riconoscere un danno, comprenderne l’impatto, riparare

  • punizione simbolica → escludere, umiliare, silenziare

La prima favorisce consapevolezza e cambiamento.
La seconda produce paura, rigidità e chiusura.


Uno sguardo clinico: perché il giudizio pubblico fa così male

Il giudizio sociale attiva aree cerebrali simili al dolore fisico.
Essere “cancellati” significa sperimentare:

  • vergogna intensa

  • senso di esclusione

  • minaccia all’identità

Per alcune persone, questo può tradursi in ansia, depressione e ritiro sociale.


Verso una cultura psicologicamente più sana

La psicologia non nega l’importanza di prendere posizione contro comportamenti dannosi.
Ma invita a farlo senza annullare l’umanità dell’altro.

Una cultura matura:

  • distingue l’errore dalla persona

  • promuove il dialogo

  • lascia spazio al cambiamento


Una domanda finale

👉 Stiamo costruendo una società che educa o una società che punisce?
👉 Una cultura che comprende o una cultura che cancella?

La risposta a queste domande definirà il benessere emotivo collettivo dei prossimi anni

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