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Carla Cavicchini
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Alfredo Catarsini, l’arte del Novecento diventa accessibile


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Alfredo Catarsini torna protagonista a Roma con una mostra accessibile che unisce arte, memoria e inclusione, aprendo la bellezza del Novecento a tutti.

Segui G-Channel e iscriviti e fai iscrivere al canale G-channel Carla Cavicchini Giornalistaper scoprire storie, persone e luoghi che custodiscono il patrimonio culturale italiano e lo rendono accessibile a tutti.

Alfredo Catarsini, l’arte del Novecento diventa accessibile

Alla Camera dei Deputati, a Roma, la mostra itinerante “Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina” racconta il percorso artistico di Alfredo Catarsini attraverso dipinti, autoritratti e strumenti multisensoriali. Un progetto della Fondazione a lui intitolata che mette al centro l’accessibilità universale, affinché la cultura possa essere vissuta e compresa anche dalle persone con disabilità visiva.

L’arte che abbatte le barriere

Ci sono luoghi in cui la storia incontra la bellezza e progetti capaci di dimostrare che la cultura non dovrebbe conoscere confini. È in questo scenario che si apre una nuova tappa del percorso dedicato ad Alfredo Catarsini, pittore del Novecento la cui opera torna a dialogare con il pubblico attraverso una mostra itinerante che coniuga memoria artistica, innovazione e inclusione.

A raccontare questa esperienza ai microfoni di G-Channel Magazine TV Torino è la dottoressa Elena Martinelli, presidente della Fondazione Alfredo Catarsini 1899 TS, che accompagna Carla Cavicchini nel complesso di Vicolo Valdina, a Roma, sede della Camera dei Deputati.

La mostra, intitolata “Il Novecento di Catarsini. Dalla macchia alla macchina”, riporta nella capitale le opere dell’artista dopo 41 anni di assenza, offrendo l’occasione per riscoprire un protagonista della pittura italiana attraverso un progetto che va oltre la tradizionale esposizione museale.

Al centro non c’è soltanto la possibilità di ammirare un dipinto, ma anche quella di avvicinarsi all’opera attraverso altri sensi, strumenti e percorsi di conoscenza. Perché l’arte, quando diventa accessibile, smette di essere un patrimonio riservato a pochi e si trasforma in un’esperienza condivisa.

Alfredo Catarsini, una vita raccontata attraverso la pittura

Alfredo Catarsini è il nonno di Elena Martinelli. Un legame familiare che nel tempo si è trasformato in un impegno concreto per custodire, valorizzare e diffondere la sua eredità artistica.

La selezione esposta a Roma raccoglie dipinti realizzati dagli anni Trenta agli anni Ottanta del Novecento e permette di seguire l'evoluzione di un artista che ha attraversato decenni di trasformazioni storiche e culturali.

Tra le opere più significative spicca un doppio autoritratto del 1934, nel quale Catarsini si rappresenta giovane e, idealmente, già proiettato verso le diverse stagioni della propria esistenza. Un dialogo con il tempo che diventa uno degli elementi più intensi della sua ricerca pittorica.

Come racconta Martinelli, l'artista amava osservare se stesso e registrare i cambiamenti del proprio volto. Non nascondeva le rughe, ma le dipingeva, trasformandole in segni visibili del tempo che passa.

Gli autoritratti diventano così qualcosa di più di una testimonianza personale: sono un racconto dell'identità, della memoria e della consapevolezza del cambiamento. Attraverso il proprio volto, Catarsini ha lasciato una traccia delle diverse fasi della sua vita, mostrando come la pittura possa diventare uno strumento per interrogare se stessi e il mondo.

Accessibilità universale: quando l'arte si può anche toccare

La missione della Fondazione Alfredo Catarsini, nata nel 2020, si sviluppa attorno a un principio fondamentale: rendere la cultura, l'arte e il turismo accessibili al maggior numero possibile di persone.

La mostra romana rappresenta un esempio concreto di questo impegno. Il progetto non si limita a esporre quadri, ma propone un percorso esperienziale nel quale il visitatore può conoscere le opere attraverso descrizioni audio, strumenti tattili e materiali progettati per facilitare la comprensione anche a chi non può affidarsi alla vista.

Tra gli elementi più significativi dell'allestimento figura un altorilievo realizzato dal Museo Tattile Statale Omero, che interpreta un affresco dell'abside di San Martino in Freddana dipinto da Catarsini nel 1944. L'opera viene accompagnata da una descrizione in Braille, offrendo un ulteriore strumento di conoscenza e fruizione.

L'obiettivo è favorire un'esperienza il più possibile autonoma, permettendo alle persone con disabilità visiva di avvicinarsi al patrimonio artistico senza dipendere esclusivamente dalla mediazione di altri.

In questo percorso la Fondazione collabora con la Stamperia Braille regionale, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e il Touring Club Italiano. Una rete di relazioni che contribuisce a diffondere buone pratiche e a promuovere una cultura dell'accessibilità capace di superare i confini della singola esposizione.

L'inclusione, in questa prospettiva, non è un'aggiunta alla proposta culturale, ma un criterio che ne orienta la progettazione fin dall'inizio.

Il Cammino dei luoghi di Catarsini: un patrimonio da vivere

L'impegno della Fondazione non si esaurisce nelle sale espositive. Si estende anche al territorio attraverso il Cammino dei luoghi di Catarsini, un itinerario che punta a coniugare scoperta culturale, conoscenza dei luoghi e accessibilità.

Martinelli presenta il percorso come un esempio di buona pratica nel panorama italiano, sottolineando l'attenzione rivolta alle persone con disabilità visiva.

L'idea è quella di rendere il patrimonio culturale un'esperienza concreta, da vivere attraverso la relazione con i luoghi, le storie e le testimonianze artistiche. Un modo per dimostrare che il turismo accessibile può diventare un'opportunità di crescita culturale e di partecipazione, contribuendo a rendere più inclusiva la fruizione del territorio.

Il Premio Catarsini entra nei musei nazionali

Tra le novità ricordate da Elena Martinelli figura anche la venticinquesima edizione del Premio Catarsini, dedicato alle opere tattili, che amplia il proprio dialogo con il patrimonio conservato nei musei nazionali.

Il progetto si propone di mettere a disposizione degli studenti riproduzioni tattili ispirate a capolavori dell'arte, creando un collegamento tra le collezioni museali e nuove modalità di apprendimento.

Fra le opere citate nell'intervista figurano il Cristo deriso di Beato Angelico, un San Francesco conservato al Museo Nazionale di Arezzo e il Volto Santo di Lucca, recentemente restaurato dall'Opificio delle Pietre Dure e ricollocato nella Cattedrale lucchese.

Si tratta di un'iniziativa che apre prospettive importanti per la didattica e la mediazione culturale. Attraverso la riproduzione tattile, infatti, anche chi non può vedere un'opera originale può costruirne una rappresentazione mentale, esplorarne le forme e avvicinarsi alla sua storia.

La tecnologia e gli strumenti di accessibilità accompagnano inoltre la mostra e il catalogo: le opere sono associate a QR code che permettono di accedere a descrizioni adattate e contenuti audio. Un sistema che amplia le possibilità di fruizione e rende l'esperienza più flessibile, personale e inclusiva.

Il dipinto ritrovato del Premio Cremona

Uno dei momenti più interessanti dell'intervista è dedicato a una tela di particolare valore storico, legata al Premio Cremona del 1940.

L'opera appartiene al percorso espositivo di Catarsini e rappresenta una testimonianza significativa della partecipazione dell'artista alle manifestazioni cremonesi. Catarsini aveva già ottenuto il secondo premio nell'edizione del 1939 e partecipò anche alla terza e ultima edizione, nel 1941.

Fra le tre opere importanti presentate in quel contesto, questa tela è l'unica che, secondo quanto raccontato da Martinelli, sia stata ritrovata. La riscoperta risale al 2022, quando il dipinto è tornato alla luce dopo un lungo periodo durante il quale se ne erano perse le tracce.

Da quel momento l'opera ha ripreso a viaggiare, diventando protagonista di nuove occasioni espositive. È stata presentata al MART di Rovereto nell'ambito della mostra Arte e Fascismo, curata da Vittorio Sgarbi, e successivamente ha raggiunto altri luoghi di rilievo, fra cui il Vittoriale degli Italiani, Palazzo della Regione a Firenze e Villa Guinigi a Lucca.

Il suo percorso dimostra come il recupero di un'opera dimenticata possa restituire alla collettività un frammento importante della storia artistica italiana.

Nel corso dell'intervista, l'attenzione si sofferma anche su una fotografia d'epoca che ritrae Catarsini mentre dipinge il grano della bonifica lucchese. Un'immagine che restituisce all'artista la sua dimensione quotidiana e professionale, mostrando il legame tra il lavoro creativo, il paesaggio e la storia del territorio.

La Fondazione e il valore della memoria

La mostra itinerante nasce anche dalla volontà di raccontare il Novecento italiano attraverso lo sguardo di un artista che ne ha attraversato gran parte del percorso.

Le opere di Catarsini testimoniano cambiamenti nelle tecniche, nel linguaggio pittorico e nella sensibilità artistica. Osservarle in sequenza significa quindi leggere non soltanto l'evoluzione di un autore, ma anche alcuni passaggi della storia culturale del Paese.

La Fondazione Alfredo Catarsini svolge in questo senso un ruolo essenziale: recupera le opere, ne promuove la conoscenza e costruisce occasioni di incontro tra il pubblico e un patrimonio che rischierebbe altrimenti di rimanere poco conosciuto.

Per Elena Martinelli, tuttavia, l'impegno ha anche una dimensione profondamente personale. Raccontare il nonno significa mantenere vivo un legame affettivo e, allo stesso tempo, offrire ad altre persone la possibilità di scoprire il suo lavoro.

«Mi sembra di aver quasi vissuto con lui anche nei primi del Novecento», racconta, ricordando quanto sia stato importante poterlo seguire, nonostante fosse nata quando lui era già avanti negli anni.

Nelle sue parole emerge la gioia di aver potuto custodire una presenza familiare trasformandola in una responsabilità culturale. Un'eredità che non si limita alla conservazione dei dipinti, ma si rinnova ogni volta che un'opera viene riscoperta, raccontata e resa accessibile.

Quando la cultura diventa un diritto condiviso

La tappa romana della mostra dedicata ad Alfredo Catarsini restituisce un messaggio che va oltre la celebrazione di un artista. Racconta la possibilità di costruire una cultura più aperta, nella quale le differenze non diventino ostacoli alla conoscenza e ogni persona possa trovare il proprio modo di entrare in relazione con la bellezza.

Dagli autoritratti che raccontano il tempo al dipinto ritrovato del Premio Cremona, dalle riproduzioni tattili ai contenuti audio, ogni elemento contribuisce a creare un ponte tra passato e presente.

È proprio questo il valore più profondo del progetto della Fondazione: trasformare la memoria artistica in un'esperienza viva, capace di raggiungere pubblici diversi e di dimostrare che l'accessibilità non impoverisce l'arte, ma ne moltiplica le possibilità di incontro.

La storia di Alfredo Catarsini continua così il proprio viaggio, accompagnata dall'impegno di chi ha scelto di custodirla e condividerla. Perché un'opera d'arte non appartiene davvero soltanto a chi può guardarla: appartiene a tutti coloro che possono essere messi nelle condizioni di conoscerla, comprenderla e sentirla propria.

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