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Achille Pardini trasforma rete, marmo e materiali di recupero in arte: a Montignoso una vita creativa racconta la forza di un gesto che non si spegne.
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Ci sono artisti che cercano l’arte. E poi ci sono quelli che sembrano non poter fare altro che seguirla.
Per Achille Pardini, artista di Montignoso, la creatività non è soltanto una professione, né tantomeno un modo per ottenere riconoscimento. È qualcosa di molto più istintivo e profondo: una necessità quotidiana.
«Per me attualmente è il respiro», racconta. Una frase semplice, ma capace di racchiudere un'intera esistenza.
Perché Pardini si sveglia pensando a cosa potrà fare di diverso, a quale nuovo materiale potrà trasformare, a quale forma potrà prendere vita dalle sue mani. E non è raro che un'idea arrivi anche nel cuore della notte, alle tre o alle quattro del mattino. Prima uno schizzo, poi un bozzetto. Infine, quando sarà il momento, l'opera.
È questa la dimensione dell'arte di Achille Pardini: una spinta che non chiede permesso.
Un artista senza un solo materiale
Pittura, ceramica, scultura, marmo, grafica, carta macerata e soprattutto rete metallica.
Il percorso artistico di Pardini attraversa materiali e tecniche differenti, senza lasciarsi imprigionare da una sola forma espressiva.
«Mi piace cambiare materiali», spiega.
La figura femminile è spesso protagonista delle sue opere, insieme al cavallo, due soggetti che tornano con frequenza nella sua ricerca. Tuttavia, ciò che colpisce maggiormente è il rapporto con la materia.
La rete metallica, in particolare, è diventata negli anni una sorta di linguaggio personale.
È un materiale nato per uno scopo completamente diverso, utilizzato anche per realizzare le strutture delle gabbie per conigli, ma Pardini ne ha intuito le possibilità artistiche.
«È molto malleabile. Mi ha invogliato a modificarla, a plasmarla».
Da circa vent'anni la lavora, la piega, la modella e la trasforma. Una scelta che nasce anche dalla sua praticità: la rete può essere modificata rapidamente, non si rompe facilmente e, soprattutto, può essere sempre aggiustata.
Una materia apparentemente povera che, nelle sue mani, diventa figura, movimento e luce.
Quando il riciclo diventa linguaggio artistico
Ma nelle opere di Pardini la materia non è soltanto materia.
C'è anche una particolare attenzione al riciclo creativo, alla possibilità di dare una seconda vita a ciò che normalmente finirebbe tra i rifiuti.
Nel caso delle grandi sculture realizzate con la rete, l'artista utilizza anche plastica proveniente dalle bottiglie dell'acqua minerale.
Le bottiglie vengono tagliate, lavorate e sottoposte al calore della fiamma. La plastica si modifica, si incurva, assume nuove forme e, una volta inserita nella rete, diventa capace di catturare e riflettere la luce.
Il risultato è una materia completamente trasformata.
Non più un rifiuto, dunque, ma un elemento della composizione.
E questa filosofia accompagna Pardini anche nella vita quotidiana. A casa, racconta sorridendo, non butta praticamente nulla.
«Prima o poi utilizzerò quel materiale».
Persino vecchi componenti elettronici e oggetti destinati alla discarica possono diventare, un giorno, il punto di partenza per una nuova scultura.
È una concezione dell'arte che guarda al futuro, ma che parte da ciò che già esiste.
365 disegni, uno per ogni giorno
Tra i progetti più singolari di Pardini c'è un'opera che nasce da una regola semplice e antica: creare ogni giorno.
Sono 365 disegni, uno per ciascun giorno dell'anno, realizzati seguendo idealmente l'insegnamento attribuito a Plinio il Vecchio e al pittore Apelle: lasciare quotidianamente un segno.
Per un poeta può essere una rima. Per uno scrittore una riga. Per un artista può essere una linea.
Pardini ha trasformato questa idea in una pratica quotidiana.
I suoi 365 disegni rappresentano soprattutto figure femminili e, pur essendo simili tra loro, sono tutti originali e unici.
E c'è un dettaglio che rende il progetto ancora più particolare: l'artista li regala.
Non li considera semplicemente oggetti da vendere, ma segni da condividere con chi desidera accoglierli.
È un gesto che restituisce all'arte una dimensione intima e umana: creare, poi lasciare andare.
Una vita divisa tra scienza e arte
La storia di Achille Pardini racconta anche un'altra verità spesso dimenticata: non sempre l'artista riesce, o desidera, vivere economicamente della propria arte.
Pardini è pensionato, ma nella sua vita professionale è stato perito chimico e tecnico di laboratorio in ospedale.
Parallelamente ha coltivato la sua formazione artistica, frequentando la Scuola del Nudo e la Scuola del Marmo.
Una doppia identità che, apparentemente distante, sembra invece spiegare molto del suo approccio alla materia.
Da una parte la conoscenza tecnica, dall'altra la libertà della creazione.
E forse proprio questa libertà gli ha permesso di non piegare la propria arte alle esigenze del mercato.
«Se avessi dovuto vivere con l'arte avrei fatto i quadretti, le marine, i fiori, le conchigliette. Avrei magari campato, però non sarei stato vivo».
Una frase che racconta più di molte definizioni cosa significhi, per lui, essere artista.
L’arte non serve a vivere. Serve a sentirsi vivi
Pardini non nasconde di non essere interessato al successo inteso come notorietà o guadagno.
La sua soddisfazione è esserci, partecipare alle manifestazioni, vedere le proprie opere incontrare il pubblico.
Il riconoscimento economico, invece, passa in secondo piano.
Perché l'arte, nella sua visione, non nasce per rispondere a una richiesta.
Nasce prima.
Nasce dentro.
È «come uno starnuto», dice con una naturalezza disarmante. Qualcosa che arriva e che non si può programmare.
Ed è proprio questa spontaneità a rendere il suo percorso particolarmente autentico.
Dal territorio al Palazzo Ducale di Massa
Nel frattempo, il lavoro di Pardini continua a lasciare tracce sul territorio.
Le sue opere in rete sono presenti in diversi luoghi, tra installazioni e progetti che portano la sua ricerca fuori dallo studio e dentro lo spazio pubblico.
Tra gli appuntamenti più importanti del suo futuro artistico c'è inoltre una mostra antologica al Palazzo Ducale di Massa, prevista per il prossimo anno.
Un progetto impegnativo, anche per le dimensioni dello storico edificio, che porterà insieme opere già realizzate, nuove creazioni e un percorso critico capace di raccontare le diverse stagioni della sua ricerca.
Intanto, altre installazioni sono presenti sul territorio, mentre nuovi progetti potrebbero nascere anche a Carrara.
Per un artista che continua a sperimentare, il futuro sembra avere ancora molte forme.
«Ogni mattina penso a cosa farò di nuovo»
Alla fine dell'intervista rimane una frase.
Non quella sul marmo. Non quella sulla rete. Nemmeno quella sul riciclo.
Rimane il modo in cui Pardini racconta il momento in cui apre gli occhi al mattino.
Pensa già a cosa potrà fare di diverso.
A volte l'idea arriva durante la notte. Alle tre, alle quattro. E allora prende forma nella mente, diventa uno schizzo, un bozzetto, una possibilità.
Poi arriverà il momento di trasformarla in qualcosa di concreto.
È forse qui che si comprende davvero cosa significhi, per Achille Pardini, essere artista.
Non una professione.
Non una qualifica.
Non una ricerca di successo.
Un bisogno. Un respiro. Una ragione per continuare a creare.
E mentre il mondo corre verso materiali sempre più nuovi, Pardini continua a guardare ciò che abbiamo già tra le mani: una rete, un pezzo di plastica, un oggetto dimenticato.
Perché a volte l'arte non consiste nel trovare qualcosa di nuovo.
Consiste nel riuscire a vedere una possibilità dove gli altri vedono soltanto uno scarto.
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