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Giuseppe Spinelli Giornalista
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Vedere oltre il buio: la forza propositiva di Giuseppe Cesena


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Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività

Di fronte alla cecità e alle barriere della vita non bisogna mai abbattersi, ma rimanere sempre propositivi.

Una testimonianza di forza

Il percorso informativo di Excalibur, la rubrica curata dall’ufficio stampa di Rete Informazione e Legalità (ARIL), riprende la sua marcia anche durante il periodo estivo. Protagonista dell’intervista è Giuseppe Cesena, responsabile nazionale disabili di Rete ARIL.

Giuseppe è cieco e tiene a usare questo termine senza girarci intorno, rifiutando il politicamente corretto “ipovedente”. Allo stesso tempo, ama ripetere di essere un cieco che “vede tutto”.

“Magari sempre!”, racconta con il sorriso. “A dire il vero, spesso vado a sbattere persino contro i muri di casa mia e mi prendo qualche bel bernoccolo. Però ci si prova sempre a vedere oltre, non ci si ferma”.

Da qui nasce anche una riflessione sul modo in cui la società guarda alle persone e alle loro difficoltà. Tante volte, infatti, siamo proprio noi che abbiamo la vista a non vedere nulla: non vediamo le persone e non vediamo le difficoltà di chi ci sta accanto. Giuseppe lo sintetizza con una frase: “Io sono cieco, ma la società è sorda”.

Rete ARIL nasce e lavora proprio per offrire sostegno morale e restituire un ruolo attivo a chi rischia di finire ai margini, in una società che troppo spesso rimane indifferente davanti alle fragilità.

L’infanzia e la perdita della vista

Giuseppe Cesena è nato 64 anni fa a San Lorenzo Bellizzi, in provincia di Cosenza, un piccolo paese di montagna della Calabria di circa 700 abitanti. Nato con una vista perfetta nel luglio del 1962, nel gennaio del 1963 ha iniziato ad avere problemi agli occhi, con una forte lacrimazione inizialmente attribuita al freddo e a un banale raffreddore.

Seguirono mesi di incertezza tra medici, erboristi e persino cartomanti. Quando fu portato a Cosenza, venne curato con farmaci sbagliati che gli rovinarono gli occhi. Si trattava invece di un glaucoma precoce che, se diagnosticato e trattato in tempo, avrebbe potuto consentirgli di conservare almeno una parte della vista.

Giuseppe ha perso completamente la vista a dieci anni, ma conserva ancora nitidi i ricordi dell’infanzia, dell’asilo vissuto con il fratello e dei colori.

I genitori, consapevoli delle difficoltà che avrebbe dovuto affrontare, lo inserirono nell’istituto per non vedenti “Martuscelli” di Napoli, perché all’epoca non esisteva l’integrazione scolastica. Giuseppe ha vissuto otto anni a Napoli e altri otto a Roma, in contesti molto rigidi, quasi militari, caratterizzati da sveglia alle sei e mezza, disciplina ferrea e punizioni d’altri tempi.

Quella disciplina, però, lo ha preparato ad affrontare le avversità della vita. Un giorno, una maestra notò le sue mani e gli disse: “Hai le mani lunghe, potresti suonare il pianoforte”.

Da bambino calabrese, Giuseppe le chiese che cosa fosse un pianoforte. La maestra gli spiegò che aveva tasti bianchi e neri, che all’epoca riusciva ancora a scorgere. Durante le ricreazioni, mentre gli altri giocavano, cominciò così a entrare nelle aule vuote e a sperimentare sui tasti. Da quel momento nacque una passione che non lo ha più abbandonato.

Musica e radio

Il buio totale è arrivato l’8 dicembre 1972, in seguito a un infortunio all’occhio subito l’anno prima e a successive operazioni andate male. Giuseppe, però, precisa di non aver mai vissuto nel buio assoluto.

“Vedo quello che penso e che immagino. Se immagino una stanza scura la vedo scura, ma la mia mente genera continuamente immagini”, spiega.

La passione per la radio è nata ancora prima di quella per la musica, quando aveva tre o quattro anni e ascoltava le radio a valvole. Giocava a fare le radiocronache e imitava la Hit Parade e La Corrida di Corrado.

Con la nascita delle prime emittenti libere, negli anni Settanta, si è dedicato completamente ai programmi radiofonici, occupandosi di quiz, intrattenimento e musica. La radio gli ha dato molto e gli ha persino permesso di conoscere la sua ex moglie.

Dopo essersi trasferito a Milano per lavoro, nel settembre del 2016 Giuseppe ha dato vita a un progetto via web chiamato Disabili International Radio. Ha contattato emittenti in tutta Italia e oggi la sua trasmissione, “Non è mai troppo presto”, viene diffusa da un circuito di circa 90 radio in tutta la penisola.

La trasmissione va in onda ogni mattina dalle 4:30 alle 7:00, offrendo compagnia a chi non dorme e a chi è già sveglio a quell’ora, con musica, poesie e conversazioni.

Per chi non vuole svegliarsi così presto, è disponibile un’applicazione per smartphone, cercando “Giuseppe Cesena App”, che trasmette il programma a rotazione ogni tre ore. La trasmissione è inoltre disponibile sul sito giuseppecesena.altrvista.org, per dispositivi iOS e Android e tramite Alexa.

Per ascoltarla su Alexa è possibile dire: “Alexa, apri Amici Disabili!”. All’estero, dopo aver attivato la skill Disabili International Radio, è possibile dire: “Alexa, apri Disabili International Radio”. Il servizio è disponibile in tutto il mondo, purché il dispositivo sia configurato con la lingua italiana.

Una radio senza filtri

L’iniziativa viene portata avanti interamente a sue spese e con le sue forze. Un aspetto particolarmente significativo della trasmissione è la scelta di non nascondere i “rumori di fondo” della disabilità.

Nella radio si sentono le sintesi vocali del computer, i lettori di schermo, gli avvisi orari e i comandi utilizzati per mandare in onda la musica. Giuseppe mostra tutto alla luce del sole, perché la tecnologia è fondamentale per le persone con disabilità, anche se gli aggiornamenti software possono spesso creare problemi.

“Ci metto la faccia e la mia realtà quotidiana senza filtri”, spiega.

Le barriere architettoniche

Nel corso dell’intervista viene affrontato anche il problema delle barriere architettoniche e delle disattenzioni istituzionali.

A Milano, una città che spesso fa della tutela dell’accessibilità una bandiera, Giuseppe racconta una realtà quotidiana molto diversa. Tempo fa è caduto, ferendosi contro una struttura non a norma presente sul marciapiede.

Poco distante dalla sua abitazione, in una zona dove risiedono circa 15 persone non vedenti, un ristorante ha sistemato tavoli e dehors lungo tutto il marciapiede, senza lasciare lo spazio di passaggio previsto dalla legge. Ogni giorno decine di persone rischiano di scontrarsi con quei tavoli mentre si dirigono verso la metropolitana.

Giuseppe ha presentato un esposto formale alla Procura, sostenuto dai verbali della Polizia Locale, ma dopo un anno non ha ancora ricevuto risposte.

“Non chiedo risarcimenti, chiedo solo il rispetto delle regole per garantire la civiltà e la sicurezza del movimento a tutti”, afferma.

Un percorso d’inchiesta

Di fronte a una denuncia così circostanziata, Rete ARIL non intende fermarsi. L’incontro con Giuseppe Cesena vuole essere l’inizio di un percorso d’inchiesta, passo dopo passo, per dare voce ad altre persone disabili che vivono sulla propria pelle l’emarginazione o le inefficienze dei propri quartieri.

L’obiettivo è fare da cassa di risonanza verso l’opinione pubblica e le municipalità, raccogliendo testimonianze e portando alla luce situazioni che spesso rimangono ignorate.

“Sarà anche solo una goccia nel mare, ma è nostro dovere farlo”, viene sottolineato nel corso dell’intervista.

Grazie alla sua testimonianza, Giuseppe Cesena offre un esempio di forza e di inesauribile carica propositiva. “Facciamo parte della stessa squadra: basta un messaggio, noi ci siamo e continuiamo ad andare avanti!”, conclude.

Giuseppe Spinelli
info@retearil.org

È possibile seguire l’intervista integrale nel video sopra.

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