Stefano Bollani racconta musica, improvvisazione, amore e vita con Valentina Cenni: dal Premio Stenterello a Jobim, un incontro tra note ed emozioni.
Stefano Bollani: quando la musica diventa vita
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Al Premio Stenterello, la musica incontra la vita
Ci sono artisti capaci di parlare di musica senza mai farla sembrare distante. Stefano Bollani è uno di questi. Al Premio Stenterello, a Firenze, il pianista e compositore ha raccontato a Carla Cavicchini il suo modo di vivere la musica, l'importanza dell'improvvisazione e quella particolare alchimia che nasce quando le note riescono a diventare un linguaggio universale.
«L'improvvisazione è una cosa bellissima che si può fare con la musica», racconta Bollani. E il paragone con la vita quotidiana arriva quasi spontaneo: quando parliamo, impariamo una lingua e poi scegliamo, momento dopo momento, le parole con cui esprimere ciò che sentiamo.
Con la musica accade qualcosa di simile. Solo che le parole diventano suoni.
L'improvvisazione come lingua universale
Per Bollani, improvvisare significa incontrare altri musicisti e riuscire a comunicare immediatamente, anche quando arrivano da Paesi e culture differenti. È una forma di dialogo istintiva, nella quale non servono necessariamente lunghe prove o complicati preparativi.
Basta ascoltarsi.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della sua esperienza musicale: la possibilità di condividere il palcoscenico con persone incontrate magari da poco e costruire insieme qualcosa che, fino a pochi istanti prima, non esisteva.
Tuttavia, c'è un'esperienza che per il musicista ha avuto un significato ancora diverso: trascorrere sette giorni insieme agli stessi musicisti. Un tempo insolitamente lungo per chi, per professione, è abituato a viaggiare, suonare, mangiare insieme e poi ripartire.
Sette giorni, invece, permettono di conoscersi davvero.
Da Carosone a Oscar Peterson: una vita dentro la musica
Nel corso dell'intervista emerge anche il bambino che Bollani è stato. Un bambino affascinato dalla musica e dai grandi interpreti, capace di attraversare mondi apparentemente lontanissimi.
Prima Renato Carosone, poi Adriano Celentano, quindi Oscar Peterson e, ancora, Prokofiev, Nino Rota e molti altri.
Una curiosità musicale senza confini, la stessa che ancora oggi sembra accompagnarlo.
E quando Carla gli chiede se per lui il lavoro sia anche divertimento, la risposta è semplice e disarmante: quando si fa qualcosa che si ama davvero, forse la parola “lavoro” diventa quasi secondaria.
La musica incontra il cinema
Questa curiosità si ritrova anche nel rapporto con il cinema. Bollani ha firmato la colonna sonora de Il dio dell'amore, film diretto da Francesco Lagi, nel quale Valentina Cenni interpreta il tema principale. La colonna sonora nasce attorno al pianoforte e attraversa il racconto con jazz, archi ed elementi elettronici.
È una musica che non vuole semplicemente accompagnare le immagini, ma entrare nelle emozioni dei personaggi.
Il film, infatti, osserva con delicatezza le relazioni, le fragilità e le piccole emozioni della quotidianità. E proprio questa attenzione alle sfumature sembra rappresentare uno dei punti di contatto più profondi tra il cinema di Lagi e la sensibilità musicale di Bollani.
Firenze e il Premio Stenterello
Per Bollani, il Premio Stenterello ha anche un valore personale.
Firenze è una città importante nella sua storia: qui ha compiuto parte significativa dei suoi studi e ha mantenuto negli anni un forte legame con la Toscana. Il rapporto con la Rai e con la città, inoltre, ha accompagnato alcuni momenti della sua carriera.
Per questo ricevere un riconoscimento a Firenze assume un significato che va oltre il semplice premio.
È un ritorno in un luogo che appartiene alla propria memoria.
Il Premio Stenterello, dedicato alla valorizzazione della commedia italiana e giunto negli anni a premiare numerosi protagonisti dello spettacolo, rappresenta così anche un'occasione per ritrovare luoghi, persone e ricordi.
Stefano Bollani e Valentina Cenni: la forza della curiosità
Poi l'intervista cambia registro e arriva alla vita privata.
Carla Cavicchini porta Bollani sul terreno della quotidianità, raccontando anche il particolare rapporto con Valentina Cenni, sua compagna di vita e di avventure artistiche.
Il loro incontro, come raccontato negli anni dagli stessi protagonisti, è avvenuto grazie a Marisa Laurito, che li fece conoscere in aeroporto. Da quell'incontro sarebbe nato un legame destinato a durare nel tempo.
E proprio la loro sintonia è una delle immagini più belle emerse dalla serata.
Qual è il segreto di un'affinità così evidente?
La risposta di Bollani è sorprendentemente semplice: curiosità, allegria e buonumore.
Tre parole che sembrano descrivere non soltanto il rapporto di coppia, ma anche il modo in cui l'artista guarda il mondo.
E poi c'è Jobim
In una casa piena di musica, pensieri, parole e progetti, serve qualcuno capace di riportare tutto alla terra.
Quel qualcuno ha quattro zampe.
Si chiama Jobim, come il grande musicista brasiliano Antônio Carlos Jobim, e per Bollani e Cenni rappresenta una presenza speciale. Il cane diventa quasi un piccolo custode della normalità, capace di ricordare che, dietro concerti, spettacoli, televisione e creatività, esiste una vita fatta anche di silenzi, affetti e piccole abitudini.
Ed è forse proprio qui che l'intervista trova il suo momento più autentico.
Perché dietro il grande musicista rimane un uomo che, come tutti, ha bisogno di qualcuno o qualcosa che lo riporti alle cose davvero importanti.
Quando la musica diventa un modo di vivere
Alla fine dell'intervista rimane una sensazione precisa: per Stefano Bollani la musica non è semplicemente una professione.
È un modo di stare nel mondo.
È ascolto, improvvisazione, curiosità. È la capacità di incontrare qualcuno e creare immediatamente un dialogo. È la possibilità di trasformare un'emozione in una nota e una nota in un ricordo.
E forse è proprio questo il filo invisibile che unisce il Premio Stenterello, Firenze, il cinema, Valentina, Jobim e una carriera costruita attraversando generi e linguaggi diversi.
Una vita raccontata attraverso la musica.
E una musica che, ancora una volta, sembra volerci ricordare una cosa semplice: viva la vita.
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