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Stanchezza cronica e sovraccarico: approccio naturopatico integrato


Stanchezza cronica e sovraccarico: approccio naturopatico integrato
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Quando mi dici “stanchezza cronica”, io faccio subito una distinzione importante: da una parte c’è la stanchezza persistente (molto comune, spesso legata a ritmi, sonno, stress, alimentazione, farmaci o condizioni mediche); dall’altra c’è la sindrome da encefalomielite mialgica/sindrome da stanchezza cronica (ME/CFS), che è una condizione specifica, invalidante, che dura oltre 6 mesi e richiede una valutazione medica accurata per escludere altre cause prima di arrivare a quella diagnosi.

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Io, come naturopata, posso aiutarti sul piano del supporto allo stile di vita, dell’educazione al benessere e delle strategie pratiche per gestire energia e sovraccarico, ma non faccio diagnosi e non sostituisco il medico: è un punto che considero fondamentale, perché la stanchezza può avere molte cause (disturbi del sonno, carenze nutrizionali, infezioni, problemi endocrini, patologie cardio-respiratorie, farmaci, condizioni psicologiche come depressione e ansia).

Quello che vedo spesso è che la stanchezza “cronica” non è solo “avere sonno”: è una sensazione di esaurimento fisico e mentale che riduce la tua capacità di funzionare come prima, con ricadute su concentrazione, motivazione e umore. Se questa stanchezza non migliora davvero con il riposo e si accompagna a un calo significativo delle attività quotidiane, è un segnale da prendere sul serio e da inquadrare bene, perché anche nella ME/CFS la stanchezza è profonda, dura nel tempo e può comportare una riduzione sostanziale della capacità di mantenere i livelli di attività precedenti.

Nel mio lavoro “integrato”, parto sempre da un concetto semplice: non si tratta di “spingere di più”, ma di capire dove stai andando in debito di energia. In ambito gestione della fatica, è molto comune cadere in schemi come il “boom and bust”: giorni in cui stringi i denti e fai troppo, seguiti da crolli che ti costringono a recuperi lunghi; oppure l’evitamento (fai troppo poco e perdi tono/energia) o la persistenza (vai avanti ignorando i segnali del corpo e finisci per esaurirti).​

Ecco perché, quando sento “sovraccarico”, propongo quasi sempre un lavoro su tre pilastri pratici, molto concreti: Pace, Plan, Prioritise (dosare, pianificare, dare priorità). Dosare significa cambiare velocità, tempo e intensità delle attività, fare pause, fermarti prima di arrivare a “finire la benzina”, e non “strafare” nei giorni in cui ti senti meglio. Pianificare vuol dire distribuire gli impegni nella settimana, spezzare le attività grandi in passi piccoli e alternare compiti “pesanti” e “leggeri”. Dare priorità significa scegliere cosa è essenziale adesso e cosa può aspettare, proteggendo anche spazi di recupero reale.​

Parallelamente, io invito sempre a fare attenzione a quei fattori che spesso alimentano la fatica “secondaria”: sonno disturbato, alimentazione poco regolare, sforzo fisico o mentale eccessivo, inattività prolungata, stress e umore basso, ambiente (rumore, luce, temperature) e perfino isolamento sociale. Non è “tutto nella testa”: è un insieme di elementi che si influenzano e che possono creare un circolo vizioso.​

Se i sintomi sono importanti o persistono, io suggerisco di parlarne col medico perché, come indicano fonti cliniche, prima di attribuire tutto a una sindrome specifica (come ME/CFS) vanno valutate e escluse diagnosi alternative e vanno interpretati eventuali riscontri anomali all’esame obiettivo o agli esami di laboratorio. Questo passaggio è essenziale anche perché, nella stanchezza cronica, possono entrare in gioco disturbi del sonno (come l’apnea), farmaci, condizioni endocrine (tiroide), anemie o problemi metabolici, e non conviene perdersi tempo prezioso.

Nel mio studio, quando la situazione è compatibile con un percorso di benessere (e quando è già stato fatto o è in corso l’inquadramento medico se necessario), lavoro con strumenti complementari e non invasivi che restano coerenti con la mia attività: percorsi di stile di vita, tecniche manuali e, quando indicato, strumenti di riequilibrio percepito. L’obiettivo non è “curare una patologia”, ma aiutarti a recuperare margine, ritrovare ritmo e costruire abitudini sostenibili, perché il vero cambio di passo avviene quando smetti di vivere “a picchi e crolli” e inizi a gestire la tua energia con metodo.​

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