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Protezione delle infrastrutture critiche


Protezione delle infrastrutture critiche
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Nel 2025, le infrastrutture critiche come reti energetiche, sanità e finanza sono tra i bersagli principali di attacchi informatici mirati e campagne di hacktivism e cybercrime. Per garantire continuità dei servizi essenziali e stabilità economica, diventa fondamentale adottare strategie di protezione multilivello che combinano tecnologia, governance e cooperazione pubblico‑privato.

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Perché le infrastrutture critiche sono nel mirino

Le infrastrutture critiche includono settori come energia, trasporti, sanità, finanza, comunicazioni e servizi pubblici, la cui interruzione può avere conseguenze gravi per cittadini, imprese e Stati. Nel 2025, la NATO e le agenzie europee riportano un aumento fino al 60% degli attacchi ibridi e cyber contro infrastrutture critiche rispetto all’anno precedente, con particolare intensificazione su reti energetiche e sistemi istituzionali.​

Gli attacchi più frequenti includono:

  • ransomware e data‑exfiltration contro ospedali e strutture sanitarie;

  • campagne DDoS e intrusioni su portali governativi e servizi digitali finanziari;

  • attacchi a sistemi di controllo industriale (ICS/SCADA) nelle reti energetiche.​

Il quadro normativo europeo: NIS2, CER e DORA

L’Unione Europea ha introdotto un quadro integrato per rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche:

  • Direttiva NIS2 (UE 2022/2555): punta a elevare il livello minimo di sicurezza per operatori essenziali e fornitori di servizi importanti, imponendo misure di gestione del rischio, reporting degli incidenti e monitoraggio continuo.​

  • Direttiva CER (UE 2022/2557): si focalizza sulla resilienza fisica delle entità critiche (energia, trasporti, sanità, acqua, ecc.), integrando la dimensione cyber con quella infrastrutturale.​

  • Regolamento DORA (Digital Operational Resilience Act): riguarda in modo specifico il settore finanziario, imponendo requisiti stringenti di resilienza operativa digitale, gestione del rischio ICT e test di resilienza, con forte attenzione alla supply chain e ai fornitori di servizi cloud.​

Queste norme convergono su un obiettivo comune: rendere le infrastrutture critiche europee più sicure e capaci di resistere e recuperare rapidamente dopo un attacco.​

Strategie tecniche di difesa per energia, sanità e finanza

Per proteggere reti energetiche, sistemi sanitari e infrastrutture finanziarie, le migliori pratiche convergono su alcuni pilastri fondamentali:

  • Valutazione continua del rischio e mappatura degli asset critici: inventario completo di sistemi, dispositivi, applicazioni e dati per identificare punti deboli e interdipendenze.​

  • Implementazione di difese avanzate multilivello: firewall di nuova generazione, IDS/IPS, sistemi XDR/SIEM e segmentazione di rete per isolare ambienti critici (es. ICS/SCADA, reti ospedaliere, core banking).​

  • Crittografia e protezione dei dati sensibili, con backup regolari e soluzioni di cyber‑recovery per garantire ripartenza rapida dopo un incidente.​

  • Monitoraggio h24 tramite SOC e test di resilienza digitale, inclusi penetration test basati su threat intelligence e simulazioni di attacco (TLPT), come richiesto da DORA per il settore finanziario.​

  • Gestione della supply chain ICT, valutando i fornitori critici (cloud, telecom, servizi gestiti) e inserendo clausole di sicurezza e continuità operativa nei contratti.​

Cooperazione, resilienza e risposta coordinata

La protezione delle infrastrutture critiche non può essere affrontata solo a livello di singola azienda: richiede coordinamento tra governi, autorità di sicurezza, operatori privati e organismi sovranazionali. L’UE promuove un approccio olistico alla resilienza, basato su quattro priorità: prevenzione, rilevazione, risposta e deterrenza, con iniziative come ProtectEU e i nuovi hub nazionali per la cybersecurity.​

In questo scenario, energia, sanità e finanza devono:

  • condividere informazioni sulle minacce e sugli incidenti con i CERT/CSIRT nazionali;

  • sviluppare piani di continuità e crisi coordinati, inclusi scenari cross‑settoriali (es. attacco alla rete elettrica che impatta ospedali e servizi bancari);

  • investire in formazione e consapevolezza per il personale, poiché il fattore umano resta un anello critico anche nelle infrastrutture ad alta automazione.​

In sintesi, la protezione delle infrastrutture critiche nel 2025 si fonda su un mix di norme europee (NIS2, CER, DORA), tecnologie avanzate di difesa, gestione del rischio strutturata e cooperazione pubblico‑privato, con l’obiettivo di garantire che reti energetiche, sistemi sanitari e infrastrutture finanziarie restino operativi anche di fronte ad attacchi mirati sempre più frequenti e sofisticati.

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