Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività
Ci sono giornate in cui non abbiamo fatto nulla di fisicamente impegnativo eppure, alla sera, ci sentiamo completamente esausti.
Abbiamo lavorato davanti a un computer, risposto a qualche messaggio, controllato le notifiche, partecipato a una riunione, letto le notizie, aperto decine di schede e magari continuato a pensare alle cose da fare anche dopo aver spento il computer.
Siamo stanchi, ma non sempre sappiamo spiegare perché.
Una parte della risposta può trovarsi nella fatica mentale, quella sensazione di sovraccarico che nasce quando il cervello deve continuamente elaborare informazioni, prendere decisioni e spostare l'attenzione da uno stimolo all'altro.
Nell'era digitale, il problema non è soltanto quanto facciamo.
È anche quante cose chiediamo alla nostra attenzione nello stesso momento.
Non siamo multitasking come pensiamo
Una delle grandi illusioni della vita digitale è quella di riuscire a fare molte cose contemporaneamente.
Scriviamo un'e-mail mentre rispondiamo a un messaggio. Ascoltiamo una riunione mentre controlliamo una notifica. Lavoriamo e, nel frattempo, passiamo rapidamente da una finestra all'altra.
Ma spesso non stiamo realmente svolgendo più attività nello stesso istante.
Stiamo spostando continuamente l'attenzione.
Ogni passaggio richiede al cervello di interrompere un'attività, recuperare il contesto dell'altra e poi, magari pochi secondi dopo, tornare alla prima.
Moltiplicare questi cambiamenti durante la giornata può lasciare una sensazione di affaticamento difficile da percepire mentre siamo impegnati, ma evidente quando finalmente ci fermiamo.
Il problema non è solo il tempo davanti allo schermo
Dire che gli schermi ci stancano è una spiegazione troppo semplice.
Un computer può essere uno strumento di lavoro estremamente utile e uno smartphone può permetterci di comunicare, informarci, studiare e organizzarci.
Il vero problema può essere il modo in cui utilizziamo questi strumenti.
Un'ora trascorsa concentrati su un'unica attività non equivale necessariamente a un'ora trascorsa saltando continuamente tra messaggi, social network, e-mail, video e notifiche.
La differenza è soprattutto nella qualità dell'attenzione.
Quando ogni attività viene interrotta continuamente, anche un compito relativamente semplice può richiedere uno sforzo mentale maggiore.
Le notifiche sono piccole interruzioni, ma sono tantissime
Una vibrazione, un suono o un'icona che compare sullo schermo dura soltanto pochi secondi.
Eppure ogni notifica comunica al cervello che potrebbe esserci qualcosa di nuovo da controllare.
Il risultato è un ambiente nel quale l'attenzione viene continuamente invitata a cambiare direzione.
Non tutte le notifiche vengono aperte. Non è nemmeno necessario.
A volte basta sapere che sono arrivate perché una parte della nostra attenzione rimanga orientata verso la possibilità che ci sia qualcosa da vedere.
È una delle caratteristiche più particolari della comunicazione digitale: non dobbiamo necessariamente rispondere a ogni stimolo perché quello stimolo occupi una parte della nostra mente.
Anche decidere stanca
La fatica mentale non deriva soltanto dalla quantità di informazioni.
Deriva anche dalle decisioni.
Cosa devo fare prima? A quale messaggio devo rispondere? Quale e-mail è più urgente? Posso rimandare questa attività? Devo controllare ancora una volta?
La tecnologia ha moltiplicato le possibilità, ma avere più possibilità significa anche avere più scelte.
Durante una giornata possiamo trovarci a prendere moltissime piccole decisioni senza rendercene conto.
Una singola scelta può sembrare irrilevante. Centinaia di microdecisioni, invece, contribuiscono a creare quella sensazione di mente piena che spesso compare alla fine della giornata.
Il cervello ha bisogno di momenti senza richieste
C'è una differenza importante tra riposarsi e semplicemente cambiare attività.
Passare dal computer allo smartphone può sembrare una pausa dal lavoro, ma non significa necessariamente concedere alla mente un vero momento di recupero.
Anche scorrere continuamente contenuti richiede attenzione, selezione e interpretazione.
Una pausa può essere invece qualcosa di molto più semplice: guardare fuori dalla finestra, fare una passeggiata, bere un caffè senza controllare il telefono, ascoltare musica o rimanere per qualche minuto senza nuovi stimoli.
Il punto non è eliminare la tecnologia.
È creare anche spazi nei quali non ci venga continuamente chiesto di reagire a qualcosa.
Perché la sera facciamo fatica a “spegnere” la mente?
Una delle caratteristiche della vita digitale è la difficoltà nel creare un confine netto tra lavoro e tempo personale.
Un'e-mail può arrivare mentre siamo a cena. Un messaggio di lavoro può comparire durante il fine settimana. Una notifica può riportarci mentalmente a un problema che avevamo appena smesso di affrontare.
Il lavoro fisicamente è finito, ma l'attività mentale può continuare.
Questo rende più difficile percepire il momento in cui la giornata lavorativa è davvero terminata.
E quando il cervello continua a ricevere richieste, staccare diventa un'attività che dobbiamo imparare a costruire intenzionalmente.
La stanchezza mentale può influenzare anche le cose semplici
Quando siamo mentalmente affaticati, anche attività banali possono sembrarci più impegnative.
Rispondere a un messaggio può diventare una decisione da rimandare. Scegliere cosa guardare può richiedere più energia del previsto. Organizzare una semplice attività può sembrare improvvisamente complicato.
Non significa necessariamente che abbiamo fatto troppo in senso assoluto.
Potremmo semplicemente aver trascorso molte ore passando da uno stimolo all'altro senza mai concedere alla nostra attenzione la possibilità di stabilizzarsi.
Recuperare attenzione non significa rinunciare al digitale
La soluzione non è necessariamente tornare a vivere senza smartphone e computer.
La tecnologia fa ormai parte della nostra vita e offre vantaggi enormi.
Più utile può essere imparare a utilizzarla in modo meno frammentato.
Disattivare alcune notifiche, evitare di controllare continuamente la posta elettronica, dedicare periodi di tempo a una sola attività e creare momenti della giornata senza schermi sono piccoli cambiamenti che possono ridurre il numero di interruzioni.
Anche scegliere di non essere sempre raggiungibili può diventare una forma di tutela della propria attenzione.
Forse non siamo stanchi di fare, ma di cambiare continuamente
La fatica mentale dell'era digitale ci porta a una considerazione interessante.
Forse il problema non è soltanto avere troppe cose da fare.
È avere troppe cose che chiedono contemporaneamente di essere guardate, ascoltate, ricordate e gestite.
Viviamo circondati da informazioni e possibilità, ma l'attenzione rimane una risorsa limitata.
Per questo imparare a proteggerla può diventare una delle forme più importanti di benessere nella vita quotidiana.
Non significa spegnere tutto.
Significa, ogni tanto, lasciare che qualcosa resti semplicemente lì senza essere controllato.
Perché in un mondo che continua a chiamarci, anche il silenzio delle notifiche può diventare una forma di riposo.
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