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Nel borgo delle Ombre Perdute, Luca torna dopo dieci anni per una lettera anonima. Un arco antico, una casa mutata e un sussurro lo attendono.
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Quando il passato non resta dove lo hai lasciato
Luca tornò al borgo dopo dieci anni, spinto da una lettera senza firma trovata nella cassetta della posta. Poche parole, tracciate con una grafia irregolare, eppure sufficienti a incrinare un equilibrio costruito lontano da lì: “Torna. C’è una verità nascosta dietro l’arco.” Non c’era una spiegazione, né una richiesta. Solo un invito che suonava come un richiamo.
Il sentiero acciottolato lo accolse sotto un sole immobile, troppo fermo per essere reale. L’aria odorava di muschio e pietra umida, lo stesso odore che ricordava dall’infanzia. Tuttavia, qualcosa era cambiato. O forse era sempre stato così, e lui aveva semplicemente scelto di dimenticare.
L’arco che divide ciò che era da ciò che attende
L’arco antico di pietra grezza emergeva dal verde come una soglia fuori dal tempo. L’edera lo avvolgeva in una morsa lenta, disegnando ombre che sembravano croci deformate, incise dalla natura stessa. Luca si fermò prima di attraversarlo, con la sensazione netta che quel punto segnasse un confine invisibile. Oltre l’arco, il silenzio appariva più denso, quasi carico di attesa.
Quando lo superò, il rumore dei suoi passi sul selciato sembrò amplificarsi. Davanti a lui comparve la casa che ricordava come abbandonata, divorata dall’incuria e dal tempo. Eppure ora era intatta. Le mura solide, le finestre pulite, come se nessuno se ne fosse mai andato. Sulla porta, appesa a un chiodo arrugginito, una chiave oscillava lentamente, mossa da una brezza che Luca non sentiva sulla pelle.
La casa che riconosce chi ritorna
La serratura cedette senza opporre resistenza. La porta si aprì in silenzio, e un sussurro flebile riempì l’aria, troppo vicino per essere immaginato: “Sei tornato. Finalmente.” Luca si voltò di scatto, ma dietro di lui l’arco non c’era più. Al suo posto, solo un muro coperto di muschio, come se quel passaggio non fosse mai esistito.
Dentro, la casa sembrava respirare. I muri trattenevano un freddo innaturale e ogni stanza dava l’impressione di essere stata lasciata di proposito incompleta. Nel corridoio, un dettaglio attirò la sua attenzione: un piccolo foro nel muro, poco più grande di un pugno, nascosto dietro un mobile spostato di recente.
Il foro e lo sguardo dall’altra parte
Luca si avvicinò, spinto da una curiosità che aveva il sapore della paura. Avvicinò l’orecchio e sentì un respiro. Non parole, non suoni comprensibili, ma un ritmo lento e profondo, come se qualcuno stesse ascoltando lui. Il buio oltre il foro sembrava vivo, pronto a inghiottire lo sguardo.
Quando provò a guardare dentro, qualcosa si mosse dall’altra parte. Un istante dopo, nel nero, un occhio si aprì. Non era umano, o forse lo era troppo. Il respiro di Luca si spezzò, il cuore rallentò, e in quell’attimo comprese che la casa non era stata restaurata.
Era stata preparata.
Il culto, qualunque forma avesse assunto nel tempo, non aveva dimenticato. E il ritorno di Luca non era una coincidenza, ma una risposta.
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