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Le emozioni represse non spariscono


Le emozioni represse non spariscono
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Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività

Ci sono emozioni che impariamo a trattenere.

La rabbia perché non vogliamo creare problemi.
La tristezza perché dobbiamo essere forti.
La paura perché non vogliamo sembrare fragili.
La delusione perché pensiamo che non serva parlarne.

Così continuiamo.

Facciamo quello che dobbiamo fare.
Sorridiamo.
Lavoriamo.
Andiamo avanti.

E per un po’ può sembrare che abbia funzionato.

Ma ignorare un’emozione non significa necessariamente averla superata.

Molto spesso significa soltanto averla spostata fuori dalla nostra attenzione.

La mente può imparare a non pensarci.

Ma ciò che sentiamo può continuare a lasciare tracce.

In una tensione che ritorna.
In un’irritazione improvvisa.
In una stanchezza difficile da spiegare.
In una reazione molto più intensa di quanto la situazione sembri richiedere.

A volte ci stupiamo di noi stessi.

“Perché me la sono presa così tanto?”
“Perché questa cosa mi ha colpito così forte?”
“Perché continuo a pensarci?”

La risposta, qualche volta, non è tutta nel presente.

Può esserci qualcosa che abbiamo trattenuto troppo a lungo.

Le emozioni non sono problemi da eliminare.

Sono segnali.

Ci informano su ciò che per noi conta, su ciò che ci ha ferito, su ciò che temiamo, desideriamo o non abbiamo ancora accettato.

Quando però le consideriamo inaccettabili, iniziamo a combatterle.

E allora invece di ascoltarle, le copriamo.

Ma ciò che viene coperto non sempre scompare.

A volte cambia forma.

La rabbia diventa distanza.
La paura diventa controllo.
La tristezza diventa chiusura.
La delusione diventa indifferenza apparente.

E dopo un po’ possiamo perfino dimenticare cosa c’era all’inizio.

Comprendere questo non significa lasciarsi travolgere da ogni emozione.

Significa permettersi di riconoscerla.

Perché sentire qualcosa non significa dover agire automaticamente su ciò che sentiamo.

Possiamo osservare un’emozione senza esserne dominati.

Possiamo darle un nome senza lasciarle il volante.

Ed è proprio qui che cambia qualcosa.

Quando smettiamo di chiedere alle emozioni di sparire e iniziamo a chiederci cosa stanno cercando di raccontarci.

Esperimento mentale della settimana

Pensa a un’emozione che fai fatica a mostrare o ad ammettere.

Può essere rabbia.
Tristezza.
Paura.
Gelosia.
Delusione.

Poi chiediti:

“Cosa faccio, di solito, quando questa emozione arriva?”

La nascondo?
La minimizzo?
Mi distraggo?
Faccio finta che non mi importi?

Ora prova, per qualche minuto, a fare qualcosa di diverso.

Non scacciarla.

Dalle semplicemente un nome.

“Sto provando rabbia.”
“Sto provando paura.”
“Sto provando tristezza.”

E osserva cosa succede.

A volte un’emozione non ha bisogno di essere combattuta.

Ha bisogno, prima di tutto, di essere riconosciuta.

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