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La pelle non è solo una “barriera”: oggi sappiamo che possiede veri e propri sistemi di risposta alla luce, grazie a molecole fotorecettrici che trasformano specifiche lunghezze d’onda in segnali biologici. In Cromo Academy ci occupiamo proprio di questo dialogo tra luce, informazione e regolazione: capire cosa può fare la luce sui tessuti significa anche parlare in modo serio di applicazioni nel benessere e nella pratica integrata.
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La pelle “sente” la luce: i recettori (opsine) nelle cellule cutanee
Studi su cellule epidermiche umane mostrano che cheratinociti e melanociti esprimono più opsine (OPN1‑SW, OPN2, OPN3 e OPN5), cioè recettori fotosensibili della famiglia dei GPCR, noti per il ruolo nella fototrasduzione. In particolare, in questo lavoro viene riportato che OPN2 e OPN3 risultano più abbondanti rispetto ad altre opsine in entrambe le principali tipologie cellulari dell’epidermide (melanociti e cheratinociti).
Cosa significa “fototrasduzione” sulla pelle (in parole semplici, ma scientifiche)
Fototrasduzione significa che un fotone (luce) viene assorbito e convertito in una risposta cellulare; nel caso delle opsine, il recettore è funzionale quando è presente anche un cromoforo (retinale, derivato della vitamina A) legato alla proteina. Questo punto è cruciale: la pelle non reagisce alla luce solo “scaldandosi”, ma può attivare cascate di segnalazione che influenzano funzioni come pigmentazione, differenziazione, omeostasi e risposta allo stress ambientale.
Pigmentazione: come la luce può modulare la melanogenesi (e perché conta)
Nel contesto cutaneo, le opsine sono state collegate a processi come melanogenesi e risposta a radiazioni (UV/visibile). Il lavoro “Opsin Expression in Human Epidermal Skin” conclude che la presenza di opsine in cellule epidermiche suggerisce che queste proteine possano iniziare vie di segnalazione indotte dalla luce, contribuendo a meccanismi di fototrasduzione nell’epidermide.
Riparazione e “qualità” della pelle: opsine e funzioni biologiche correlate
Una revisione sistematica dedicata alle opsine cutanee riporta che, nell’uomo, le opsine sono presenti in più tipi cellulari (inclusi cheratinociti, melanociti, fibroblasti dermici e cellule del follicolo pilifero) e che sono state associate a funzioni come wound healing (riparazione), melanogenesi, crescita dei capelli e photoaging cutaneo. La stessa revisione sottolinea anche che, pur essendoci evidenze di coinvolgimento biologico, i meccanismi molecolari completi non sono ancora pienamente chiariti e la ricerca è in evoluzione.
Dove si inserisce la cromopuntura
Quando parliamo di cromopuntura, il punto centrale è il concetto di stimolazione informazionale con luce e colore su aree specifiche, ma è fondamentale mantenere un linguaggio rigoroso: l’esistenza di recettori cutanei per la luce e di vie di segnale attivabili da specifiche lunghezze d’onda rende più comprensibile, sul piano biologico, perché la luce possa essere studiata e utilizzata in protocolli di benessere. Allo stesso tempo, la letteratura scientifica sulle opsine descrive soprattutto fotobiologia e fotobiomodulazione in dermatologia e fisiologia cutanea, mentre l’efficacia clinica della cromopuntura “per indicazioni specifiche” richiede ancora studi solidi e standardizzati per poter essere dichiarata con lo stesso livello di certezza.
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