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Per comprendere la trasformazione che sta attraversando l’interno della Costa d’Avorio, non si può ignorare il fenomeno dell’orpaillage clandestino, ovvero l’estrazione illegale dell’oro. Negli ultimi mesi questa pratica ha assunto i contorni di una vera emergenza nazionale: una corsa all’oro che devasta gli ecosistemi, mette in difficoltà l’agricoltura e minaccia la salute e la sicurezza delle popolazioni rurali e cittadine.
Dietro i cantieri improvvisati lungo i fiumi o nel cuore delle foreste si nasconde prima di tutto un dramma umano. Centinaia di giovani, ivoriani e provenienti dai Paesi limitrofi, vengono attratti dalla promessa di guadagni rapidi e dalla speranza di sfuggire alla povertà. Spesso, però, si trovano a lavorare in condizioni estremamente precarie, in pozzi insicuri e a contatto diretto con sostanze altamente tossiche.
L’estrazione clandestina ha ormai superato da tempo i confini dell’attività artigianale di sussistenza. Dietro questo fenomeno operano soggetti dotati di ingenti capitali, pronti a finanziare logistica e macchinari pesanti, come escavatori, bulldozer e motopompe, spesso introdotti illegalmente. Per questi speculatori il profitto immediato conta più delle devastazioni ambientali e dei rischi a cui vengono esposti i lavoratori.
Fiumi avvelenati e agricoltura in difficoltà
Le conseguenze ambientali e sanitarie sono drammatiche. L’uso massiccio di mercurio e cianuro per separare l’oro dalla roccia provoca una contaminazione diretta dei corsi d’acqua e delle falde acquifere. Il problema coinvolge la salute pubblica, l’accesso all’acqua potabile, l’agricoltura e l’allevamento. L’estrazione clandestina è indicata come una delle principali cause dell’inquinamento idrico nel Paese e il fenomeno è ormai presente in gran parte delle regioni ivoriane.
La qualità dell’acqua diventa un’emergenza per intere comunità. Ad Agboville, la contaminazione del fiume Agbo, fonte di approvvigionamento idrico della zona, ha portato alla sospensione della produzione di acqua potabile: le analisi hanno rilevato torbidità, mercurio e cianuro, sostanze utilizzate nelle attività illegali di estrazione.
Questa contaminazione mette sotto pressione gli impianti di potabilizzazione e rischia di lasciare interi villaggi e città senza acqua sicura. I veleni presenti nei fiumi impediscono inoltre ai contadini e agli allevatori di utilizzare l’acqua per irrigare le coltivazioni — cacao, anacardi e prodotti alimentari — e per abbeverare il bestiame. Draghe e scavi selvaggi provocano erosione del suolo e deviazioni dei corsi d’acqua, rendendo sterili e inutilizzabili le terre agricole circostanti.
La risposta dello Stato
Di fronte alla gravità della situazione, lo Stato ivoriano ha intensificato il contrasto all’estrazione illegale dell’oro. Il Consiglio Nazionale di Sicurezza ha riaffermato una linea di tolleranza zero e ha richiesto un maggiore coordinamento delle azioni di prevenzione, controllo e repressione su tutto il territorio nazionale.
Il governo ha avviato una mobilitazione che coinvolge il Corpo prefettizio, le autorità locali, le forze di sicurezza e gli organismi preposti al controllo del settore minerario. L’obiettivo è spezzare i canali di finanziamento, fermare la logistica clandestina e smantellare i siti illegali anche nelle foreste classificate e nei parchi nazionali.
I dati delle operazioni condotte dal Gruppo speciale per la lotta all’estrazione illegale mostrano la portata della sfida: tra il 2021 e il primo semestre del 2026 sono stati smantellati più di 8.500 siti, deferite 4.474 persone — il 65% delle quali straniere — e sequestrati oltre 960 milioni di franchi CFA, circa 136 chilogrammi d’oro e numerosi mezzi utilizzati per l’attività clandestina.
Salvare acqua e terra
L’estrazione illegale dell’oro non è soltanto un reato minerario. È un attentato alla sopravvivenza stessa della Costa d’Avorio rurale. Avvelenare l’acqua e sottrarre fertilità alla terra significa compromettere il futuro dell’agricoltura, delle comunità e delle prossime generazioni.
La fermezza delle istituzioni e delle forze dell’ordine è fondamentale, ma serve anche una presa di coscienza collettiva. Nessuna pepita d’oro potrà mai ripagare il valore dell’acqua pulita, della salute delle persone e di una terra fertile.
Articolo di Umberto Massa
Segretario Nazionale AIM per la Costa d’Avorio
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