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Gino Cecchettin racconta la sfida contro la violenza: educazione, formazione e sostegno alle vittime diventano strumenti concreti per cambiare la società.
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Gino Cecchettin: educare per cambiare la società
Dalla Regione Toscana una risposta concreta alla violenza
Ci sono incontri nei quali le parole pesano più di altre. Alla Regione Toscana, Carla Cavicchini per G-Channel Magazine TV incontra Gino Cecchettin, presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, impegnata nella costruzione di una risposta concreta alla violenza attraverso educazione, formazione e sostegno.
Al centro del confronto c’è il progetto rivolto agli insegnanti, una scelta precisa che porta il tema della prevenzione direttamente dentro il mondo della scuola.
«Questa è la nostra voluta risposta», spiega Cecchettin, scegliendo di non alimentare le polemiche e di concentrarsi invece sui problemi reali della società.
La prevenzione passa dalla conoscenza
Di fronte agli attacchi e al dibattito pubblico, Gino Cecchettin preferisce non entrare nello scontro. La sua attenzione è rivolta alla necessità di comprendere i fenomeni e affrontarli con strumenti adeguati.
Perché, sottolinea, per risolvere problemi così complessi non bastano gli slogan: servono studi, competenze e soluzioni scientifiche, insieme a una vera alleanza con le istituzioni.
Inoltre, proprio istituzioni e scuola diventano centrali perché rappresentano le generazioni di oggi e quelle che verranno. È lì, secondo Cecchettin, che bisogna intervenire se si vuole davvero cambiare la società.
Educazione e sostegno alle vittime
La Fondazione Giulia Cecchettin porta avanti numerosi progetti educativi e formativi, ma anche iniziative dedicate alle donne vittime di violenza.
Tra queste ci sono percorsi di inserimento lavorativo, perché denunciare non significa soltanto interrompere una relazione violenta: significa anche riuscire a ricostruire concretamente la propria vita.
Nel frattempo, la Fondazione sostiene le vittime attraverso i centri antiviolenza e ha contribuito alla creazione di nuovi presidi dedicati all'accoglienza e all'aiuto.
«Dovremmo cercare tutti di essere agenti di cambiamento», afferma Cecchettin. Il cambiamento è lento, ma non ci si può fermare. Prima iniziamo con l'educazione, prima riusciremo a ottenere risultati. Nel frattempo dobbiamo sostenere le vittime.
Un messaggio che riguarda tutti
La violenza continua a occupare le pagine della cronaca e ogni giorno riporta alla luce storie drammatiche. Per questo il lavoro da fare resta enorme.
L'intervista si chiude con una domanda personale, legata alla vicenda di Giulia. Gino Cecchettin sceglie però di non rispondere, mantenendo ancora una volta il proprio punto fermo: spostare l'attenzione dal dolore individuale alla necessità di costruire prevenzione, consapevolezza e cambiamento.
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