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Durante il Forum “Vino e Giovani” svoltosi al Palazzo Medici Ricciardi di Firenze, oltre agli interventi dei principali esperti del settore, abbiamo avuto il piacere di intervistare il professor Giorgio Calabrese, nutrizionista e figura di riferimento nel campo dell’alimentazione e della salute.
Il vino come alimento, non come bevanda
Calabrese sottolinea un concetto fondamentale: il vino è un alimento liquido, da considerare alla stregua di latte o olio, da gustare in abbinamento al cibo, e non una bevanda da consumare a digiuno o in modo eccessivo. “L’introduzione del vino nei giovani deve avvenire dai 18 anni in su, quando il fegato ha maturità enzimatiche adeguate per metabolizzarlo correttamente”, spiega il nutrizionista.
L’approccio consigliato è moderazione e consapevolezza: mezzo bicchiere o due, assaporato durante un pasto completo, mai come sostituto dell’acqua o per dissetarsi. “Il mio motto è: si beve acqua, si gusta il vino”, precisa Calabrese.
Perché il consumo corretto fa bene
Il professor Calabrese chiarisce anche la differenza tra intossicazione e ubriachezza: il vino, se bevuto con moderazione, non provoca intossicazione grazie alla metabolizzazione dell’alcol in acetato. “Bere troppo, o lontano dai pasti, comporta rischi per il fegato, il cervello e il metabolismo generale”, aggiunge.
Inoltre, il nutrizionista evidenzia come alcune abitudini, come far assaggiare vino ai bambini, siano culturali ma pericolose, in quanto gli enzimi epatici non sono ancora sviluppati. “Prima dei 18 anni, anche una goccia può danneggiare il metabolismo e la salute cerebrale”, spiega.
Il messaggio ai giovani
Il forum e l’intervista di Calabrese lanciano un messaggio chiaro: il vino italiano è parte della nostra cultura e della nostra tradizione, ma deve essere introdotto con consapevolezza e rispetto per la salute. Non è un gioco o un momento di trasgressione, ma un alimento da conoscere, apprezzare e raccontare.
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