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Carla Cavicchini
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Il Gallo Nero risuona al Maggio Fiorentino


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All’Auditorium del Maggio Musicale Fiorentino, il Gallo Nero celebra 310 anni di storia tra cultura, vino e identità toscana in una serata di armonia e visione.

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Chianti Classico al Maggio Musicale Fiorentino

All’interno del prestigioso Auditorium del Maggio Musicale Fiorentino, la serata dedicata al Chianti Classico si è trasformata in qualcosa di più di un evento istituzionale. È stata una dichiarazione di identità. Un momento in cui la cultura ha incontrato il vino e la storia si è fatta presente, viva, tangibile.

Nel cuore della sala, tra le note ideali di un’armonia evocata ma non suonata, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha aperto l’incontro con parole che hanno attraversato tre secoli. “Si fa cultura”, ha detto, ricordando che quest’anno ricorrono i 310 anni dal decreto del 29 settembre 1716 con cui Cosimo III de' Medici pose la prima forma di tutela e certificazione per il vino. Un atto pionieristico che ancora oggi rappresenta la radice del concetto moderno di denominazione e garanzia di qualità.

In quel decreto vive già il simbolo che domina la scena: il Gallo Nero, emblema di un brand che è identità territoriale prima ancora che marchio commerciale.

Il Gallo Nero tra storia, Unesco e identità

Il racconto istituzionale si è intrecciato con una prospettiva internazionale. Giani ha sottolineato l’importanza del percorso verso il riconoscimento Unesco, con l’obiettivo di inserire i territori del Chianti nel contesto dei beni tutelati. Una sfida che si lega al recente riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale, e che chiama produttori e istituzioni a una responsabilità condivisa.

Nel frattempo, l’attività del Consorzio e dei suoi produttori continua a essere esempio virtuoso di valorizzazione. Non è un caso che quello del Chianti Classico sia il consorzio più antico d’Italia. Una storia che non pesa, ma guida.

L’armonia evocata dal presidente non è solo musicale. È l’armonia tra passato e futuro, tra tutela e rilancio, tra radici profonde e visione internazionale.

Francesco Redi e l’eredità culturale del vino

La serata ha offerto anche un altro anniversario simbolico. Quattrocento anni dalla nascita di Francesco Redi, autore del celebre “Bacco”, opera che già nel Seicento celebrava la qualità del vino toscano. Un richiamo che conferma quanto il vino, in Toscana, sia da sempre cultura, letteratura, scienza e identità collettiva.

In questo scenario, la presenza di rappresentanti istituzionali come Mirco Carloni, presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, ha rafforzato il messaggio di attenzione nazionale verso il comparto vitivinicolo. Carloni ha parlato di patrimonio da preservare e, al tempo stesso, da rilanciare. Una sfida che richiede visione, coesione e capacità di fare sistema.

Inoltre, il riferimento costante al lavoro del Consorzio e al suo ruolo guida tra le denominazioni italiane ha delineato un modello da seguire. Un modello che unisce promozione, qualità e racconto territoriale.

L’armonia del vino nel Tempio della Musica

C’è stato un momento in cui le parole hanno lasciato spazio alla suggestione. “Oggi suona l’armonia del vino”, ha detto Giani. E nell’Auditorium, spesso definito il tempio della musica fiorentina, quella frase ha assunto un valore quasi simbolico.

Il vino come sinfonia. Il territorio come partitura. I produttori come orchestrali di un patrimonio che attraversa i secoli.

Infine, tra ringraziamenti istituzionali e richiami alla responsabilità condivisa, è emersa con forza l’idea che il Gallo Nero non sia soltanto un simbolo enologico, ma un ambasciatore culturale. Un marchio che racconta la Toscana nel mondo, fondendo tradizione, innovazione e tutela.

Ed è proprio questa narrazione, che unisce storia e futuro, a rendere il Chianti Classico protagonista non solo nei calici, ma nei grandi palcoscenici della cultura.

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