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Gianluca Marchesani
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Gianluca Marchesani vendemmia 2017


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Che vendemmia sarà quella del 2017?

Mai come nel 2017 l’anomalia non è stata solo nella stagione produttiva in sé, ma anche nei pareri e nelle proiezioni sul risultato finale della vendemmia.

Il dato più evidente è stato quello della quantità, purtroppo in netto calo: a fine vendemmia si è registrata una produzione inferiore di circa 25-30% rispetto al 2016. Una riduzione che ha

riguardato non solo l’Italia, ma anche altri Paesi concorrenti come Francia e Spagna, seppur con

percentuali differenti.

Sulla qualità, invece, il discorso è stato più complesso. In molti casi si è cercato di trasmettere un’immagine rassicurante, parlando di risultati eccellenti anche in un’annata segnata da caldo eccessivo e da una quasi totale assenza di precipitazioni. In condizioni normali, una minore

quantità può anche tradursi in maggiore qualità, ma nel 2017 questa relazione non poteva essere data per scontata.

In diversi vigneti, infatti, le alte temperature hanno messo duramente alla prova le uve, fino a compromettere parte della produzione. Molti grappoli sono stati lasciati in vigna perché non compatibili con un prodotto all’altezza degli standard desiderati. Per un produttore, vedere vasche vuote in cantina significa anche vedere svanire una parte del proprio lavoro e del proprio guadagno.

Non si è trattato di un’annata disastrosa in senso assoluto, ma certamente di una stagione che non ha lasciato tranquilli i viticoltori. In un mercato sempre più competitivo, nessuno può

permettersi leggerezze, e spesso si preferisce mostrare ottimismo anche quando la realtà impone grande prudenza.

Le prime prove, tuttavia, hanno lasciato intravedere risultati interessanti. Questo è stato possibile grazie a una selezione molto attenta delle uve in fase di raccolta e a una

vinificazione ancora più accurata. In altre parole, ciò che era possibile salvare è stato salvato con competenza e precisione.

Un aspetto positivo è che le uve arrivate in cantina, seppur in quantità ridotta, non hanno

subito forti attacchi da parte dei patogeni, e in vigneto è stato necessario ricorrere a meno interventi chimici. In un’annata così difficile, solo chi ha saputo sacrificare le uve peggiori e

lavorare con equilibrio può dire con sincerità di aver posto le basi per un vino eccellente.

Va anche ricordato che, in annate sulla carta molto migliori, non sono mancate grandinate o

condizioni climatiche avverse in fase di raccolta. Nel 2017, dunque, accanto a molte difficoltà, un pizzico di fortuna ha comunque aiutato i nostri viticoltori ad arrivare al risultato finale.

La vendemmia 2017 resterà così nella memoria come una stagione complessa, faticosa e anomala, in cui esperienza, selezione e capacità di adattamento hanno fatto la differenza.

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