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Un nuovo studio riaccende il dibattito sul fegato grasso: la dieta chetogenica riduce il grasso epatico più della mediterranea? Ecco cosa emerge.
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Dieta chetogenica contro il fegato grasso: cosa dice davvero il nuovo studio
Per anni la dieta mediterranea è stata considerata uno dei riferimenti più solidi quando si parla di alimentazione e salute metabolica. Ma un nuovo studio pubblicato nel 2026 ha acceso una luce inattesa su un'altra strategia alimentare: la dieta chetogenica a bassissimo contenuto energetico.
Il risultato ha attirato l'attenzione perché, nel confronto diretto con una dieta mediterranea, la strategia chetogenica ha prodotto una riduzione molto più marcata del grasso nel fegato e una maggiore perdita di peso.
Ma dietro il titolo "shock" c'è una storia scientifica più complessa. E comprenderla è fondamentale per non trasformare un risultato interessante in una promessa alimentare valida per tutti.
Fegato grasso: perché il peso conta
La steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, oggi indicata con l'acronimo MASLD, è una condizione strettamente legata a sovrappeso, obesità e alterazioni del metabolismo.
Quando il grasso si accumula nel fegato, il problema non riguarda soltanto quell'organo. Insulino-resistenza, eccesso di grasso viscerale e alterazioni metaboliche possono infatti procedere insieme, creando un quadro che merita attenzione.
Per questo motivo la perdita di peso rappresenta uno degli strumenti fondamentali nella gestione della MASLD. Ed è proprio da qui che parte il nuovo studio.
Il confronto che ha sorpreso i ricercatori
La ricerca, condotta da un gruppo di studiosi australiani, ha coinvolto 25 adulti con MASLD e sovrappeso o obesità. I partecipanti sono stati assegnati a due differenti strategie alimentari: una dieta chetogenica a bassissimo contenuto energetico oppure una dieta mediterranea.
Dopo 12 settimane, il gruppo che aveva seguito la strategia chetogenica aveva ottenuto una riduzione relativa del grasso epatico misurato con risonanza magnetica pari al 77%, contro il 14% osservato nel gruppo mediterraneo.
Anche la perdita di peso era risultata maggiore: circa il 13% del peso corporeo nel gruppo chetogenico contro circa il 4% nel gruppo mediterraneo.
Numeri che, inevitabilmente, fanno notizia.
Ma proprio qui è necessario fermarsi un momento.
Non è una vittoria definitiva della dieta chetogenica
Il risultato è importante, ma non significa che la dieta chetogenica abbia definitivamente "sconfitto" quella mediterranea.
Prima di tutto, si tratta di uno studio pilota condotto su un numero molto ridotto di partecipanti: 14 persone nel gruppo chetogenico e 11 nel gruppo mediterraneo.
Inoltre, la strategia sperimentata non era semplicemente la classica dieta chetogenica che spesso viene proposta nella comunicazione online. Si trattava di una dieta a bassissimo apporto energetico, pari a circa 3.151 kJ al giorno, corrispondenti a circa 750 kcal, seguita per 12 settimane.
C'è poi un altro elemento da considerare: dalla tredicesima settimana, i partecipanti del gruppo chetogenico hanno ricevuto anche semaglutide a basso dosaggio per favorire il mantenimento del peso. Questo rende ancora più difficile attribuire tutti gli effetti osservati esclusivamente alla dieta.
Il vero messaggio dello studio
La parte più interessante della ricerca non è quindi stabilire quale dieta sia "la migliore" in assoluto.
Il messaggio più utile è un altro: in persone selezionate con MASLD e sovrappeso o obesità, una strategia alimentare fortemente ipocalorica e chetogenica può determinare una rapida riduzione del grasso epatico e del peso corporeo.
A 24 settimane, il gruppo chetogenico associato alla semaglutide aveva mantenuto una perdita di peso di circa il 14% rispetto al peso iniziale, mentre nel gruppo mediterraneo la riduzione era intorno al 3%. Anche i parametri istologici del fegato erano migliorati in entrambi i gruppi, con risultati più marcati nel gruppo chetogenico.
Tuttavia, sono necessari studi più ampi e più lunghi per capire quanto questi risultati possano essere mantenuti nel tempo e soprattutto quanto siano generalizzabili a persone diverse da quelle coinvolte nella ricerca.
La dieta mediterranea non esce sconfitta
Il clamore intorno allo studio rischia di creare un equivoco: la dieta mediterranea non è diventata improvvisamente inefficace per il fegato grasso.
Al contrario, numerose ricerche continuano a sostenere il valore di un'alimentazione equilibrata, ricca di alimenti vegetali, grassi di buona qualità e caratterizzata da una riduzione degli alimenti ultraprocessati, all'interno di un percorso orientato al miglioramento della salute metabolica.
Una recente revisione degli studi randomizzati disponibili ha evidenziato effetti favorevoli della dieta mediterranea su diversi marcatori della MASLD, sottolineando però anche la necessità di studi più grandi e di lungo periodo per confrontare in modo rigoroso le diverse strategie alimentari.
Insomma, la ricerca non sta riscrivendo una classifica delle diete. Sta aggiungendo un nuovo tassello a una domanda molto più importante: come possiamo ridurre efficacemente il grasso epatico e migliorare la salute metabolica della persona?
Chetogenica e fegato grasso: attenzione al fai-da-te
Ed è proprio qui che la prudenza diventa fondamentale.
Una dieta chetogenica fortemente ipocalorica non dovrebbe essere improvvisata seguendo indicazioni trovate sui social o eliminando autonomamente pane, pasta e carboidrati.
Quando esiste una condizione come la MASLD, l'alimentazione deve essere inserita all'interno di una valutazione complessiva che consideri peso, composizione corporea, metabolismo, eventuali terapie e caratteristiche individuali.
La vera domanda, quindi, non dovrebbe essere soltanto "chetogenica o mediterranea?".
Dovrebbe essere: quale strategia è appropriata, sostenibile e sicura per quella persona?
È questa la differenza tra una dieta scelta per seguire una moda e un intervento nutrizionale costruito con criterio.
La ricerca apre una porta, non chiude il dibattito
Il nuovo studio australiano è certamente interessante. I numeri sulla riduzione del grasso epatico sono importanti e meritano ulteriori approfondimenti.
Ma proprio perché la ricerca scientifica è fatta di verifiche, confronti e conferme, sarebbe prematuro trasformare questi risultati in una dichiarazione definitiva sulla superiorità della dieta chetogenica.
Il futuro potrebbe dirci che alcune strategie funzionano particolarmente bene in determinati pazienti e in determinate fasi della malattia. E potrebbe confermare ancora una volta che non esiste una dieta universale, ma percorsi nutrizionali da costruire sulla persona.
Nel frattempo, una certezza rimane: il fegato parla anche attraverso ciò che portiamo ogni giorno a tavola. Ascoltarlo significa prendersi cura non soltanto del peso, ma della propria salute metabolica nel suo insieme.
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