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Dal cono alla coppetta: come è cambiato il modo di mangiare il gelato


Dal cono alla coppetta: come è cambiato il modo di mangiare il gelato
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C'è chi lo prende sempre in cono. Chi non rinuncia alla coppetta. Chi vuole la cialda croccante, chi preferisce concentrarsi soltanto sulla crema e chi, davanti al banco della gelateria, cambia idea ogni volta.

Perché il gelato non si sceglie soltanto in base al gusto. Si sceglie anche in base a come vogliamo mangiarlo.

E se un tempo il cono era quasi sinonimo di passeggiata estiva, oggi il gelato ha conquistato molti più momenti della giornata e molte più forme. È diventato qualcosa da gustare camminando, seduti al tavolino, a casa davanti a un film o condividendo una vaschetta.

Il modo di mangiare il gelato racconta così anche un piccolo pezzo dell'evoluzione delle nostre abitudini.

Il cono, il simbolo del gelato da passeggio

Per generazioni il rituale è stato quasi sempre lo stesso: entrare in gelateria, scegliere i gusti, ricevere il cono e uscire con il gelato in mano.

Il cono gelato ha trasformato il consumo in un'esperienza completamente diversa. Non servono piatto e posate: il gelato può accompagnare una passeggiata, una chiacchierata, un appuntamento o semplicemente qualche minuto di pausa.

Le origini del cono commestibile vengono fatte risalire alla fine dell'Ottocento, mentre nel 1903 Italo Marchioni depositò negli Stati Uniti un brevetto relativo a un contenitore commestibile per il gelato.

Da allora la cialda è diventata parte integrante dell'immaginario del gelato.

Quando la coppetta cambia il rituale

Poi c'è la coppetta.

A prima vista sembra soltanto un contenitore diverso, ma cambia completamente il modo di degustare il gelato. Non c'è più la cialda a intervenire sul sapore e sulla consistenza: rimane soltanto il gelato, da raccogliere lentamente con il cucchiaino.

La coppetta si presta inoltre a una degustazione più ordinata e pratica. È facile da trasportare, permette di mangiare con maggiore tranquillità e si adatta bene anche a chi vuole concentrarsi sulle diverse consistenze del gelato.

Non è quindi semplicemente l'alternativa al cono: è un altro modo di vivere lo stesso piacere.

Cono e coppetta raccontano due esperienze diverse

La differenza più interessante non è necessariamente quale formato venga scelto più spesso, ma che tipo di esperienza crea ciascuno.

Il cono aggiunge il contrasto tra la cremosità del gelato e la croccantezza della cialda. La coppetta, invece, lascia il gelato protagonista assoluto.

Il primo richiama immediatamente la passeggiata e la dimensione informale. La seconda può diventare una degustazione più lenta e concentrata.

È una differenza piccola, ma sufficiente a dimostrare quanto il contenitore possa influenzare il nostro rapporto con un alimento.

Il gelato non è più soltanto una cosa da estate

Anche il momento in cui mangiamo il gelato è cambiato.

Per molto tempo è stato associato soprattutto alle giornate calde, alle vacanze e alle passeggiate estive. Oggi questa stagionalità è molto meno rigida.

Un'indagine IGI-Doxa rilevava già che il 35% degli intervistati consumava gelato durante tutto l'anno. Il gelato è quindi progressivamente passato dall'essere una presenza quasi esclusivamente estiva a diventare una possibilità in molti momenti diversi.

La gelateria non è più soltanto una tappa delle vacanze: può essere una pausa durante una giornata in città, un appuntamento dopo cena o un piccolo rito del fine settimana.

Dalla gelateria al divano di casa

Un'altra trasformazione importante riguarda il luogo.

Il gelato non viene più consumato necessariamente fuori casa. Vaschette, barattoli e altri formati hanno reso sempre più semplice portare il gelato dalla gelateria alla tavola di casa.

Le rilevazioni sui consumi mostrano infatti una netta presenza del gelato confezionato tra le mura domestiche, mentre fuori casa rimangono particolarmente importanti proprio cono e coppetta.

Cambiano quindi anche le occasioni: il gelato può essere una merenda individuale, un dessert dopo cena oppure qualcosa da condividere con la famiglia.

Non esiste più soltanto il gelato da mangiare con il cucchiaino

La trasformazione più evidente degli ultimi anni è forse la moltiplicazione dei formati.

Cono e coppetta rimangono due grandi classici, ma accanto a loro troviamo vaschette, stecchi, biscotti, barattoli e brioche ripiene di gelato.

Il gelato diventa così anche ingrediente di una preparazione più elaborata, dessert da condividere oppure prodotto pensato per una pausa veloce.

È un'evoluzione che mostra come il gelato sia riuscito a entrare in occasioni di consumo molto diverse tra loro.

Il gesto conta quasi quanto il gusto

C'è però qualcosa che non è cambiato.

Il gelato continua a essere legato a una sensazione di piacere, libertà e convivialità. Secondo una rilevazione dell'Istituto del Gelato Italiano, gli italiani associano il gelato soprattutto a gusto e piacere, ma anche ad allegria, compagnia e libertà.

Forse è proprio questo il motivo per cui continuiamo a discutere sul cono e sulla coppetta.

Non stiamo scegliendo soltanto dove mettere il gelato. Stiamo scegliendo come vogliamo vivere quel momento.

La vera evoluzione è nella libertà di scegliere

Dal cono mangiato camminando alla coppetta gustata lentamente, dalla vaschetta condivisa sul divano alla brioche trasformata in dessert: il gelato ha cambiato forme, occasioni e modalità di consumo.

Ma il suo fascino rimane sorprendentemente semplice.

Basta entrare in una gelateria, guardare il banco e scegliere.

E forse è proprio questo il bello: che davanti a una fila di gusti colorati continuiamo a sentirci un po' bambini, anche quando abbiamo imparato che il vero dilemma non è soltanto pistacchio o cioccolato.

È anche cono o coppetta.

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