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Chiomonte, dove la montagna diventa vino


Chiomonte, dove la montagna diventa vino
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Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività

Chiomonte incanta tra montagne, vigne terrazzate e antiche tradizioni: un viaggio nella Val di Susa dove l’Avanà e il Vino del Ghiaccio raccontano la storia.

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Chiomonte, dove la montagna diventa vino

Ci sono luoghi in cui la montagna non è soltanto un paesaggio da contemplare. È una presenza viva, modellata nei secoli dal lavoro dell’uomo, dalle stagioni e dalla capacità di trasformare anche la difficoltà in una forma di bellezza.

Chiomonte, nel cuore dell’Alta Val di Susa, è uno di questi luoghi.

Qui le montagne fanno da cornice a un territorio che sorprende per la sua identità. A quote comprese tra circa 750 e 1.500 metri, il paese e le sue frazioni di Ramats e Frais si distribuiscono sui due versanti della valle, mentre storia, architettura rurale e viticoltura raccontano un rapporto antico tra comunità e territorio.

È soprattutto tra le vigne che Chiomonte rivela il suo volto più inatteso. Perché in una valle alpina, dove il clima e la pendenza sembrerebbero mettere alla prova ogni coltivazione, la vite è riuscita a diventare una parte essenziale dell'identità locale.

Una terra di confine, sospesa tra storia e montagne

Per secoli Chiomonte è stata una terra di passaggio e di confine. Ultimo centro dell'area occitana, il paese ha conosciuto la lunga influenza del Delfinato prima di tornare al Piemonte nel 1713, dopo quasi cinque secoli di dominio francese.

Ancora oggi questa storia sembra emergere dai suoi angoli più discreti: portici medievali, cortili, antiche fontane, affreschi, mulini e testimonianze di un passato nel quale la montagna non rappresentava un limite, ma una strada da attraversare e abitare.

Tuttavia, c'è un'altra storia che corre parallela a quella politica e militare. È la storia della vite.

Le prime testimonianze documentate della viticoltura locale risalgono almeno al Medioevo: il Comune di Chiomonte ricorda infatti riferimenti alle vigne già nel 1088, mentre la presenza della vite sul territorio sarebbe molto più antica.

Ed è proprio questa continuità a rendere il paesaggio vitivinicolo chiomontino così prezioso.

Ramats, dove le vigne sfidano la montagna

Per comprendere davvero l'anima di Chiomonte bisogna salire verso Ramats.

La frazione si trova sul versante particolarmente soleggiato della valle e conserva uno dei paesaggi più suggestivi della viticoltura alpina valsusina. Qui i vigneti si arrampicano sui pendii attraverso antichi terrazzamenti sostenuti da muri in pietra a secco.

È un paesaggio costruito lentamente, generazione dopo generazione.

Ogni muro racconta fatica. Ogni filare racconta pazienza. Ogni piccolo appezzamento testimonia la determinazione di comunità che hanno imparato a coltivare la terra anche quando la terra sembrava non voler concedere nulla.

Le pendenze sono importanti e, in alcuni tratti, i terrazzamenti arrivano fino a circa mille metri di quota. Le antiche vigne erano organizzate con sistemi di allevamento studiati per resistere al vento, alla siccità e alle condizioni particolari del versante.

Nel frattempo, la natura ha riconquistato parte degli spazi un tempo coltivati. E proprio tra boschi e sentieri è ancora possibile scorgere muri, filari e testimonianze di quella che un tempo era una viticoltura molto più estesa.

È questa la ragione per cui parlare di vino eroico non è soltanto una definizione suggestiva. È il modo più immediato per raccontare la difficoltà e insieme la straordinaria autenticità di questa coltivazione.

L'Avanà, il vitigno che racconta la Val di Susa

Al centro di questa storia c'è l'Avanà, uno dei vitigni simbolo della viticoltura valsusina.

La sua presenza è profondamente legata alla storia agricola di Chiomonte e la tradizione locale ne fa uno dei protagonisti dell'identità vitivinicola del territorio. Oggi l'Avanà rappresenta una delle espressioni più riconoscibili della produzione locale e rientra nella denominazione Valsusa DOC.

Il vino che nasce da queste uve porta con sé le caratteristiche di un ambiente particolare: altitudine, forte esposizione solare, escursioni termiche e terreni che alternano pietrisco e superfici terrazzate.

Ma c'è qualcosa di più.

Bere un vino prodotto a Chiomonte significa, in qualche modo, assaggiare un paesaggio.

Significa ritrovare nel bicchiere la luce delle montagne, la severità dei pendii e quella ostinata capacità della comunità locale di continuare a coltivare una tradizione che avrebbe potuto scomparire.

Il Vino del Ghiaccio: quando l'inverno diventa vendemmia

E poi c'è una storia ancora più sorprendente.

A Chiomonte nasce il Vino del Ghiaccio, una produzione decisamente particolare che porta all'estremo il rapporto tra viticoltura e clima alpino.

Il nome non è una metafora. Le uve vengono lasciate sulla pianta fino all'inverno e la vendemmia viene effettuata in condizioni di temperature molto basse, generalmente a gennaio. Il freddo diventa così parte integrante del processo produttivo.

È una vendemmia che richiede precisione, manualità e soprattutto la capacità di attendere.

Mentre la natura sembra suggerire di fermarsi, il viticoltore torna tra i filari.

Il gelo contribuisce a concentrare gli zuccheri negli acini e il risultato è un vino particolare, destinato anche alla meditazione, nel quale possono emergere note fruttate, dolci e aromatiche accompagnate da una piacevole freschezza.

Dal 2006 questa produzione rappresenta un'altra delle peculiarità che rendono Chiomonte un luogo vitivinicolo davvero singolare.

Quando il paesaggio diventa patrimonio

Passeggiare tra Chiomonte e Ramats significa quindi attraversare molto più di un semplice territorio montano.

I sentieri conducono verso antiche mulattiere, terrazzamenti, testimonianze dell'architettura rurale e luoghi nei quali la presenza dell'uomo si è intrecciata con quella della montagna per secoli.

In questo scenario, il vino diventa un elemento capace di unire passato e futuro.

Da una parte c'è la memoria di una viticoltura che un tempo ricopriva superfici molto più ampie. Dall'altra ci sono produttori e comunità che stanno mantenendo viva una tradizione preziosa, trasformandola in una nuova opportunità per il territorio.

Ed è forse proprio questo il fascino più autentico di Chiomonte: non essere un luogo rimasto immobile nel tempo, ma un paese che continua a raccontare la propria identità attraverso ciò che ha scelto di conservare.

Chiomonte, una storia da assaporare lentamente

In un'Italia spesso raccontata attraverso le grandi città d'arte, i monumenti più celebri e le destinazioni più conosciute, esistono luoghi capaci di sorprendere proprio perché chiedono al visitatore di rallentare.

Chiomonte è uno di questi.

Qui la montagna incontra la vite, la storia incontra il presente e un antico vitigno come l'Avanà diventa il filo conduttore di una narrazione che attraversa generazioni.

E quando il paesaggio si accende della luce della sera, tra i terrazzamenti di Ramats e le montagne della Val di Susa, diventa facile comprendere perché alcune tradizioni non siano semplicemente produzioni agricole.

Sono memoria.

Sono identità.

Sono patrimonio.

E, soprattutto, sono storie che meritano di essere raccontate.

Hai mai visitato Chiomonte o assaggiato un vino della Val di Susa? Scrivilo nei commenti e raccontaci la tua esperienza.

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