Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività
A Collegno un weekend racconta una città viva: cultura, imprese, tradizioni, inclusione e persone si incontrano in una storia tutta da vivere.
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Collegno, un weekend che racconta una città viva
Ci sono momenti in cui capisci che una città non è fatta soltanto di strade, piazze e palazzi. È fatta di persone. Di storie che si incontrano. Di tradizioni che resistono. Di realtà che cambiano e di nuove energie che arrivano.
Questo weekend a Collegno è stato proprio così.
Un susseguirsi di appuntamenti apparentemente diversi, ma legati da un filo invisibile: la voglia di stare insieme, di condividere, di ricordare e, soprattutto, di costruire futuro.
È iniziato con la fotografia e con un traguardo importante: i 50 anni del Fotogruppo “L’Incontro”. Mezzo secolo di immagini significa raccontare una comunità attraverso gli occhi di chi l’ha osservata, interpretata e trasformata in memoria.
Ogni fotografia conserva qualcosa che altrimenti rischierebbe di scomparire. Un volto, un luogo, un momento. E così, fotografia dopo fotografia, anche la storia di Collegno continua a trovare nuove forme per essere raccontata.
Poi la memoria ha incontrato la cultura nella sede degli Alpini, con la presentazione del libro di Luciano Sartori. Un’occasione di confronto e di condivisione che ancora una volta mi ha ricordato quanto siano preziosi i luoghi nei quali le persone possono incontrarsi e raccontarsi.
Quando la cultura diventa incontro
A rendere ancora più ricco questo percorso è stata la presentazione del noir di Enrico Pandiani.
Anche un libro può diventare un’occasione per creare comunità. Perché leggere non significa soltanto entrare in una storia: significa incontrare nuovi punti di vista, confrontarsi, lasciarsi sorprendere.
E poi è arrivato uno dei momenti più emozionanti: il saluto a Don Romeo.
Un saluto affettuoso, partecipato, pieno di riconoscenza. Ci sono persone che non attraversano semplicemente la vita di una comunità: ne diventano parte. E quando arriva il momento di salutarle, ci si accorge di quanti ricordi, incontri e legami abbiano lasciato dietro di sé.
Ottant’anni di impresa, quasi sessant’anni di territorio
La storia, però, non vive soltanto nei libri o nelle fotografie.
Vive anche nel lavoro.
Ho avuto il piacere di festeggiare gli 80 anni di Ilsa, un’azienda che è presente sul nostro territorio da quasi sessant’anni e che ha costruito nel tempo un legame importante con la comunità.
Le Napoletane Ilsa sono arrivate nelle cucine di grandi chef, star e personalità, ma il risultato più significativo è forse un altro: sono entrate nelle case di tante famiglie.
Dietro questo traguardo ci sono decenni di lavoro, intuizioni, sacrifici e passaggi generazionali. Una storia d’impresa che è diventata anche una storia di territorio.
E raccontarla attraverso un libro dedicato alla famiglia Rossi ha dato ancora più valore a questo anniversario: perché ogni azienda ha un cuore, e quel cuore sono le persone che l’hanno costruita.
Una bocciofila che riparte per tutta la città
Poi c’è una storia che parla di tradizione, ma soprattutto di futuro.
La storica Bocciofila La Certosa riparte con la nuova presidente Mirella Bernardi e il nuovo direttivo. L’obiettivo è rilanciare il Bocciodromo Giuseppe Ferro di via del Brucco, uno dei pochi rimasti nella zona ovest di Torino.
Le bocce restano il cuore di questo luogo. Una tradizione antica, fatta di gioco, socialità e incontro.
Ma oggi la sfida è ancora più grande: trasformare il bocciodromo in uno spazio aperto a tutti, capace di accogliere nuove attività e nuove generazioni.
È così che una tradizione può continuare a vivere: non chiudendosi nel passato, ma aprendosi al futuro.
RUN4AUTISM 2026, quando esserci fa la differenza
E infine RUN4AUTISM 2026.
Una grande festa, con tanta partecipazione e, soprattutto, tanta sensibilità.
Sono occasioni come questa a ricordarci che una comunità diventa davvero forte quando nessuno viene lasciato indietro e quando la parola inclusione smette di essere soltanto un concetto e diventa partecipazione concreta.
Essere presenti, in questi momenti, significa scegliere da che parte stare.
E io sono felice di esserci stata.
Il vero filo conduttore? Le persone
Ripensando a tutto questo weekend, mi accorgo che gli appuntamenti erano tanti, ma il filo conduttore era uno solo.
Le persone.
Quelle che fotografano la storia. Quelle che la raccontano attraverso un libro. Quelle che costruiscono imprese e lavoro. Quelle che tengono vive tradizioni antiche. Quelle che aprono nuovi spazi alla comunità. E quelle che scelgono di correre insieme per costruire una società più inclusiva.
È questo il volto più bello di Collegno: una città che non si limita a vivere i propri eventi, ma che attraverso gli eventi riesce a riconoscersi.
Ed è proprio per questo che amo raccontare il mio “Dopo Domenica è Lunedì”.
Perché quando il weekend finisce, le storie non finiscono affatto. Restano i legami, le idee, i progetti e quella straordinaria energia quotidiana che permette a una comunità di andare avanti.
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Perché ogni comunità ha tante storie. E spesso, la più bella, è ancora quella che deve essere raccontata.
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