Se hai avuto vertigini e sei andato dall'otorino - e non hanno trovato niente - probabilmente ti è stato detto che era 'labirintite' o 'stress'. Se ci sei tornato sei mesi dopo con lo stesso problema, forse ti hanno consigliato un neurologo. Se anche lì l'esito era 'tutto nella norma'... non sei solo.
Esiste una forma di vertigine che è sistematicamente sottodiagnosticata: la vertigine cervicogenica. Non parte dall'orecchio. Non è di origine neurologica. Ha origine nel collo.
Le vertebre cervicali - in particolare la zona alta, intorno a C1 e C2 - sono riccamente innervate da recettori propriocettivi. Questi recettori inviano continuamente segnali al cervelletto e alle strutture vestibolari del cervello, dicendo loro dove si trova la testa nello spazio. In condizioni normali, questo sistema lavora in perfetta sincronia con le informazioni visive e quelle dell'orecchio interno.
Quando però la muscolatura cervicale è contratta, infiammata o quando le vertebre hanno perso il loro allineamento ottimale, questi recettori possono inviare segnali anomali o conflittuali. Il cervello riceve due messaggi contraddittori - uno dall'orecchio, uno dal collo - e il risultato è il disequilibrio che chiamiamo vertigine.
La vertigine cervicogenica ha caratteristiche tipiche che la distinguono da quella periferica: compare spesso dopo movimenti del collo (girare la testa, alzarsi di scatto), peggiora con la postura prolungata (ore alla scrivania, in macchina), si associa frequentemente a rigidità o dolore cervicale, e può accompagnarsi a nausea leggera e difficoltà di messa a fuoco visiva.
Uno studio pubblicato sul Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy ha stimato che la vertigine cervicogenica rappresenta fino al 20-58% delle vertigini croniche nei pazienti che non rispondono alle terapie tradizionali.
La diagnosi non è banale, perché richiede di escludere cause periferiche e centrali, e poi di cercare attivamente il coinvolgimento cervicale. Ma quando viene identificata, le opzioni terapeutiche esistono e sono efficaci. La cosa più importante è non arrendersi alla risposta 'non si trova niente'. Il corpo ha sempre un motivo per quello che fa.
Un aspetto che la ricerca recente sta approfondendo riguarda il ruolo dell'allineamento delle vertebre cervicali alte - in particolare C1, l'Atlante - nella genesi di questa forma di vertigine. Quando questa vertebra non è in posizione ottimale, la tensione che si crea sui muscoli e sui recettori circostanti può diventare una fonte cronica di segnali errati verso il cervelletto. In questi casi, agire sull'allineamento strutturale - e non solo sulla sintomatologia - tende a produrre risultati più stabili nel tempo rispetto ai trattamenti puramente sintomatici. Non è una soluzione universale, ma è una variabile che vale la pena considerare quando le vertigini non rispondono alle terapie convenzionali.
Fonte: Reid SA et al., JOSPT 2023 | Staab JP, Curr Opin Neurol. 2023 | Reiley AS et al., Front Neurosci. 2017 | Kessinger RC & Boneva DV, J Manipulative Physiol Ther. 2000
Hai mai avuto vertigini ricorrenti senza una spiegazione chiara? Hai mai collegato la comparsa dei giramenti di testa a movimenti del collo o alla postura? Raccontamelo nei commenti - e condividi con chi conosci che lotta con questo problema.

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