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Quando pensiamo alla sostenibilità immaginiamo spesso pannelli solari, auto elettriche o edifici ad alta efficienza. Ma la transizione verso un uso più responsabile delle risorse passa anche da luoghi che normalmente non vediamo.
Uno di questi è la lavanderia industriale.
Dietro la biancheria pulita di hotel, ristoranti, strutture sanitarie, aziende e comunità c’è infatti un processo complesso, nel quale ogni giorno vengono utilizzate grandi quantità di acqua ed energia. Lavare, asciugare e stirare migliaia di chilogrammi di tessuti richiede risorse importanti.
Ed è proprio qui che la tecnologia può fare la differenza.
Lavare di più utilizzando meno acqua
La prima grande sfida riguarda naturalmente l’acqua.
In una lavanderia industriale non si può semplicemente pensare di ridurre i lavaggi: la qualità del risultato deve rimanere elevata e gli standard igienici devono essere rispettati.
La soluzione passa quindi dall'efficienza dei processi.
Le moderne linee di lavaggio possono recuperare e filtrare parte dell'acqua utilizzata in determinate fasi, per poi reimpiegarla dove è ancora perfettamente funzionale. In questo modo la stessa risorsa può contribuire a più passaggi del processo.
Uno studio condotto su una lavanderia industriale italiana ha rilevato, in uno specifico impianto analizzato, che il recupero dell'acqua tra le diverse fasi permetteva di arrivare a un consumo di circa 5 litri per chilogrammo di biancheria.
Non esiste naturalmente un valore valido per tutte le lavanderie: consumi e risultati dipendono dagli impianti, dai tessuti trattati e dai cicli utilizzati.
Il principio, però, è sempre lo stesso: non considerare l'acqua utilizzata una risorsa usa e getta.
Anche il calore può essere recuperato
C'è poi una seconda risorsa preziosa che in una lavanderia industriale è presente praticamente ovunque: il calore.
Acqua calda, aria di scarico, vapori e fumi possono contenere ancora una quantità significativa di energia.
Gli impianti più efficienti utilizzano sistemi di recupero del calore per trasferire parte di questa energia ad altri processi, per esempio per preriscaldare l'acqua necessaria ai lavaggi.
È una logica molto diversa da quella tradizionale: invece di produrre continuamente nuova energia per ogni fase, si cerca di recuperare quella già utilizzata e darle una seconda vita.
La ricerca e la sperimentazione nel settore stanno lavorando proprio su questo principio, con sistemi capaci di recuperare il calore proveniente dai processi di asciugatura e utilizzarlo nuovamente all'interno della lavanderia.
L'asciugatura: uno dei momenti più energivori
Se lavare richiede acqua, asciugare richiede soprattutto energia.
Portare grandi quantità di tessuti dall'umidità alla completa asciugatura significa riscaldare aria e materiali, mantenere temperature elevate e movimentare continuamente grandi volumi di biancheria.
Per questo l'asciugatura rappresenta uno dei punti sui quali intervenire per migliorare l'efficienza energetica.
Recuperare il calore dell'aria in uscita, ottimizzare la temperatura e utilizzare sistemi più efficienti significa ridurre l'energia necessaria per ottenere lo stesso risultato.
Anche in questo caso la tecnologia non elimina il processo: lo rende più intelligente.
Dalla lavatrice all'intero impianto
La vera evoluzione, però, non riguarda soltanto le singole macchine.
Una lavanderia industriale moderna può essere considerata come un unico sistema nel quale acqua, energia, temperatura, tempi e quantità di biancheria sono collegati tra loro.
Monitorare i consumi in tempo reale permette di capire dove vengono utilizzate più risorse e dove esistono margini di miglioramento.
Un recente progetto europeo coordinato da Fraunhofer ISE, dedicato proprio alle lavanderie industriali, sta analizzando l'integrazione tra monitoraggio dei consumi di acqua ed energia, recupero del calore ed energia solare.
È un approccio importante perché la sostenibilità non nasce da una singola macchina miracolosa.
Nasce dalla capacità di far dialogare tra loro tutte le parti dell'impianto.
Anche l'energia rinnovabile entra in lavanderia
Ridurre i consumi è il primo passo. Utilizzare energia proveniente da fonti rinnovabili è il secondo.
Il fotovoltaico può diventare particolarmente interessante per strutture che hanno consumi energetici elevati e una produzione distribuita durante la giornata.
Il caso studiato in Italia è significativo: in una lavanderia industriale analizzata, l'impianto fotovoltaico installato nel 2023 ha prodotto 182,5 MWh tra aprile e dicembre, coprendo complessivamente il 28,8% dei consumi nel periodo considerato.
Questo dimostra come la produzione energetica direttamente sul posto possa contribuire a ridurre l'impatto ambientale di un'attività fortemente energivora.
Non significa che ogni lavanderia possa ottenere gli stessi risultati: dimensioni dell'impianto, superficie disponibile, stagionalità e profilo dei consumi fanno la differenza.
Ma il modello è replicabile.
La sostenibilità passa anche dai detergenti
Acqua ed energia non sono gli unici elementi da considerare.
Anche detergenti e prodotti chimici utilizzati durante il lavaggio fanno parte dell'impatto complessivo del processo.
La ricerca italiana sulla valutazione del ciclo di vita di una lavanderia industriale ha evidenziato infatti che detergenti e agenti di lavaggio contribuiscono in maniera significativa all'impatto della fase di lavaggio.
Anche qui entra in gioco la tecnologia: dosaggi più precisi, sistemi automatizzati e programmi calibrati possono evitare di utilizzare più prodotto del necessario.
Meno sprechi significa quindi non soltanto risparmiare materia prima, ma anche ridurre ciò che finisce nelle acque reflue.
Efficienza significa anche lavorare meglio
C'è poi un aspetto interessante: sostenibilità ed efficienza produttiva spesso viaggiano nella stessa direzione.
Utilizzare meno acqua, recuperare calore, ottimizzare i cicli e monitorare i consumi non significa necessariamente rallentare la produzione.
Al contrario, una macchina più efficiente può permettere di gestire grandi quantità di biancheria con maggiore precisione, riducendo tempi morti, sprechi e consumi inutili.
La tecnologia diventa quindi uno strumento che mette insieme due esigenze apparentemente diverse: rispettare l'ambiente e mantenere elevati standard produttivi.
Dal modello lineare a quello circolare
La grande trasformazione consiste forse proprio nel cambiare mentalità.
Nel modello tradizionale una risorsa entra, viene utilizzata e poi viene eliminata.
Nel modello più efficiente, invece, si cerca continuamente ciò che può essere recuperato: acqua, calore, energia, materiali.
L'acqua utilizzata in una fase può diventare utile in quella successiva. Il calore prodotto da un processo può contribuire a quello successivo. L'energia solare può alimentare direttamente le attività durante le ore di produzione.
È una piccola rivoluzione industriale costruita non sulla riduzione del lavoro, ma sulla riduzione degli sprechi.
La lavanderia del futuro sarà sempre più intelligente
La lavanderia industriale sostenibile non sarà semplicemente quella che consuma meno.
Sarà quella capace di sapere quanto consuma, dove consuma e perché.
Sensori, sistemi di controllo, automazione, recupero dell'acqua e del calore, energie rinnovabili e macchinari ad alta efficienza stanno trasformando progressivamente un'attività tradizionalmente molto energivora in un processo più controllato.
La sostenibilità, in questo scenario, non è un elemento aggiunto alla fine del processo.
È progettata fin dall'inizio.
E forse è proprio questa la direzione più interessante dell'industria contemporanea: non chiedersi soltanto come produrre di più, ma come ottenere lo stesso risultato utilizzando meglio ciò che abbiamo.
Perché anche una lavanderia industriale può diventare un laboratorio di innovazione ambientale. E, quando milioni di chilogrammi di biancheria passano ogni anno attraverso questi impianti, ogni litro d'acqua recuperato e ogni unità di energia risparmiata può trasformarsi in un risultato tutt'altro che piccolo.
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