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Francesco Palmieri
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Perché “lasciare andare” è uno dei consigli più fraintesi


Perché “lasciare andare” è uno dei consigli più fraintesi
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“Lascia andare” è un consiglio che suona semplice, quasi elegante. Il problema è che spesso viene detto come se fosse un interruttore: decidi di mollare, e il peso sparisce. Ma nella vita reale non funziona così.

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Lasciare andare non significa dimenticare, negare o diventare indifferenti. Significa, più concretamente, smettere di alimentare qualcosa che ti tiene incastrato: un pensiero, una persona, un controllo, un’aspettativa, un ruolo che non regge più.

Il fraintendimento più comune

Il fraintendimento nasce perché “lasciare andare” viene spesso presentato come un gesto mentale rapido, quando in realtà è un processo. Non si lascia andare per forza di volontà, ma perché si smette gradualmente di aggrapparsi a ciò che consuma energia senza più dare nulla in cambio.

Qui c’è un punto importante: molte persone credono che lasciare andare significhi essere deboli o arrendersi. In realtà, spesso è il contrario. È un atto di lucidità: riconosci che tenere tutto stretto ti costa più di quanto ti protegga.

Non è dimenticare, è disidentificarsi

Uno dei motivi per cui questo consiglio crea confusione è che viene confuso con la rimozione. Ma lasciare andare non vuol dire cancellare il passato. Vuol dire non lasciare che il passato governi ogni tua reazione presente.

Molti articoli sul tema lo dicono in modo quasi poetico, ma il punto psicologico è molto più concreto: quando continui a rimuginare, tieni attivo ciò che ti fa male. Quando inizi a guardarlo con più distanza, riduci l’aggancio emotivo.

Perché è così difficile

Perché lasciar andare tocca zone molto sensibili: bisogno di controllo, paura del vuoto, timore di perdere una parte di identità. A volte non stai tenendo stretta solo una persona o una situazione. Stai tenendo stretta l’idea di chi eri dentro quella storia.

Ed è qui che il consiglio diventa frainteso: ti dicono di mollare, ma nessuno ti dice che prima devi attraversare il dolore del distacco. Non c’è leggerezza vera senza un passaggio di consapevolezza.

Lasciare andare non è passività

Questo è il punto che vale più di tutti. Lasciare andare non significa subire, né smettere di agire. Significa smettere di combattere ciò che non puoi più controllare e usare le energie che restano per rispondere in modo più pulito alla realtà.

In pratica: non stai rinunciando a te stesso. Stai rinunciando a ciò che ti consuma. E questa differenza cambia tutto.

Come si fa davvero

Non c’è una formula magica, ma ci sono passaggi molto più onesti del “basta lasciar andare”:

  • Nomina cosa stai trattenendo. Se non sai cos’è, non puoi mollarlo.

  • Osserva cosa ti costa tenerlo stretto.

  • Accetta il disagio del distacco, senza travestirlo da filosofia.

  • Rimetti energia nel presente, invece di continuare a investirla in una battaglia già persa.

Lasciare andare, in questo senso, non è un atto romantico. È una scelta di igiene mentale. E proprio per questo è molto più difficile di come viene raccontato.

La verità scomoda

Il problema non è il consiglio in sé. Il problema è che lo abbiamo trasformato in una frase veloce per saltare il lavoro emotivo. Ma il lavoro emotivo non si salta. Si attraversa.

E forse il punto è proprio questo: lasciar andare non è smettere di sentire. È smettere di restare incollati a ciò che ormai chiede solo di essere lasciato in pace.

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