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Passiamo sul materasso circa un terzo della nostra vita, ma spesso è uno degli oggetti della casa a cui prestiamo meno attenzione.
Lo compriamo, ci dormiamo sopra per anni e, finché non si rompe qualcosa di evidente, tendiamo a pensare che possa continuare a fare il suo lavoro indefinitamente.
In realtà anche un materasso invecchia.
I materiali perdono progressivamente elasticità, le zone sottoposte a maggiore pressione possono deformarsi e il sostegno può diventare meno uniforme. Non esiste però una data di scadenza uguale per tutti: in media un materasso può durare circa 7-10 anni, ma la durata dipende dal modello, dai materiali, dalla qualità costruttiva e dalle modalità di utilizzo.
La domanda più importante, quindi, non è soltanto “da quanti anni ce l'ho?”.
È: continua davvero a farmi dormire bene?
Il materasso non è eterno
Un materasso viene sottoposto ogni notte a ore di pressione, movimento e variazioni di temperatura.
Nel tempo, schiume e materiali di comfort possono perdere parte della loro capacità di tornare alla forma originaria, mentre nei modelli a molle anche il sistema di sostegno può modificarsi.
Il risultato non arriva necessariamente all'improvviso.
Spesso il deterioramento è talmente graduale che ci abituiamo alla nuova sensazione senza rendercene conto.
Quello che qualche anno prima ci sembrava comodo diventa semplicemente “normale”.
Ed è proprio questa gradualità a rendere difficile capire quando sia arrivato il momento di cambiare.
La prima spia è il sonno
Uno dei segnali più interessanti non si trova guardando il materasso, ma osservando come ci sentiamo al mattino.
Facciamo più fatica ad addormentarci? Ci svegliamo spesso durante la notte? Ci alziamo stanchi anche dopo aver dormito abbastanza? Facciamo fatica a trovare una posizione comoda?
Un materasso che non offre più il giusto sostegno o sollievo dalla pressione può contribuire a peggiorare il comfort e la qualità del sonno.
Naturalmente una notte difficile non significa che il materasso sia da sostituire.
Ma se il cambiamento diventa persistente e coincide con l'invecchiamento del materasso, vale la pena chiedersi se le due cose siano collegate.
Quando compare la famosa “conca”
È forse il segnale più evidente.
Una superficie che presenta una vera e propria depressione nella zona in cui dormiamo indica che il materasso ha perso parte della sua capacità di sostenere il corpo in modo uniforme.
Il fenomeno può interessare soprattutto le zone sottoposte a maggiore pressione, come quelle corrispondenti a spalle e bacino.
Non tutte le leggere impronte sono necessariamente un problema: alcuni materiali possono mostrare normali segni di utilizzo.
La questione cambia quando la deformazione diventa evidente anche senza nessuno sopra il letto oppure quando ci si ritrova sistematicamente a dormire “dentro” una conca.
In quel caso il problema non è più soltanto estetico.
Anche il corpo può dare un segnale
Al mattino ci si può accorgere di qualcosa che prima non c'era: rigidità, fastidi o una sensazione di aver dormito in una posizione poco naturale.
Non significa che ogni dolore al risveglio dipenda dal materasso. Postura, attività fisica, condizioni individuali e numerosi altri fattori possono influenzare il modo in cui ci sentiamo.
Tuttavia, quando i fastidi compaiono o aumentano insieme al deterioramento evidente del materasso, anche questo può essere un elemento da valutare.
Un sistema letto che non sostiene più adeguatamente il corpo può infatti compromettere comfort e qualità del riposo.
Il rumore delle molle non è soltanto un fastidio
Nei materassi a molle può comparire un altro segnale: il rumore.
Scricchiolii o suoni insoliti quando ci si gira possono indicare che alcune componenti stanno invecchiando. Non sempre significano necessariamente che il materasso sia da buttare immediatamente, ma diventano un campanello d'allarme soprattutto quando si accompagnano a cedimenti o perdita di comfort.
E c'è anche un aspetto molto pratico.
Se ogni movimento del partner provoca rumori o trasferimenti di movimento che prima non si verificavano, la qualità del sonno può risentirne.
Il numero degli anni conta, ma non basta
Dire “un materasso dura otto anni” è troppo semplicistico.
La durata varia in base alla costruzione e ai materiali. Le stime disponibili mostrano infatti differenze tra le diverse tipologie: alcuni materassi in schiuma possono avere una durata media più breve, mentre il lattice tende a essere più resistente; anche i modelli a molle e gli ibridi presentano durate differenti.
Anche il modo in cui viene utilizzato influisce.
Un materasso usato ogni notte da una persona può subire un'usura diversa rispetto a quello di una stanza degli ospiti utilizzata occasionalmente.
Per questo gli anni sono un'indicazione, non una sentenza.
Anche la base del letto ha la sua importanza
Quando un materasso sembra perdere sostegno, non bisogna guardare necessariamente soltanto il materasso.
Anche la base sulla quale viene appoggiato deve essere adeguata e compatibile con le indicazioni del produttore.
Una struttura non adatta o insufficientemente sostenuta può favorire deformazioni e compromettere il funzionamento del materasso. Le indicazioni relative alla base sono inoltre spesso parte delle condizioni di garanzia.
Prima di decidere che il problema sia esclusivamente il materasso, quindi, vale la pena controllare l'intero sistema letto.
Un topper può essere una soluzione?
Quando compare un primo cedimento, un topper può talvolta migliorare temporaneamente la sensazione di comfort.
Ma bisogna distinguere tra comfort e sostegno.
Se la struttura interna del materasso è ormai deteriorata e presenta un cedimento importante, aggiungere uno strato superiore non risolve la causa del problema. Può modificare la sensazione superficiale, ma non riportare il materasso alle condizioni originarie.
Può quindi essere una soluzione provvisoria in determinate situazioni, non necessariamente un modo per rimandare indefinitamente la sostituzione.
Prima di cambiarlo, osserviamolo davvero
A volte bastano pochi minuti per capire molto.
Togliere tutta la biancheria e osservare la superficie senza nessuno sopra permette di verificare la presenza di cedimenti, deformazioni o zone consumate.
Poi ci si può chiedere:
Dormo ancora bene come qualche anno fa?
Mi sveglio riposato?
Il materasso sostiene ancora il corpo in modo uniforme?
Ci sono rumori o deformazioni che prima non c'erano?
Quanti anni ha e come è stato utilizzato?
La risposta complessiva è più significativa di un singolo dato.
Il momento giusto non è necessariamente dopo dieci anni
Aspettare che un materasso arrivi a un'età precisa può essere fuorviante.
Un modello di buona qualità, utilizzato e mantenuto correttamente, può continuare a offrire un buon livello di comfort oltre la media. Al contrario, un materasso di qualità inferiore può mostrare problemi molto prima.
Il criterio più utile rimane quindi l'insieme di età, condizioni del materasso e qualità del sonno.
Quando il sostegno diminuisce, compaiono cedimenti evidenti e il riposo non è più quello di un tempo, continuare a rimandare potrebbe non avere molto senso.
Un materasso nuovo non è un lusso
Sostituire un materasso non significa necessariamente inseguire l'ultimo modello o spendere cifre elevate.
Significa riconoscere che ciò che utilizziamo ogni notte è soggetto a usura e che il suo compito principale è permetterci di riposare adeguatamente.
Il materasso perfetto non è quello più costoso, più tecnologico o più pubblicizzato.
È quello che, in relazione alle caratteristiche della persona e del sistema letto, riesce a offrire comfort e sostegno adeguati nel tempo.
E forse il momento giusto per cambiarlo non arriva quando il materasso diventa improvvisamente inutilizzabile.
Arriva molto prima, quando iniziamo ad accorgerci che dormire bene non è più così naturale come una volta.
Perché un buon materasso non dovrebbe semplicemente accompagnarci durante la notte.
Dovrebbe permetterci di arrivare al mattino sentendo che abbiamo davvero riposato.
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