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Dal movimento alla mente, in Piemonte la riabilitazione del Parkinson si rinnova con AFA, tecnologie digitali e nuove reti sociali contro l’isolamento.
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Quando la riabilitazione esce dalla palestra
C’è un momento, nel percorso con il Parkinson, in cui la parola “cura” assume un significato più ampio. Non riguarda soltanto la terapia farmacologica o la visita specialistica, ma comprende anche il movimento, la mente, le relazioni e la possibilità di continuare a sentirsi parte di una comunità.
È proprio da questa consapevolezza che stanno nascendo nuovi modelli di supporto sul territorio piemontese. Percorsi nei quali la riabilitazione del Parkinson incontra l’Attività Fisica Adattata, la tecnologia e la socialità, costruendo una rete capace di accompagnare la persona anche nella quotidianità.
L'esperienza dell’Associazione Italiana Parkinsoniani Sezione “G. Cavallari” e dell’Associazione Amici Parkinsoniani Piemonte ODV mostra concretamente questa evoluzione. Le due realtà operano da oltre trent’anni a Torino e provincia e affiancano alle terapie attività complementari dedicate al movimento, alla stimolazione cognitiva e al benessere relazionale.
Non è una sostituzione della medicina. È qualcosa di diverso: una rete che prova a completare il percorso di cura.
AFA: il movimento diventa anche socialità
L’Attività Fisica Adattata, conosciuta come AFA, rappresenta uno dei tasselli più importanti di questa rete.
Nel Parkinson, mantenere il corpo attivo significa lavorare su equilibrio, coordinazione, mobilità e funzionalità. Ma c’è un altro elemento, meno visibile e altrettanto prezioso: uscire di casa, incontrare altre persone, condividere un obiettivo e ritrovare una routine.
Nel calendario delle attività dell’associazione piemontese, l’AFA compare infatti accanto a training cognitivo, logopedia, musicoterapia, ginnastica in acqua, yoga, mindfulness e gruppi di auto-mutuo aiuto. Alcuni percorsi sono disponibili anche online o al domicilio, ampliando la possibilità di partecipazione.
La dimensione territoriale è fondamentale. A Torino e nell’hinterland, per esempio, le attività vengono proposte in diverse sedi, mentre l’esperienza dell’associazione comprende anche percorsi AFA a Santena, Moncalieri e Settimo Torinese.
In questo modo la palestra non è più soltanto il luogo dove si fanno esercizi. Può diventare uno spazio di incontro, una piccola comunità, un appuntamento capace di interrompere quella solitudine che spesso accompagna le malattie croniche.
La tecnologia entra nel percorso riabilitativo
Ma se il movimento rappresenta una parte della sfida, la tecnologia può diventare uno strumento per renderlo più personalizzato e consapevole.
È questa la filosofia del Progetto Homing, sviluppato dall’associazione in collaborazione con il Centro Move Different. Il percorso utilizza tecnologie innovative per valutare postura e movimento e costruire un programma di allenamento personalizzato. L’esperienza prevista dal progetto comprende una valutazione iniziale, l’analisi del movimento, un programma di due mesi e una sessione settimanale con supporto tecnologico.
Il tema è stato inserito anche nel programma del convegno 2026 dedicato alla Giornata Mondiale del Parkinson, dove la tecnologia è stata presentata proprio come parte della rete di riabilitazione e cura territoriale.
La tecnologia, dunque, non viene proposta come una scorciatoia. Diventa piuttosto un alleato per osservare meglio il movimento e accompagnare la persona attraverso un percorso più mirato.
Ed è qui che la riabilitazione guarda al futuro.
Allenare il corpo, ma anche la mente
Il secondo fronte dell’innovazione riguarda le funzioni cognitive.
La riabilitazione cognitiva digitale porta esercizi e attività di stimolazione della mente attraverso strumenti tecnologici, creando un ponte tra riabilitazione tradizionale e nuove modalità di allenamento cognitivo.
L’associazione piemontese propone infatti percorsi di training cognitivo e, nei propri programmi, attività di riabilitazione cognitiva digitale. L’obiettivo generale del training cognitivo è intervenire sulle difficoltà cognitive associate al Parkinson, sostenendo il mantenimento delle funzioni mentali e contrastando il rischio di decadimento.
Tablet, software e strumenti digitali possono così trasformarsi in una sorta di palestra per la mente.
Ma il valore non è soltanto tecnologico.
Quando un’attività può essere svolta anche online o al domicilio, la tecnologia può contribuire a ridurre alcune barriere legate agli spostamenti e alla distanza. Quando invece viene utilizzata all’interno di un gruppo, può diventare anche un’occasione di relazione.
La vera innovazione è la rete
Forse è proprio questo il punto più interessante.
Parlare di innovazione nella riabilitazione del Parkinson non significa soltanto parlare di dispositivi, software o tablet. Significa immaginare un sistema nel quale professionisti, associazioni, persone con Parkinson, caregiver e territorio possano dialogare.
Da una parte c’è il corpo che deve continuare a muoversi. Dall’altra c’è la mente che ha bisogno di essere stimolata. Nel mezzo ci sono le relazioni, che possono fare la differenza nella qualità della vita quotidiana.
La stessa rete associativa piemontese affianca infatti alle attività motorie e cognitive anche musicoterapia, logopedia, gruppi di auto-mutuo aiuto, visite culturali e iniziative dedicate ai caregiver.
È un modello che sposta lo sguardo dalla sola malattia alla persona.
E proprio qui l’AFA, la tecnologia cognitiva e i progetti innovativi come Homing smettono di essere esperienze separate e diventano parti di una stessa idea: mantenere attive, per quanto possibile, capacità, autonomia, relazioni e partecipazione.
Dal Piemonte un messaggio per il futuro
La riabilitazione del futuro potrebbe quindi avere molte forme.
Può essere una persona che entra in una palestra e ricomincia a muoversi insieme agli altri. Può essere un esercizio davanti a un tablet. Può essere una valutazione tecnologica del movimento. Può essere una sessione online che permette di non interrompere il proprio percorso. Oppure, più semplicemente, può essere l’incontro con qualcuno che comprende la stessa esperienza.
Nel frattempo, la medicina continua a fare ricerca e a sviluppare nuove strategie terapeutiche. Accanto a essa, sul territorio, cresce una rete di supporto che prova a rendere la quotidianità più attiva e partecipata.
La tecnologia, in questo scenario, non sostituisce la relazione umana. Quando viene utilizzata con competenza e all’interno di percorsi appropriati, può persino rafforzarla.
E forse è proprio questa la direzione più interessante: una riabilitazione capace di unire movimento, mente, tecnologia e comunità.
Una rete da conoscere e condividere
Conoscere le opportunità presenti sul territorio significa anche poter scegliere, insieme ai professionisti di riferimento, quali percorsi siano più adatti alle proprie esigenze.
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Le attività descritte sono complementari alla terapia medica e riabilitativa e non la sostituiscono; la scelta del percorso deve essere valutata con i professionisti sanitari di riferimento.
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