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Oriana Fallaci, il dialogo con la fede e l’incontro con Benedetto XVI: Monsignor Fisichella racconta il lato più intimo della scrittrice.
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Monsignor Fisichella racconta la vera Oriana
Dietro l’immagine pubblica di giornalista combattiva, provocatoria e spesso definita atea, esisteva un’altra Oriana Fallaci. Una donna inquieta, profonda, attraversata da domande esistenziali e da una continua ricerca spirituale. A raccontarlo è Monsignor Rino Fisichella, che con la scrittrice fiorentina intrecciò un rapporto umano intenso e riservato, nato quasi per caso e trasformato nel tempo in una fitta corrispondenza personale.
L’incontro dedicato alla memoria della grande giornalista ha riportato al centro un aspetto meno conosciuto della sua vita: il rapporto con Dio, con la fede e con la Chiesa. Un percorso complesso, mai lineare, ma profondamente autentico.
Oriana Fallaci e la ricerca di Dio
“Non mi piace definirla atea”, spiega Monsignor Fisichella. “Preferisco parlare di una donna in ricerca”.
È forse questa la chiave più sincera per comprendere la personalità di Oriana Fallaci. Una figura che ha attraversato guerre, rivoluzioni, tragedie personali e grandi battaglie culturali senza mai smettere di interrogarsi sul senso della vita.
Secondo Fisichella, Fallaci possedeva una profonda cultura cristiana e una tensione continua verso qualcosa che andasse oltre la dimensione terrena. Non una fede dichiarata, ma una ricerca costante, quasi dolorosa, della verità.
Nel frattempo riaffiora anche il pensiero di Benedetto XVI, allora Papa Ratzinger, che invitava a vivere “come se Dio esistesse”. Un’espressione che Oriana avrebbe accolto come una sfida personale e intellettuale.
L’incontro con Papa Benedetto XVI
Tra i momenti più intensi ricordati da Monsignor Fisichella emerge il faccia a faccia tra Oriana Fallaci e Papa Benedetto XVI. Un incontro desiderato profondamente dalla scrittrice e vissuto come un momento decisivo della sua esistenza.
Fisichella racconta di un dialogo privato durato circa mezz’ora, nel quale Fallaci poté esprimere paure, inquietudini e riflessioni personali. Dall’altra parte trovò un pontefice capace di ascoltare e comprendere il delicato momento umano che stava attraversando.
Non fu un semplice incontro istituzionale. Fu piuttosto il confronto tra due intelligenze profonde, unite dalla necessità di interrogarsi sui grandi temi dell’esistenza.
Un’amicizia nata da una lettera
Il rapporto tra Monsignor Fisichella e la scrittrice nacque in maniera del tutto inattesa. Tutto partì da un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Dopo averla letta, Fallaci decise di scrivergli una lettera.
Da quel primo contatto prese vita una lunga corrispondenza fatta di riflessioni, confronti e dialoghi personali che permisero a Fisichella di conoscere il volto più intimo della giornalista.
Un legame costruito lontano dai riflettori, capace di restituire l’immagine di una donna meno ideologica e molto più fragile di quanto spesso apparisse pubblicamente.
Il destino, la morte e quel sacerdote che la salvò
Nel racconto emerge anche uno degli episodi più drammatici della vita di Oriana Fallaci: la strage in Messico durante la repressione del 1968, quando venne creduta morta e abbandonata sopra un cumulo di corpi senza vita.
Secondo il ricordo condiviso da Monsignor Fisichella, fu un sacerdote a soccorrerla e salvarla. Un episodio che la stessa Fallaci ricordava spesso con ironia e stupore.
“A me mi salvano sempre i preti”, diceva con il suo inconfondibile accento toscano.
Una frase semplice, quasi scherzosa, che oggi assume il valore simbolico di un destino rimasto sempre intrecciato alla dimensione spirituale.
Una donna oltre le etichette
Ridurre Oriana Fallaci a definizioni semplici appare impossibile. Giornalista, scrittrice, polemista, intellettuale, ma anche donna vulnerabile e assetata di risposte.
L’incontro con Monsignor Fisichella restituisce proprio questa complessità: quella di una figura che non smise mai di interrogarsi su Dio, sulla vita e sulla morte, pur mantenendo uno spirito libero e spesso controcorrente.
Infine, il ricordo di Fallaci continua a suscitare riflessioni profonde anche oggi, in un’epoca in cui il confine tra fede, identità e ricerca personale appare sempre più centrale nel dibattito culturale contemporaneo.
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