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Nel ventennale della morte, Firenze ricorda Oriana Fallaci tra memoria, giornalismo e nuove iniziative per custodire la voce libera di una donna unica.
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Ci sono nomi che il tempo non riesce a mettere a tacere. Nomi che continuano a suscitare domande, discussioni, emozioni. Oriana Fallaci è uno di questi.
A vent’anni dalla sua scomparsa, Firenze torna a confrontarsi con la figura di una donna che ha attraversato il Novecento con la forza della parola, trasformando il giornalismo in uno strumento di conoscenza, denuncia e confronto.
È proprio da Firenze, la sua città, che arriva oggi un nuovo omaggio alla giornalista e scrittrice, nel giorno in cui ricorre il ventesimo anniversario della sua morte.
L’occasione è il convegno “Oriana Fallaci. L’eretica. A vent’anni dalla sua scomparsa”, promosso negli spazi del Consiglio regionale della Toscana e realizzato con il coinvolgimento del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux.
Oriana Fallaci, vent’anni dopo la scomparsa
Durante l’incontro ho avuto modo di parlare con Stefania Saccardi, presidente del Consiglio regionale della Toscana, per capire quale significato possa avere oggi ricordare Fallaci non soltanto attraverso una celebrazione, ma attraverso un percorso capace di continuare nel tempo.
L’idea, infatti, è quella di non fermarsi al ventennale.
Il ricordo di Oriana Fallaci diventa così l’inizio di un percorso culturale che guarda anche al 2029, anno in cui ricorrerà il centenario della sua nascita.
Un progetto che mette al centro la memoria, ma anche la conoscenza diretta e il patrimonio documentale legato alla giornalista. In questo contesto assume particolare valore il Fondo Fallaci, conservato presso il Consiglio regionale della Toscana e destinato a rappresentare una risorsa importante per approfondire la sua figura e il suo lavoro.
Accanto alle iniziative istituzionali, c’è poi la memoria personale di chi ha conosciuto Fallaci.
Ed è proprio questo uno degli elementi che rendono particolarmente significativo il ruolo di Riccardo Nencini, presidente del Gabinetto Vieusseux e autore nel 2026 di un libro dedicato alla giornalista, costruito anche attraverso ricordi, documenti e materiali d’archivio.
Firenze dedica un giardino a Oriana Fallaci
Ma il 15 settembre 2026 non è stato soltanto il giorno del convegno.
A Firenze, davanti alla Fortezza da Basso, quello che per anni era stato indicato come piazzale Oriana Fallaci è diventato ufficialmente Giardino Oriana Fallaci.
La cerimonia si è svolta proprio nel ventennale della sua scomparsa, con lo svelamento della nuova targa e la piantumazione di un leccio in sua memoria.
La nuova denominazione è nata anche dall'iniziativa di un gruppo di cittadini che aveva raccolto 331 firme per chiedere una valorizzazione più riconoscibile dello spazio dedicato alla giornalista. Il Comune di Firenze ha accolto la richiesta e formalizzato il cambiamento.
E la scelta di un giardino non è casuale.
Oriana Fallaci aveva un rapporto particolare con la natura e con gli alberi. Per questo la piantumazione del leccio assume un significato simbolico: un albero che cresce nel tempo come può crescere la memoria di una persona attraverso le generazioni.
La sindaca di Firenze Sara Funaro ha definito Fallaci una figura capace di lasciare un segno nel giornalismo e nella cultura italiana, sottolineando anche l'importanza di conoscerne la storia nella sua complessità.
“L’eretica”: una parola che racconta una donna libera
Il titolo scelto per il convegno non è casuale: “L’eretica”.
È una parola che richiama quella dimensione di Fallaci che ancora oggi continua a far discutere: la sua capacità di non adeguarsi, di porre domande scomode, di affrontare interlocutori potenti senza rinunciare alla propria voce.
Nel corso della sua carriera, Fallaci intervistò alcuni dei protagonisti più importanti del Novecento e raccontò guerre e grandi trasformazioni internazionali.
Fu inviata di guerra, scrittrice e intervistatrice.
Il suo giornalismo non cercava necessariamente la strada più semplice. Al contrario, spesso sceglieva il confronto diretto.
Ed è anche per questo che, a distanza di vent'anni dalla sua morte, la sua figura continua a essere oggetto di discussione e approfondimento.
Il convegno fiorentino ha riunito, accanto alle istituzioni, persone che hanno conosciuto professionalmente o personalmente Fallaci, tra cui la sua ex assistente Daniela Di Pace, il nipote ed erede Edoardo Perazzi e il suo storico editor Gianluca Bavagnoli.
Una donna che ha aperto una strada
Parlare oggi di Oriana Fallaci significa anche interrogarsi sulla condizione delle donne nel giornalismo di ieri.
Quando iniziò la sua carriera, il mondo dell'informazione era ancora fortemente dominato dagli uomini. Fallaci conquistò uno spazio che sembrava difficile da raggiungere e lo fece attraverso una professionalità costruita sul campo.
Essere una donna inviata di guerra, entrare nei luoghi dei conflitti, intervistare capi di Stato e personalità internazionali, confrontarsi con uomini di potere: tutto questo richiedeva determinazione, preparazione e una forte personalità.
Da questo punto di vista, la sua esperienza rappresenta anche una pagina importante della storia del giornalismo femminile.
Una storia che oggi può essere riletta con maggiore distanza, attraverso gli archivi, le testimonianze e le nuove generazioni di lettori.
La memoria non è soltanto passato
Forse è proprio questo il significato più profondo delle iniziative organizzate a Firenze.
Ricordare non significa soltanto guardare indietro.
Significa mettere a disposizione documenti, testimonianze e luoghi affinché una figura possa continuare a essere studiata, discussa e conosciuta.
Il Giardino Oriana Fallaci, il Fondo conservato dal Consiglio regionale, la mostra e il convegno diventano così tasselli di un racconto più ampio.
Un racconto che parte dal passato, attraversa il presente e guarda già al 2029, quando Firenze e la Toscana potranno tornare a celebrare un'altra importante ricorrenza: i cento anni dalla nascita di Oriana Fallaci.
E forse è proprio questa la forma più autentica della memoria: non una fotografia immobile, ma una storia che continua a interrogare chi arriva dopo.
Io sono Carla Cavicchini e continuerò a raccontare le persone, i luoghi e le storie che meritano di essere ascoltate.
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