Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività
Per molto tempo abbiamo scelto una vacanza partendo da una domanda molto semplice: dove voglio andare?
Firenze, Parigi, New York, Maldive, Giappone.
Oggi, sempre più spesso, la domanda può essere diversa.
Che cosa voglio vivere?
Una cena preparata da uno chef del luogo. Un viaggio in treno attraverso un paesaggio straordinario. Una notte in un piccolo borgo. Un corso di cucina. Un trekking all'alba. Una strada panoramica percorsa senza fretta. Un incontro con una comunità locale.
È questa una delle caratteristiche del turismo esperienziale: la destinazione rimane importante, ma diventa il contesto nel quale vivere qualcosa che abbia un significato personale.
Non basta più vedere un luogo
Visitare una città significa tradizionalmente vedere i suoi monumenti, entrare nei musei, fotografare le piazze più famose.
Ma una destinazione può essere vissuta anche in un altro modo.
Si può imparare a preparare una ricetta locale, entrare in una bottega artigiana, percorrere un sentiero, incontrare un produttore, partecipare a una festa tradizionale o semplicemente trascorrere una giornata seguendo i ritmi del luogo.
Non si tratta di sostituire il turismo tradizionale.
Si tratta di aggiungere profondità alla destinazione.
Ed è proprio questa direzione che ENIT rileva nelle tendenze del turismo in Italia nel 2026, con una domanda orientata verso esperienze autentiche, sostenibili, legate all'identità locale e a ritmi più lenti.
Il viaggio diventa personale
Due persone possono visitare lo stesso Paese e tornare a casa con ricordi completamente diversi.
Una potrebbe innamorarsi della cucina.
Un'altra dei paesaggi.
Una coppia potrebbe cercare un'esperienza romantica, una famiglia qualcosa da vivere insieme, un gruppo di amici un itinerario costruito intorno allo sport o all'avventura.
È proprio qui che entra in gioco la personalizzazione del viaggio.
Non esiste necessariamente un'esperienza migliore in assoluto.
Esiste quella che ha più senso per la persona che la vive.
ENIT ha sottolineato proprio l'importanza di sviluppare proposte personalizzate in funzione dei diversi interessi e dei diversi profili dei viaggiatori.
La cucina diventa una porta sul territorio
Tra le esperienze più immediate c'è sicuramente quella gastronomica.
Mangiare un piatto tipico in un ristorante è già un modo per conoscere una cultura, ma l'esperienza può diventare ancora più coinvolgente quando si scopre come nasce quel piatto.
Visitare un mercato.
Conoscere un produttore.
Entrare in una cantina.
Partecipare a un laboratorio di cucina.
Scoprire perché proprio quell'ingrediente è legato a quel territorio.
Secondo dati ENIT su fonti Banca d'Italia riportati nel 2025, nel 2024 l'Italia ha accolto circa 765 mila viaggiatori internazionali alla ricerca di esperienze enogastronomiche.
Il cibo, quindi, non è soltanto una necessità durante il viaggio.
Può diventare uno dei modi più immediati per entrare in contatto con un luogo.
Anche la strada può diventare un'esperienza
Non tutti i viaggi devono essere costruiti intorno a una singola destinazione.
A volte il viaggio più bello è quello nel quale il percorso diventa parte della vacanza.
Un itinerario in auto lungo una costa, una strada di montagna, un viaggio in treno, un percorso in bicicletta.
La destinazione finale rimane importante, ma ciò che accade lungo il tragitto diventa parte del ricordo.
È il motivo per cui un itinerario ben progettato non dovrebbe necessariamente scegliere sempre la strada più veloce.
A volte vale la pena allungare il percorso per attraversare un paesaggio, fermarsi in un borgo o scoprire un luogo che non era previsto.
L'esperienza comincia prima della partenza
C'è poi un aspetto interessante: il viaggio esperienziale può cominciare molto prima di salire su un aereo.
Comincia quando si immagina ciò che si vuole vivere.
Una persona che sogna di conoscere il Giappone potrebbe non desiderare semplicemente “vedere Tokyo e Kyoto”.
Potrebbe voler dormire in un ryokan, partecipare a una cerimonia tradizionale, seguire una lezione di cucina o attraversare il Paese in treno.
Il viaggio cambia così struttura.
Non si parte più soltanto da una lista di luoghi.
Si parte da un insieme di desideri.
Il lusso può essere anche il tempo
Nel turismo contemporaneo, esperienza non significa necessariamente lusso.
A volte il vero privilegio è avere tempo.
Tempo per fermarsi.
Tempo per osservare.
Tempo per mangiare senza fretta.
Tempo per parlare con una persona del posto.
Tempo per non dover spuntare dieci attrazioni dalla lista prima di sera.
Anche nel segmento luxury questa attenzione è evidente: ENIT rileva nel 2026 una crescente domanda per esperienze personalizzate, cultura viva, relazioni con i territori e qualità del tempo di viaggio.
Il valore di un viaggio, quindi, non è sempre proporzionale al numero di cose che riusciamo a fare.
A volte è esattamente il contrario.
Il turismo esperienziale valorizza anche i luoghi meno conosciuti
Un altro effetto interessante è che l'esperienza può spostare l'attenzione dalle destinazioni più famose verso territori meno conosciuti.
Se il viaggiatore cerca una particolare esperienza, non deve necessariamente trovarla nella città più visitata.
Può trovarla in un piccolo borgo, in una valle, in una fattoria, lungo un cammino o in un laboratorio artigiano.
Questo approccio può contribuire anche a distribuire i flussi turistici e a valorizzare economie locali.
ENIT segnala, per esempio, l'interesse crescente verso periodi di media e bassa stagione proprio per vivere esperienze più autentiche e favorire una distribuzione più equilibrata dei flussi.
Non tutto deve essere organizzato
C'è però una contraddizione interessante.
Se cerchiamo esperienze autentiche, rischiamo di trasformare anche l'autenticità in un prodotto completamente programmato.
Un viaggio non deve necessariamente avere ogni minuto occupato.
Lasciare spazio all'imprevisto può essere parte dell'esperienza.
Un mercato trovato per caso.
Una strada percorsa senza averla programmata.
Un ristorante consigliato da una persona del posto.
Un tramonto visto perché quel giorno abbiamo deciso di fermarci.
La progettazione del viaggio dovrebbe quindi creare le condizioni per vivere esperienze, senza necessariamente riempire ogni spazio.
Il ruolo di chi organizza il viaggio cambia
Per un'agenzia di viaggi questo nuovo modo di intendere la vacanza rappresenta anche una trasformazione del proprio ruolo.
Non si tratta più soltanto di trovare un volo, prenotare un hotel e costruire un itinerario.
La vera consulenza può partire da una domanda diversa:
“Che cosa vuoi ricordare di questo viaggio?”
Da quella risposta possono nascere percorsi completamente differenti.
Per chi ama il mare, potrebbe essere un itinerario costruito intorno a snorkeling e natura.
Per chi ama la cucina, un viaggio attraverso mercati, ristoranti e produttori.
Per chi ama la strada, un percorso on the road nel quale ogni tappa abbia una ragione.
Per chi cerca cultura, incontri e luoghi capaci di raccontare una storia.
Alla fine non ricordiamo tutto quello che abbiamo visto
Dopo un viaggio non ricordiamo necessariamente ogni museo, ogni monumento o ogni strada percorsa.
Ricordiamo momenti.
Il profumo di una cucina.
Una conversazione.
La luce di un tramonto.
Un bagno in un mare particolare.
Una strada percorsa con la musica accesa.
Una cena durata più del previsto.
Una persona incontrata per caso.
È questo il cuore del turismo esperienziale.
La destinazione rimane sulla mappa.
Ma l'esperienza rimane nella memoria.
Perché un viaggio può portarci in un luogo bellissimo. Ma è ciò che viviamo in quel luogo a trasformare una destinazione in un ricordo.
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