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Al Festival di Venezia, Giancarlo Giraud racconta il cinema d’essai, l’impegno europeo e il Premio Lizzani 2026 dedicato a chi difende la cultura in sala.
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Giancarlo Giraud, il coraggio di fare cinema
Dal Festival di Venezia al Premio Lizzani 2026
Ci sono persone che il cinema lo guardano. E poi ci sono quelle che, giorno dopo giorno, contribuiscono a tenerlo vivo.
Al Festival del Cinema di Venezia, Carla Cavicchini per G-Channel Magazine TV di Torino incontra Giancarlo Giraud, esercente cinematografico e vincitore del Premio Lizzani 2026, riconoscimento dedicato a chi interpreta il mestiere dell’esercente con particolare coraggio, attenzione culturale e capacità di costruire un rapporto autentico con il pubblico.
La sua storia nasce lontano dai riflettori delle grandi produzioni e passa attraverso un luogo che, per cinquant’anni, ha rappresentato molto più di una semplice sala cinematografica: il Club Amici del Cinema, ospitato presso il cinema Don Bosco di San Pier d’Arena, a Genova.
È qui che il cinema diventa incontro, confronto e comunità.
Il cinema d’essai come scelta culturale
Giraud si definisce un esercente italiano ed europeo, una definizione che racconta bene la filosofia che guida il suo lavoro.
La sua sala propone una programmazione attenta, rivolta al pubblico delle prime e delle seconde visioni, ma con una precisa identità culturale. Una parte significativa della programmazione è infatti dedicata al cinema europeo, che rappresenta oltre il 70 per cento delle proposte.
Una scelta tutt’altro che casuale.
In un'epoca nella quale il pubblico è abituato a poter accedere a un numero praticamente infinito di contenuti attraverso le piattaforme digitali, portare le persone dentro una sala significa ancora creare un'esperienza collettiva. Significa scegliere un film, sedersi accanto ad altre persone e condividere emozioni, domande, silenzi e riflessioni.
Ed è proprio questa la forza del cinema d’essai: non limitarsi alla proiezione, ma costruire intorno al film una relazione.
Una sala che diventa luogo di incontro
Nel corso degli anni, l'attività del Club Amici del Cinema si è sviluppata anche attraverso incontri, rassegne, festival e appuntamenti culturali.
Il film, dunque, non rappresenta necessariamente il punto di arrivo. Può essere l'inizio di una conversazione.
Il pubblico incontra gli autori, approfondisce i temi raccontati sullo schermo e scopre opere che difficilmente troverebbero spazio all'interno di una programmazione esclusivamente orientata alla logica commerciale.
Inoltre, l'attenzione verso il documentario conferma una precisa volontà: utilizzare il cinema come strumento per raccontare la realtà, custodire la memoria e mettere in relazione persone e idee.
È una concezione del mestiere che richiede passione, competenza e soprattutto coraggio.
Il Premio Lizzani 2026
Ed è proprio questo coraggio ad aver portato Giancarlo Giraud a ricevere il Premio Lizzani 2026.
Un riconoscimento che assume un significato particolare per chi ha costruito la propria esperienza professionale attorno alla convinzione che una sala cinematografica possa ancora avere una funzione culturale e sociale.
Giraud racconta con emozione la soddisfazione per il premio e l'occasione di essere protagonista di un riconoscimento legato alla figura di Carlo Lizzani, regista, sceneggiatore, critico e protagonista della storia del cinema italiano.
Nel suo percorso emerge inoltre l'impegno legato alla curatela di una pubblicazione dedicata a Cesare Zavattini, figura fondamentale della cultura cinematografica italiana e del neorealismo.
Il filo conduttore è sempre lo stesso: preservare una memoria cinematografica capace di parlare anche al presente.
Quando il cinema non è soltanto intrattenimento
Nel frattempo, fuori dalla sala, il mondo dell'audiovisivo continua a cambiare rapidamente.
Le piattaforme hanno modificato le abitudini del pubblico, la distribuzione cinematografica ha attraversato profonde trasformazioni e le sale indipendenti devono confrontarsi quotidianamente con nuove sfide.
Tuttavia, esperienze come quella di Giancarlo Giraud dimostrano che esiste ancora uno spazio importante per un cinema capace di proporre qualità, ricerca e cultura.
Una sala può continuare a essere un presidio culturale.
Può diventare un luogo nel quale incontrarsi, discutere, conoscere un autore, scoprire un documentario o semplicemente lasciarsi sorprendere da una storia che non sarebbe mai arrivata sul grande schermo senza qualcuno disposto a sceglierla.
Ed è forse proprio questo il significato più profondo del lavoro di un esercente coraggioso.
Non vendere soltanto biglietti, ma difendere la possibilità che il cinema continui a essere un'esperienza condivisa.
Venezia, il cinema e il valore delle persone
Dal Festival di Venezia arriva così una storia che va oltre il premio.
La storia di un uomo che da cinquant'anni lavora perché una sala possa continuare ad avere un'anima. Una storia fatta di programmazione, incontri, documentari, cinema europeo e soprattutto di una convinzione precisa: la cultura cinematografica ha bisogno di luoghi e persone capaci di custodirla.
Il Premio Lizzani 2026 diventa quindi il riconoscimento pubblico di un percorso costruito lontano dalle logiche della spettacolarizzazione, ma vicino al pubblico e alla cultura.
Infine, resta una domanda che riguarda tutti noi: cosa succederebbe al cinema se smettessimo di considerare la sala soltanto come il luogo in cui vedere un film?
Forse perderemmo qualcosa di più di uno schermo.
Perderemmo uno dei pochi luoghi nei quali una storia può ancora mettere insieme persone che non si conoscono e, per il tempo di una proiezione, farle emozionare davanti alle stesse immagini.
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