AGGIORNATO AL: 25/02/2026 06:01:09
ISCRITTICANALIISCR.CANALIPOSTVISITE
36336736132106615665433
Dott.ssa Lores Bartelle
5 Iscritti al canale
2820 View

Gestione delle Emozioni Negative


Gestione delle Emozioni Negative
0
0
66


Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività -

Le emozioni negative (come rabbia, tristezza, paura, vergogna) non sono “sbagliate”: sono segnali che ci informano su bisogni, confini e situazioni importanti per noi. Quando però le evitiamo, le giudichiamo o le reprimiamo a lungo, spesso aumentano di intensità e finiscono per guidare scelte, relazioni e comportamenti in modo automatico.

Iscriviti e fai iscrivere al canale G-Channel Dott.ssa Lores Bartelle

Che cosa significa “gestirle” davvero

Per me, “gestire” non vuol dire spegnerle o controllarle con la forza: significa sviluppare regolazione emotiva, cioè la capacità di influenzare quali emozioni proviamo, quando le proviamo e come le viviamo/esprimiamo. Questa abilità non serve per diventare “sempre positivi”, ma per restare presenti e liberi di scegliere anche quando dentro si muove qualcosa di difficile.​

Rabbia: un’emozione utile (se la ascoltiamo)

La rabbia può avere una funzione adattiva: spesso segnala che non ci sentiamo rispettati, che un confine è stato superato o che c’è un’ingiustizia (reale o percepita) che ci fa reagire. Diventa un problema quando la sua espressione compromette relazioni e benessere, oppure quando viene trattenuta fino a trasformarsi in esplosioni o chiusura totale.

Tristezza: il tempo del rallentare

La tristezza, anche quando fa paura, può indicarci perdita, delusione o bisogno di cura; spesso ci chiede di rallentare, dare valore a ciò che è accaduto e riorganizzare le energie. Se la combattiamo come fosse un nemico, rischiamo di restare bloccati tra stanchezza emotiva e senso di colpa (“non dovrei sentirmi così”).​

Il mio modo di lavorare: accoglienza, autenticità, empatia

Nel mio approccio rogersiano la base è la qualità della relazione: empatiaaccettazione positiva incondizionata e congruenza (autenticità) creano uno spazio sicuro in cui l’emozione può essere vista e compresa, senza giudizio. Quando una persona si sente davvero compresa, spesso smette di “lottare” contro ciò che prova e inizia a trasformare l’emozione in consapevolezza e scelta.

4 passi pratici che propongo spesso (semplici, ma potenti)

1) Dare un nome preciso a ciò che provi. Spesso non è “sto male”: è rabbiaansiavergognatristezzadelusione; nominare riduce confusione e aumenta contatto con sé.​
2) Ascoltare il messaggio dell’emozione. Chiediti: “Che bisogno sta segnalando? Che confine sta proteggendo? Che valore è stato toccato?”.​
3) Scegliere una strategia di regolazione emotiva. In molte persone funziona la rivalutazione cognitiva (guardare la situazione da un’angolatura più utile) oppure pratiche come la mindfulness, che supportano la regolazione emotiva e riducono il rimuginio.
4) Trasformare l’energia emotiva in un’azione piccola e coerente. Non “fare tutto”, ma fare una cosa: una richiesta chiara, un confine, una pausa vera, un confronto, un gesto di cura.

Quando è il momento di chiedere aiuto

Se le emozioni negative sono costanti, molto intense, portano a isolamento, conflitti frequenti, crisi di pianto, somatizzazioni o se ti senti “in balia” delle reazioni, vale la pena farsi accompagnare in un percorso. In terapia lavoriamo per aumentare consapevolezza, regolazione e autostima, così che l’emozione resti una bussola e non diventi un carico.

"Inserisci e fai inserire la tua Azienda o l'azienda di prossimità a costo zero".

"Siamo noi il tuo alleato digitale e con un semplice clic il tuo articolo puoi condividerlo su tutte le piattaforme"

 

Banner G-Channel



Condividi


I commenti degli utenti:

Non sono presenti commenti di altri utenti