Hai provato di tutto per il tuo collo e i tuoi mal di testa. Fisioterapia, massaggi, osteopatia, antinfiammatori, magari integratori e correttori posturali. Per un po' va meglio. Poi, immancabilmente, tutto torna come prima. E inizi a pensare che dovrai conviverci.
Se ti ritrovi in questa frustrazione, non sei solo, e probabilmente non è colpa tua né dei trattamenti che hai fatto. Il punto è un altro: la differenza tra trattare il sintomo e affrontare la causa.
Il dolore cervicale ha un'altissima tendenza a tornare. È uno dei disturbi muscolo-scheletrici più diffusi al mondo e si comporta tipicamente in modo ricorrente: episodi che vanno e vengono nel tempo. Questo dovrebbe farci riflettere, un problema che ritorna sempre nello stesso modo, spesso, non è stato risolto alla radice.
Massaggi, manipolazioni e farmaci agiscono in larga parte sul sintomo: riducono la tensione, l'infiammazione, il dolore del momento. Sono utili e a volte necessari. Ma se sotto c'è un fattore strutturale o meccanico che continua a generare il problema, il sollievo è destinato a essere temporaneo: tolto l'effetto del trattamento, la causa ricomincia a lavorare.
La ricerca sul controllo sensomotorio cervicale lo conferma: alterazioni della propriocezione e della meccanica del collo possono essere un fattore importante nel mantenimento, nella ricomparsa e nella progressione dei sintomi. In altre parole, finché quella alterazione resta, il corpo continua a ricostruire il problema.
Ecco perché, quando “hai provato di tutto”, la domanda più utile non è “quale altra terapia provo”, ma 'qual è la causa che nessuno ha ancora valutato'. Spesso quella causa è in cima alla catena, al livello dell'Atlante e della cervicale alta, il punto di riferimento da cui tutto il resto si organizza. Valutare la struttura, prima di rincorrere l'ennesimo sintomo, è ciò che può interrompere il ciclo.
Fonti: GBD 2021, The Lancet | Treleaven J, JOSPT 2009 | Kazeminasab S et al., BMC Musculoskelet Disord. 2022
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