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A Firenze, Palazzo Corsini, la 34ª Biennale Internazionale dell’Antiquariato porta ancora una volta al centro della scena il patrimonio artistico italiano e internazionale. Un appuntamento che riunisce antiquari, collezionisti, studiosi e appassionati e che diventa occasione per incontrare opere capaci di raccontare secoli di storia dell’arte. Tra gli espositori protagonisti della manifestazione c'è Giorgio Baratti Antiquario, realtà con sedi a Milano e Firenze, presente con una selezione di dipinti, sculture e arti decorative che attraversano epoche e scuole differenti.
Nel video di G-channel Magazine TV, Carla Cavicchini incontra Fabio Obertelli, curatore d'arte per Giorgio Baratti, che accompagna il pubblico alla scoperta dello stand e di alcune delle opere più significative esposte alla Biennale. Il percorso parte da uno stipo monetiere di manifattura fiorentina, databile tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, prezioso esempio della raffinatezza raggiunta dalle arti decorative nella cultura medicea. Realizzato in ebano e decorato con motivi floreali e fitomorfi in scagliola, racconta una stagione in cui tecnica, materiali preziosi e gusto raffinato si incontravano in oggetti destinati a collezionisti e ambienti di grande prestigio.
Accanto alle arti decorative, la parete dedicata alla pittura propone un viaggio attraverso secoli diversi. Tra le opere presentate c'è un dipinto di Giorgio di Giovanni, artista attivo a Siena nel Cinquecento, nato come immagine destinata ad accompagnare il defunto e caratterizzato da una composizione compatta e raccolta. Poco distante si trova un cassone nuziale fiorentino del XVI secolo, in noce e perfettamente integro, con le parti scolpite originali: una rarità che permette di apprezzare non soltanto la qualità artistica dell'opera, ma anche la sua straordinaria conservazione.
Il percorso prosegue tra Giuseppe Bonito, Francesco Traballesi, Carlo Marco Senior, Thomas Busschert e Gaetano Gandolfi, in un continuo confronto tra pittura italiana ed europea. Particolarmente suggestivo è Apollo e Marsia di Gandolfi, ispirato alle Metamorfosi di Ovidio: la scena rappresenta il momento culminante del supplizio di Marsia e diventa, nella lettura proposta da Obertelli, anche un'allegoria del confronto tra vizio e virtù.
La selezione comprende inoltre nature morte, pittura gotica, opere manieriste e sculture rinascimentali. Tra queste spicca il busto del Redentore di Leonardo del Tasso, databile alla fine del Quattrocento, insieme a un rilievo raffigurante l'Adorazione del Bambino e a una rara credenza certosina della fine del Quattrocento, conservata con le sue tarsie originali e ancora dotata degli elementi che ne raccontano la funzione originaria all'interno di una sacrestia.
Ma la Biennale diventa anche l'occasione per raccontare la storia stessa della Galleria Giorgio Baratti, un'attività nata negli anni Sessanta e sviluppatasi a Milano a partire dal 1982. Oggi la collezione comprende più di 1.600 dipinti, circa 200 sculture e numerosi esempi di arti decorative, con opere presenti anche nelle collezioni e nei percorsi espositivi di importanti musei italiani e internazionali, tra cui gli Uffizi, il Metropolitan Museum di New York, il Louvre e il Getty Museum di Los Angeles.
Qual è allora il capolavoro dello stand? La risposta di Fabio Obertelli evita di scegliere un'unica opera: ogni pezzo rappresenta infatti un'epoca, una scuola e una poetica specifica. È proprio questo dialogo tra opere molto diverse a costruire il fascino della proposta di Giorgio Baratti alla Biennale. Un'esposizione nella quale, come racconta Obertelli, ci si trova letteralmente «circondati da bellezza di altissimo livello».
La 34ª Biennale Internazionale dell'Antiquariato di Firenze è in programma a Palazzo Corsini fino al 4 ottobre. Nel video, Fabio Obertelli conduce G-channel Magazine TV attraverso le opere e le storie che compongono lo stand Giorgio Baratti, offrendo uno sguardo ravvicinato su un mondo in cui ogni dipinto, ogni scultura e ogni oggetto porta con sé secoli di storia.
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