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Carla Cavicchini
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Broken. Il potere del frammento: quando ciò che resta diventa una nuova opera


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C'è qualcosa di profondamente affascinante in una statua senza testa, in una mano separata dal corpo, in un volto consumato dal tempo. Sono opere incomplete, ferite dalla storia, dalla natura o dall'uomo, eppure continuano a parlare. È da questa domanda che nasce Broken. Il potere del frammento, la grande mostra che dal 25 settembre 2026 al 24 gennaio 2027 porta a Palazzo Strozzi, a Firenze, oltre ottanta opere provenienti da importanti istituzioni internazionali. Organizzata insieme alla National Gallery of Art di Washington, l'esposizione attraversa secoli e continenti, dall'antico Egitto alla Grecia, dall'Etruria a Roma, fino a Michelangelo, Canova e Rodin e agli artisti contemporanei Louise Bourgeois, Huma Bhabha, Robert Gober, Francesco Vezzoli e Danh Vo.

Il viaggio comincia dai volti e dai corpi frammentari, dove la perdita di una parte non significa necessariamente perdita di significato. I resti del monumento funebre a Margherita di Brabante di Giovanni Pisano dialogano con il Volto di Sesostri III, il celebre frammento con naso e labbra di Akhenaton, una testa etrusca, una testa di Afrodite e una scultura buddhista proveniente dal Vietnam. Il percorso prosegue attraverso le diverse ragioni che hanno trasformato opere integre in frammenti: iconoclastia, guerre, rivoluzioni, colonialismo, vandalismo, calamità naturali e semplice trascorrere del tempo. Tra gli episodi raccontati ci sono anche le ferite provocate dai bombardamenti alle opere di Antonio Canova e i segni lasciati dall'alluvione di Firenze del 1966.
Ma Broken non racconta soltanto la distruzione. Una parte fondamentale della mostra è dedicata alla possibilità di ricomporre, reinterpretare e persino reinventare ciò che è andato perduto. Il frammento può diventare il punto di partenza per una nuova opera, come accade nel lavoro di Francesco Vezzoli, oppure trasformarsi in un linguaggio artistico autonomo. È il caso di Michelangelo e, secoli dopo, di Auguste Rodin, per i quali la figura incompleta non rappresenta semplicemente una mutilazione, ma può concentrare energia, movimento ed espressività. Nelle opere contemporanee il frammento assume poi nuovi significati legati alla memoria, all'identità, alla perdita e alla trasformazione, come nelle ricerche di Louise Bourgeois e Danh Vo.

A rendere ancora più immersivo il percorso è Silent Studio (Reduced to 88%), la nuova installazione di Mark Manders concepita per il Cortile rinascimentale di Palazzo Strozzi come uno “studio temporaneo all'aperto”. Anche qui il tema dell'incompiuto entra nello spazio e diventa parte dell'esperienza della mostra.

Broken. Il potere del frammento invita così a cambiare prospettiva. Un frammento non è necessariamente qualcosa che manca: può essere ciò che è sopravvissuto, ciò che conserva le tracce di una storia e che, proprio attraverso le sue lacune, continua a generare domande. Ogni rottura racconta una perdita, ma può anche aprire una possibilità: quella di guardare il passato con occhi nuovi e lasciare che ciò che resta costruisca un nuovo dialogo con il presente.

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