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Beati gli ultimi perché saranno i primi: Kimi Antonelli conquista Monza


Beati gli ultimi perché saranno i primi: Kimi Antonelli conquista Monza
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«Beati gli ultimi, perché saranno i primi».

A quanto pare, ieri Kimi Antonelli deve aver letto con particolare attenzione il Vangelo.

Perché al Gran Premio d'Italia di Monza il ventenne bolognese ha deciso di applicare il concetto alla lettera: partire praticamente dal fondo e arrivare davanti a tutti.

E non proprio davanti a tutti.

Primo.

Il problema è che, per arrivarci, gli altri diciotto piloti non sembravano particolarmente intenzionati a lasciargli strada.

Diciannovesimo alla partenza, primo all'arrivo

La domenica di Kimi Antonelli era cominciata nel modo peggiore possibile per chi sogna di vincere il Gran Premio di casa.

Una penalità per la sostituzione della Power Unit lo aveva fatto scivolare fino alla 19ª posizione della griglia.

Diciannovesimo.

A Monza.

Davanti al pubblico italiano.

Insomma, se qualcuno gli avesse detto in quel momento «ci vediamo sul gradino più alto del podio», probabilmente avrebbe avuto bisogno di qualche secondo per capire se fosse una previsione o una battuta.

Invece è successo davvero.

Dopo una gara incredibile e 26 sorpassi, Antonelli ha risalito posizione dopo posizione fino a conquistare la vittoria.

E qui il proverbio torna prepotentemente in scena.

Gli ultimi?

No.

Il primo.

Sessant'anni dopo, torna a suonare l'inno italiano

Ma la storia di ieri non è soltanto quella di una rimonta spettacolare.

È anche una pagina che l'automobilismo italiano aspettava da sessant'anni.

L'ultimo italiano a vincere il Gran Premio d'Italia a Monza era stato Ludovico Scarfiotti nel 1966, al volante della Ferrari.

Da allora, generazioni di tifosi hanno aspettato di rivedere un pilota italiano sul gradino più alto del podio del GP di casa.

Ieri, finalmente, è successo.

E a farlo è stato un ragazzo di vent'anni, alla sua seconda stagione in Formula 1.

Il più giovane re di Monza

Come se non bastassero i sessant'anni di attesa, Antonelli si è portato a casa anche un altro record.

A soli vent'anni è diventato il più giovane vincitore del Gran Premio d'Italia a Monza.

Insomma, il ragazzo non aveva evidentemente intenzione di lasciare Monza con una sola statistica interessante.

Ha pensato bene di fare collezione.

Sessant'anni di attesa.

Venti anni di età.

Diciannoveesima posizione di partenza.

Prima posizione al traguardo.

E 26 sorpassi per mettere insieme il tutto.

Non esattamente una domenica qualunque.

La gara che sembrava scritta al contrario

La cosa più divertente, guardando il risultato, è che sembra quasi che qualcuno abbia compilato la classifica al contrario.

Kimi parte 19°.

Poi comincia a risalire.

Uno dopo l'altro, gli avversari vengono superati.

La Mercedes funziona, il pilota mantiene la calma e il pubblico di Monza comincia a rendersi conto che quello che sta succedendo non è più soltanto una bella rimonta.

È qualcosa di molto più grande.

Davanti, intanto, c'è il compagno di squadra George Russell.

E naturalmente arriva anche il momento in cui bisogna fare i conti con lui.

Antonelli lo raggiunge e, nel finale, completa il sorpasso decisivo.

Russell secondo.

Verstappen terzo.

Kimi primo.

Il proverbio, a questo punto, può essere ufficialmente archiviato come applicato con successo.

E poi arriva il momento delle emozioni

Dopo una gara del genere, ci sarebbe da immaginare un pilota che festeggia, salta, urla, alza il trofeo e magari cerca di ricordarsi dove ha lasciato il casco.

Antonelli invece si è commosso.

Sul podio, dopo l'inno di Mameli, sono arrivate le lacrime e la bandiera italiana.

Un'immagine che racconta forse meglio di qualsiasi numero quello che significava quella vittoria.

Perché vincere una gara di Formula 1 è una cosa.

Vincere a Monza, davanti al pubblico italiano, dopo sessant'anni dall'ultimo successo di un connazionale, partendo dalla 19ª posizione, è tutta un'altra storia.

Quando la matematica dice una cosa e la pista ne dice un'altra

C'è una lezione curiosa anche in questa gara.

Prima della partenza, la matematica non sembrava particolarmente favorevole ad Antonelli.

Diciannovesimo posto.

Una montagna di avversari davanti.

Un Gran Premio da affrontare.

Poi però arriva la pista.

E la pista, qualche volta, decide di riscrivere i pronostici.

È quello che rende la Formula 1 così affascinante: puoi avere una posizione di partenza pessima, una penalità e tutte le ragioni del mondo per considerare la gara compromessa.

Poi basta un pilota che trova il ritmo giusto, una macchina competitiva, qualche sorpasso ben fatto e una buona dose di sangue freddo.

E quello che sembrava impossibile diventa realtà.

Beati gli ultimi, dunque

Alla fine possiamo anche smettere di prenderlo in giro.

Kimi Antonelli non ha semplicemente ricordato il famoso «Beati gli ultimi, perché saranno i primi».

Lo ha trasformato in una strategia di gara.

È partito dalla penultima posizione e ha conquistato il primo posto.

Ha aspettato.

Ha rimontato.

Ha sorpassato.

Ha resistito.

E alla fine ha portato sul gradino più alto del podio un tricolore che a Monza mancava da sessant'anni.

Non sappiamo se prima della gara abbia avuto tempo di leggere il Vangelo.

Ma una cosa è certa:

ieri a Monza Kimi Antonelli gli ha dato decisamente ragione.

E se la prossima volta qualcuno ci dirà che partire ultimi è uno svantaggio, potremo sempre rispondere:

«Dipende da chi guida».

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