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Dal Mandorleto sappiamo bene quanto Avola sia speciale: non solo per il mare, per i mandorleti e per la mandorla Pizzuta, ma anche per la sua forma unica, che si vede volando alta o osservando la città dall’alto.
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Avola dopo il 11 gennaio 1693: dalla distruzione alla nuova città
Il 11 gennaio 1693, un devastante terremoto colpì la Sicilia sud-orientale. Ad Avola, situata sui monti Iblei, i morti furono circa un sesto degli 6000 abitanti. Dopo il sisma, i sopravvissuti si rifugiarono nel “piano” del trappeto, dove trovavano legna e canne. La città fu ricostruita più a valle, in prossimità della costa, abbandonando l’antica Abola sui monti.
Chi ha disegnato Avola: i Pignatelli e Angelo Italia
Il disegno della nuova città fu affidato ai Marchesi di Avola, Giovanna e Nicolò Pignatelli Aragona Cortés, che dimoravano a Madrid. I marchesi inviarono da Palermo l’architetto fra’ Angelo Italia, un gesuita molto noto, per progettare la nuova Avola.
Il 16 marzo 1693: il tracciato esagonale nel feudo Mutubè
Nel feudo Mutubè, il 16 marzo 1693, Angelo Italia tracciò il perimetro esagonale del nuovo abitato. L’architetto adottò i criteri geometrici rinascimentali espressi dal trattato di Architettura di Pietro Cataneo (1354). Questa scelta non fu casuale: l’esagono era un modello urbanistico già presente nei testi di architettura del Rinascimento e divenne, oggi, un elemento unico di Avola.
All’interno dell’esagono: la rete viaria ortogonale e la croce cristiana
All’interno della cinta muraria esagonale, con baluardi agli angoli, l’architetto contrappose una struttura ortogonale con i due assi viari principali (cardo e decumano), oggi Corso Garibaldi e Corso Vittorio Emanuele. Questi due assi si intersecano, determinando la croce, simbolo del cristianesimo, e definendo i quattro quartieri della città. Al centro dello spazio urbano fu realizzata una piazza quadrata di oltre 8000 m², chiamata “Area Principalis” o “Piazza Maggiore”, poi Piazza Umberto I dal 1900.
Un piano urbano democratico e anti-sismico
Si realizzò così, in età feudale, un piano urbano di alta concezione democratica, che consentì a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro stato sociale, di avere un affaccio su strade di pari ampiezza e dignità.
Al contempo, fu attuata la prevenzione antisismica: le larghe strade, intese come vie di fuga, congiungono in modo equidistante le simmetriche “aree”, mentre per gli edifici era consentita la sopraelevazione di un solo piano, per ridurre il rischio di crolli. Questo rende Avola un esempio di città “razionale e armonica” per l’epoca.
Il Barocco di Avola: meno fiorito di Noto, ma unico
Avola nasce come città razionale e armonica. Qui il barocco c’è, ma è meno fiorito e scenografico di quello di Noto, Ragusa, Modica o Scicli. Dalla piazza Umberto I del centro storico, famoso per la sua pianta esagonale, si snodano strade dallo stile Liberty con accenni al Barocco Siciliano, che offrono eleganti decori intagliati. Dalle fonti si ricordano palazzi come il Palazzo Guttadauro, adornato da mascheroni, il Fardella con balconi in stile barocco, e il Palazzo Munafò. Si trovano anche il Palazzo dell’Università e il Teatro Garibaldi, testimonianze dell’arte e dell’architettura che hanno plasmato questa città.
Avola, la città esagonale sul mare
Avola si trova a circa 20 km a sud di Siracusa, su un territorio pianeggiante e rigoglioso affacciato sul mar Ionio. A pochi chilometri dall’abitato si trovano le oasi naturalistiche di Vendicari e di Cavagrande del Cassibile, che rendono Avola un punto di incontro tra arte, cultura, mare e natura.
Come il Mandorleto vive la città esagonale
Da noi al Mandorleto, la pianta esagonale di Avola è un elemento che ci piace raccontare ai nostri ospiti: è un disegno unico, che unisce geometria, democrazia e prevenzione antisismica, e che rende la città speciale anche oggi. Camminare nel centro storico, da Piazza Umberto I fino ai corsi Garibaldi e Vittorio Emanuele, è come leggere la storia di una città che, dopo un dramma, ha scelto di ricostruire con ordine, bellezza e attenzione alla vita delle persone.
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