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Avola antica e i suoi siti archeologici


Avola antica e i suoi siti archeologici
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Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività

Dal Mandorleto ci piace pensare che, per capire davvero Avola, non basti guardare il mare: bisogna anche alzare lo sguardo verso l’entroterra, dove vive la memoria più antica del nostro territorio. Qui, tra alture iblee e canyon di roccia calcarea, si trovano luoghi che raccontano millenni di presenza umana, tra necropoli preistoriche, villaggi rupestri e grotte usate nei secoli per abitare e lavorare.

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Avola Antica: il “cuore” sul Monte Aquilone

Quando si parla di, ci si riferisce all’insediamento sorto sul Monte Aquilone, a sud di Cavagrande del Cassibile. Le fonti riportano che l’area fu abitata sin dall’età del bronzo, come indicano diverse tombe attribuite a fasi preistoriche (tra cui la facies di Thapsos e Pantalica III) rilevate in zone come il Vallone Pisciarello e la Cava Tirone, con circa una quarantina di tombe a grotticella artificiale.

Passeggiare da queste parti significa incontrare tracce di un passato stratificato: ruderi e siti rupestri legati a varie epoche e, soprattutto, una posizione che spiega perché questo luogo fosse scelto e difeso. Dalla sommità del Monte Aquilone, infatti, si gode un panorama ampio sulle vallate e verso la costa della Sicilia sud-orientale, un punto naturale di osservazione che aiuta a comprendere l’importanza strategica del sito.

Cavagrande del Cassibile: natura e archeologia insieme

A pochi chilometri, la è considerata una meraviglia non solo naturalistica ma anche storica. Qui sono segnalati resti di una necropoli protostorica delle popolazioni indigene, datata (nelle fonti divulgative locali) tra 1000 e 800 a.C., oltre a insediamenti rupestri e cavità utilizzate in più periodi. La riserva ricade nei territori comunali di Avola, Noto e Siracusa, confermando quanto il patrimonio archeologico sia intrecciato con l’intera area.

È uno di quei luoghi dove la storia si legge nella roccia: pareti a strapiombo, cavità scavate, percorsi che oggi sono trekking e belvedere, ma che in passato erano spazi di vita, sepoltura e lavoro.

Grotta dei Briganti e Grotta della Cunziria

Tra i siti più citati di Cavagrande c’è la Grotta dei Briganti, un grande ambiente naturale con ambienti scavati dall’uomo, accessibili tramite scalini incisi nella roccia; viene descritta come un insediamento rupestre con circa venti ambienti artificiali e una probabile funzione abitativa, anche grazie alla presenza di una sorgente. Le stesse fonti indicano inoltre che questi spazi furono riutilizzati in epoca bizantina e anche in epoca araba, quando la disponibilità d’acqua favorì usi legati alla lavorazione, come la concia delle pelli.

Nello stesso contesto territoriale viene menzionata anche la Grotta della Cunziria, collegata alle testimonianze rupestri della riserva (necropoli, villaggio rupestre e grotte). È un tassello importante perché mostra come, in quest’area, i luoghi non siano “una cosa sola”: spesso nascono naturali, diventano abitazioni, poi spazi produttivi e infine memoria storica.

I “Ddieri”: un paesaggio di case nella roccia

Sul versante sud di Cava Grande viene descritto un sistema di grotte e cunicoli che si estende per circa un chilometro su più livelli, noto come (da un termine di origine araba collegato al concetto di “casa”). Qui si parla di ipogei sepolcrali databili al periodo siculo, poi riutilizzati come abitazioni in epoca bizantina, con un numero di ambienti individuati indicato in circa 140.

È una delle immagini più potenti del nostro entroterra: un intero “quartiere” rupestre, dove la roccia non è solo paesaggio, ma architettura.

Un invito del Mandorleto

Se soggiorni al Mandorleto e vuoi alternare mare e relax a un’esperienza diversa, questi luoghi offrono un itinerario autentico: Avola Antica sul Monte Aquilone e Cavagrande del Cassibile uniscono archeologia e natura in una sola giornata (con scarpe adatte e rispetto per l’ambiente).

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