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Auto senza pilota a oltre 250 km/h: a Imola la prima gara europea tra monoposto guidate dall’IA


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Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività -

Cinque monoposto lanciate sul circuito di Imola, nessun pilota nell’abitacolo e velocità fino a 252,3 chilometri orari. A decidere quando accelerare, frenare, attaccare un avversario o cambiare traiettoria è stata esclusivamente l’intelligenza artificiale.

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L’Autodromo Enzo e Dino Ferrari ha ospitato il 5 settembre quella che gli organizzatori dell’Abu Dhabi Autonomous Racing League (A2RL) definiscono la prima gara europea tra più monoposto da corsa completamente autonome. Una sfida di 12 giri disputata durante l’Aci Racing Weekend e vinta da Kinetiz, team degli Emirati Arabi Uniti.

Secondo posto per la tedesca Constructor Racing e terzo gradino del podio per l’italiana PoliMOVE. Quarta Unimore e quinta TUM, la squadra tedesca campione nelle edizioni 2024 e 2025.

Cinque auto senza pilota si sfidano a Imola

La particolarità della gara è che le cinque squadre disponevano della stessa monoposto EAV-25. A fare la differenza, quindi, non era la vettura ma il software sviluppato dai singoli team. In altre parole: una gara tra algoritmi.

Il sistema di guida doveva occuparsi in tempo reale di percezione dell’ambiente, pianificazione, controllo della monoposto e decisioni. E farlo nelle condizioni estreme di una competizione automobilistica, con altre quattro vetture contemporaneamente in pista.

Imola ha rappresentato un banco di prova particolarmente complesso per l’intelligenza artificiale: variazioni altimetriche, traiettorie strette, vie di fuga limitate e pochi punti nei quali tentare il sorpasso. Gli algoritmi hanno dovuto gestire aderenza, traffico e posizione degli avversari, decidendo continuamente quando attaccare, quando difendersi e come modificare la traiettoria durante la gara.

L’IA spinge la monoposto fino a 252,3 km/h

E le velocità non sono state certo da esperimento di laboratorio. La monoposto di PoliMOVE ha raggiunto i 252,3 chilometri orari, facendo registrare la velocità massima della gara. Unimore, partita dalla pole position, ha invece realizzato il giro più veloce con un tempo di 1 minuto e 40 secondi.

Proprio le due squadre italiane sono state protagoniste di uno dei momenti decisivi della corsa. Unimore era al comando quando un problema tecnico ha provocato l’improvviso arresto della monoposto. PoliMOVE, che la seguiva da vicino dopo un serrato duello nelle prime fasi della gara, non è riuscita a evitarla e l’ha tamponata. Incidente e gara finita per entrambe.

A quel punto Kinetiz ha conquistato la testa della corsa, mantenendola fino alla bandiera a scacchi.

L’incidente tra le due auto autonome italiane

L’episodio ha mostrato anche quanto sia complesso portare l’intelligenza artificiale dal mondo delle simulazioni a quello di una pista vera. Le monoposto devono prendere decisioni in frazioni di secondo mentre viaggiano a velocità superiori ai 250 chilometri orari e reagire non soltanto alle condizioni del circuito, ma anche al comportamento – e agli eventuali problemi – delle altre vetture.

Anche TUM, vincitrice delle precedenti due edizioni di A2RL, ha dovuto fare i conti con un inconveniente: un problema tecnico durante il giro di formazione ha costretto la vettura a rientrare nella pit lane prima della partenza lanciata. Per Kinetiz si è così aperta la strada verso la prima vittoria internazionale del campionato.

“Quello che impariamo servirà anche fuori dalle corse”

L’obiettivo dell’esperimento, spiegano gli organizzatori, va però oltre il motorsport. “Imola ha messo alla prova questo approccio, con cinque monoposto autonome chiamate ad affrontare l’incertezza e la pressione di una gara reale”, ha spiegato Faisal Al Bannai, segretario generale dell’Advanced Technology Research Council.

Secondo Al Bannai, le informazioni raccolte su “affidabilità, resilienza e processo decisionale in tempo reale” potranno contribuire allo sviluppo dei sistemi autonomi anche al di fuori del mondo delle corse. Per Stephane Timpano, ceo di ASPIRE, la pista romagnola ha invece “innalzato il livello della sfida”, costringendo i sistemi autonomi a gareggiare “ruota a ruota in un ambiente completamente diverso”.

Dietro ogni monoposto: 15 sensori e migliaia di ore di simulazione

Dietro la gara c’è un lavoro tecnologico enorme. La piattaforma utilizzata da A2RL è basata sulla Super Formula Dallara SF23. Ogni veicolo pesa circa 690 chili ed è equipaggiato con una suite di 15 sensori, tra GPS, LiDAR, telecamere e radar.

L’hardware è sostanzialmente uguale per tutti. È il codice scritto dalle squadre a stabilire quanto la macchina possa spingersi al limite in velocità, frenata e distanza dagli avversari. Prima di arrivare a Imola i team hanno affrontato dieci giorni di test in pista, trovando condizioni che sono andate dalla pioggia fino alla grandine.

Parallelamente sono stati utilizzati i “digital twins”, gemelli digitali dei circuiti sui quali testare e perfezionare gli algoritmi. La preparazione complessiva comprende, secondo ASPIRE, oltre 5mila ore di test in simulazione e attività di gara effettuate nel 2025.

Oltre 9mila spettatori nel weekend di Imola

L’esperimento sembra avere incuriosito anche il pubblico. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, l’Aci Racing Weekend di Imola ha richiamato oltre 9mila persone e proprio sabato, giornata della competizione tra auto autonome, si è registrata l’affluenza maggiore dell’intero fine settimana.

Per A2RL, nata nel 2024 e finora legata allo Yas Marina Circuit di Abu Dhabi, Imola rappresenta soprattutto l’inizio della fase internazionale. La prossima gara tornerà negli Emirati, ma l’obiettivo dichiarato della League è molto più ambizioso: costruire il primo campionato internazionale al mondo dedicato alle monoposto da corsa completamente autonome.

A Imola, intanto, il futuro dell’automobilismo è già sceso in pista. E questa volta, dentro l’abitacolo, non c’era nessuno.

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