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A Pescia la tavola di San Francesco del 1235 custodisce il volto del santo e racconta una storia d’arte, fede e memoria ancora sorprendentemente viva oggi.
La tavola di San Francesco del 1235 custodisce il volto del santo e racconta una storia d’arte, fede e memoria. Segui G-Channel e iscriviti e fai iscrivere al canale G-channel Carla Cavicchini Giornalista per non perdere le nostre storie dedicate all’arte, alla cultura, ai territori e alle persone che custodiscono patrimoni da conoscere e valorizzare.
La tavola che racconta il vero volto di San Francesco
Ci sono opere d’arte davanti alle quali il tempo sembra fermarsi. È quello che accade entrando nella Chiesa di San Francesco a Pescia, in provincia di Pistoia, e trovandosi davanti alla celebre tavola dedicata a San Francesco.
A raccontarne il valore è la dottoressa Martina Rossi, che accompagna il pubblico alla scoperta di un’opera considerata di straordinaria importanza per la storia dell’iconografia francescana.
La data è già sufficiente a comprendere l’eccezionalità del dipinto: 1235. San Francesco era morto appena nove anni prima, nel 1226. La tavola rappresenta dunque una delle testimonianze più antiche dedicate al santo e, secondo quanto illustrato durante l’intervista, conserva quello che viene considerato il suo volto reale.
Un dettaglio che cambia completamente lo sguardo sull’opera. Siamo infatti abituati a immaginare San Francesco attraverso rappresentazioni successive, spesso caratterizzate da lineamenti più dolci e da un’immagine idealizzata del “poverello di Assisi”. Qui, invece, emerge una figura che appartiene ancora alla memoria vicina alla sua epoca.
Buonaventura Berlinghieri e una testimonianza del Duecento
La tavola è attribuita a Buonaventura Berlinghieri, artista legato alla tradizione pittorica medievale e autore di un’opera che continua ancora oggi a suscitare interesse tra visitatori e studiosi.
Al centro della composizione compare San Francesco, collocato su una pedana. Proprio sulla pedana sono visibili la data 1235 e la firma dell’artista.
Attorno alla figura centrale si sviluppa il racconto della sua vita. Ai lati sono rappresentati sei episodi legati alla sua esperienza religiosa e ai miracoli attribuiti al santo. I primi episodi riguardano i miracoli compiuti durante la sua vita, mentre le altre scene raccontano quelli avvenuti dopo la sua morte.
La tavola diventa così qualcosa di più di una semplice immagine sacra: è un racconto per immagini, costruito per accompagnare lo sguardo e restituire al pubblico la figura di Francesco attraverso alcuni dei momenti più significativi della sua storia.
Da una famiglia ricca alla scelta della povertà
Il percorso raccontato dalla tavola riporta inevitabilmente alla vicenda umana di San Francesco.
Nato in una famiglia benestante, Francesco scelse di rinunciare alle ricchezze e ai beni materiali per dedicarsi agli ultimi, ai poveri e alle persone emarginate. La sua esperienza fu profondamente legata anche all’incontro con i lebbrosi, ai quali si avvicinò offrendo assistenza e solidarietà.
Questo aspetto della sua vita trova un ulteriore spazio nelle iniziative espositive collegate alla celebrazione francescana. Tra i materiali presentati sono presenti anche cartoni preparatori legati alla Basilica di Assisi, nei quali viene rappresentato San Francesco mentre assiste un lebbroso.
È un’immagine che restituisce concretezza alla figura del santo e permette di comprendere quanto il suo messaggio fosse legato non soltanto alla spiritualità, ma anche all'attenzione verso gli ultimi.
La Fondazione Poma apre il percorso alla fotografia
Il viaggio nella storia di San Francesco non termina all’interno della chiesa.
La Fondazione Poma ha infatti costruito intorno all’opera un percorso capace di mettere in dialogo arte, fotografia e memoria.
All’ingresso della Fondazione, una composizione fotografica permette di osservare da vicino alcuni dettagli della tavola di Berlinghieri. Una scelta particolarmente interessante perché consente di soffermarsi su particolari che, osservando l’opera direttamente, potrebbero sfuggire.
Nel refettorio il percorso prosegue con le opere di quattro fotografi, chiamati a interpretare attraverso il proprio sguardo sia la tavola del Berlinghieri sia la Chiesa di San Francesco a Pescia.
L’immagine fotografica diventa così uno strumento per avvicinarsi ancora di più all’opera e al luogo che la custodisce, offrendo prospettive differenti e contemporanee su una testimonianza nata quasi otto secoli fa.
Al piano superiore, invece, trovano spazio i cartoni preparatori realizzati da Romano Stefanelli, che permettono di entrare idealmente nel momento precedente alla realizzazione di un affresco e di comprendere il complesso lavoro preparatorio che accompagna la pittura monumentale.
Le celebrazioni francescane tra arte, storia e musica
La valorizzazione della tavola non si limita dunque alla visita dell'opera.
La Fondazione Poma ha inserito questo patrimonio all’interno di un calendario di iniziative dedicate a San Francesco, con visite guidate gratuite organizzate ogni sabato mattina alle ore 11, in italiano e in inglese.
Un modo concreto per avvicinare sia il pubblico italiano sia i visitatori stranieri a una delle testimonianze artistiche più preziose custodite a Pescia.
Il programma delle celebrazioni comprende inoltre momenti dedicati alla storia e alla cultura. Tra gli appuntamenti annunciati nell’intervista figura una lectio magistralis del professor Franco Cardini dedicata a San Francesco, seguita da un concerto di musica classica affidato a un’orchestra.
Arte, storia, fotografia e musica si incontrano quindi nello stesso percorso, restituendo alla città una parte importante della propria identità culturale.
Un patrimonio da riscoprire
Forse è proprio questo il significato più profondo dell’iniziativa: riportare l’attenzione su un patrimonio che, pur avendo un valore storico e artistico straordinario, rischia talvolta di rimanere lontano dai grandi circuiti della comunicazione culturale.
La tavola di San Francesco del 1235 racconta otto secoli di storia attraverso un volto, una firma, una data e sei episodi dipinti intorno alla figura centrale.
Ma racconta anche qualcosa di più attuale: la necessità di continuare a custodire, studiare e raccontare le opere che appartengono alla memoria di un territorio.
A Pescia, quella memoria continua a parlare. E lo fa attraverso lo sguardo di San Francesco, rimasto impresso su una tavola realizzata quando il ricordo del santo era ancora incredibilmente vicino.
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